Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale-Anno III-Gen./feb. 2007, n.7
I CAPOLAVORI DEL FEC 

I MONUMENTI DI DIO

San Domenico a Bologna e la sua Arca
di Bruna Condoleo



"Il Fondo Edifici di Culto del Ministero dell'Interno" (FEC) rappresenta l'espressione più significativa delle esperienze storico - culturali succedutesi nel nostro Paese nel corso dei secoli.
Un patrimonio ricco e variegato amministrato dall'apposita
Direzione Centrale per l'Amministrazione del FEC, inserita nel Dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione, in sede centrale, e dagli Uffici Territoriali del Governo, le Prefetture, a livello periferico.
Il FEC, che nell'attuale organizzazione ha come suo legale rappresentante il Ministro dell'Interno coadiuvato da un Consiglio di Amministrazione, è una realtà del tutto particolare nella Pubblica Amministrazione, sia per storia e origine del suo patrimonio, proveniente dagli enti religiosi disciolti dalla cosiddetta legislazione eversiva di fine 800, che per i compiti cui è preposto a svolgere: garantire una gestione attenta volta alla conservazione, restauro, tutela, salvaguardia e valorizzazione degli edifici sacri, aperti al pubblico e concessi in uso gratuito all'Autorità Ecclesiastica, di grandissimo pregio storico, artistico e culturale, dislocati su tutto il territorio nazionale e delle molteplici opere d'arte in essi custodite e universalmente conosciute.
Tra le oltre 700 Chiese più importanti del FEC basta citare: San Domenico, Santa Maria dei Servi e la Chiesa del Corpus Domini a Bologna; Santa Croce, Santa Maria Novella e San Marco a Firenze; Santa Maria in Aracoeli, Santa Maria del Popolo, Sant'Andrea delle Fratte, Santa Maria della Vittoria, Sant'Ignazio, Santa Francesca Romana, Santa Maria sopra Minerva, Sant'Andrea della Valle e la Basilica dei Santi Giovanni e Paolo al Celio a Roma; Santa Chiara con l'annesso monastero, San Domenico Maggiore e San Gregorio Armeno a Napoli, la Chiesa del Gesù e Santa Maria dell'Ammiraglio o alla Martorana a Palermo. Michelangelo Buonarroti, Guido Reni, Paolo Veneziano, il Caravaggio, Gian Lorenzo Bernini, il Cavalier d'Arpino sono alcuni degli autori più illustri e rappresentativi dei più grandi capolavori della storia dell'arte internazionale, le cui opere sono conservate nelle chiese del FEC.
Insieme alle Chiese, il Fondo annovera nel suo patrimonio anche importanti aree museali ed un interessante fondo librario antico, custodito nella biblioteca della Direzione Centrale e costituito da circa trecento volumi editi dall'anno 1552.


Direzione Centrale per l'Amministrazione del Fondo Edifici di Culto

Ministero dell'Interno



Nicola Pisano (1267) ed aiuti : lastra frontale del Sarcofago di S. Domenico





La chiesa di San Domenico a Bologna deve il suo attuale aspetto interno al totale rifacimento, operato dall'architetto Carlo Francesco Dotti dal 1728 al 1732, su committenza di Papa Benedetto XIII, anche lui domenicano e desideroso di dare unità ad un edificio che aveva subito continue trasformazioni nel tempo, da quando era stato fondato l'iniziale complesso dallo stesso frate predicatore Domenico di Guzman, giunto in Città nel 1218.
La chiesa primitiva comprendeva quella dei frati, in stile gotico e ricoperta da crociere, e quella dei fedeli, ambedue precedute da un’ampia piazza, destinata alle assemblee del popolo a cui il predicatore poteva rivolgersi nei suoi sermoni. Ancora oggi si riconosce nell’impianto urbanistico del convento, della chiesa e del chiostro la forma originaria, così come, malgrado le spoliazioni molteplici avvenute nel corso dei secoli, l’interno è ricolmo di opere d’arte di straordinario valore, quale il bellissimo crocefisso ligneo di Giunta Pisano. Il corpo del Santo, morto nel 1221, fu traslato nella Chiesa a lui intitolata e posto in un semplice sarcofago di marmo; tuttavia soltanto 46 anni più tardi un grande scultore, Nicola Pisano, assieme ad Arnolfo di Cambio, architetto e scultore in Firenze, creò per la dimora ultima di San Domenico un’Arca in marmo greco, destinata a divenire un crogiolo di talenti insigni.





Facciata della chiesa di S. Domenico a Bologna





Il ‘400 oltre alla nuova Biblioteca, realizzata secondo i moduli architettonici di quella fiorentina di San Marco, vide l'importante sistemazione dell'Arca del Santo, cui dette mano Niccolò da Bari, scultore esperto che si conquistò per questo egregio lavoro l'appellativo di Niccolò dell'Arca e così fu ricordato nei secoli. Dopo quasi 20 anni, nel 1494, un altro genio della scultura aggiunge tre splendide opere all'Arca: è Michelangelo Buonarroti, che ancora giovanissimo scolpisce in marmo per la tomba del Santo due capolavori, l'Angelo reggi-candelabro ed il S. Procolo. Se nel ‘500 la cappella di Baldassarre Peruzzi, addossata alla facciata esterna della chiesa, aggiunge moduli classico- rinascimentali al goticheggiante edificio, ed un pittore importante come il fiorentino Filippino Lippi dipinge all'interno del presbiterio la raffinata tavola di “Lo Sposalizio mistico di Santa Caterina”, all'inizio del ‘600, in epoca post-tridentina, si deve l'aulica decorazione della Cappella del Santo e la trasformazione dell'abside duecentesca della chiesa nel grandioso vano, che ancora oggi ospita il coro ligneo di fra Damiano Zimbelli, un'opera notevolissima per tecnica incisoria e per sapienza prospettica, definita dai contemporanei l'ottava meraviglia del mondo.






L' interno della chiesa (1728/32) con il coro ligneo di fra D. Zambelli (1541/49)




Con il passare degli anni, tuttavia, il Governo riaffidò ai Padri Domenicani la custodia della chiesa e nel ‘900, con l'attenuarsi dello spirito anticlericale, si assistette al graduale rientro della Comunità monastica tra le antiche mura del convento. Durante la seconda guerra mondiale l'Arca di San Domenico fu smontata e posta in salvo, e dopo la guerra vennero conclusi gli studi scientifici sulle reliquie del Santo, ricomposta tutta l'Arca e portati a termine lavori di restauro, ultimo tra tutti in ordine di tempo quello del campanile.
Alla creazione dell'Arca, meta di conoscitori d'arte come di turisti casuali, famosi artisti hanno profuso il loro talento per tre secoli, a cominciare da Nicola Pisano, a metà del duecento, che ha scolpito i pannelli marmorei con i miracoli del Santo, la sua predicazione contro l'eresia e la fondazione dell'Ordine; per continuare con Niccolò da Bari, a metà del ‘400, che ha creato lo splendido monumento con la cimasa, che ne costituisce la parte più originale.




               
L'angelo di Niccolò dell'Arca (1473)                  L'angelo di Michelangelo (1494)




Le statue di S. Petronio e di S. Procolo, opere di un Michelangelo non ancora ventenne, attivo a Bologna alla fine del ‘400, mostrano già la forza plastica del grande scultore del David, mentre nell'“Angelo ceroferario”, posto sulla predella a sinistra dell'altare, si rivela un pittoricismo inconsueto del genio fiorentino, nella lucida superficie del marmo, trattato quasi come fosse cera.




Filippino Lippi: Mistiche nozze di S. Caterina (1501)




 







il chiostro del convento di S. Domenico, detto "Dei morti"


Le modificazioni della chiesa iniziarono fin dal ‘300, con l'aggiunta di cappelle grandiose, tanto che ben presto anche il luogo della sepoltura del Santo, risultando troppo dimesso, venne ingrandito e trasformato, nonché innalzato a 5 metri d'altezza dal piano della chiesa. Nella Cappella fu anche posto un nuovo capolavoro d'oreficeria: un reliquiario destinato a custodire il capo di San Domenico, estratto dalla cassa lignea duecentesca nel 1383. Intanto pittori famosi come Vitale da Bologna, Lippo Dalmasio e Simone de' Crocefissi avevano arricchito le pareti della chiesa di dipinti, di cui purtroppo oggi rimangono pochi e sparuti reperti.





La cappella di S. Domenico, affrescata da Guido Reni (XVII sec.)


Nell'età della controriforma, come ci ricorda la guida del Malvasia, molti artisti furono ancora chiamati a decorare la chiesa con interi cicli pittorici, come Ludovico Carracci, il fiammingo Dionigi Calvaert e Guido Reni, che affrescò l'aerea cupola della cappella del santo con “la gloria di S. Domenico”; tuttavia gran parte di questi dipinti sono stati poi asportati dalla chiesa e si conservano altrove. Infatti, dopo l'allontanamento dei Domenicani in età napoleonica ed a seguito della soppressione dell'Ordine nel 1866, la chiesa subì gravissime spoliazioni, danni e manomissioni dell'architettura, e furono rase al suolo alcune parti del convento.






L'Arca di S. Domenico, di Nicola Pisano, Niccolò da Bari, Michelangelo


Anche alcune statue di notevole bellezza classica, scolpite da Niccolò, gli otto patroni di Bologna, fra cui S. Francesco, S. Floriano, San Vitale, lo stesso S. Domenico, adornano il sarcofago del Santo.


Michelangelo: S. Procolo (1494)



Compendio di teologia, l'Arca di S. Domenico è l'espressione complessa e semplice ad un tempo della cultura medioevale, ricca di simboli, cosparsa delle immagini dei misteri della fede cristiana, ma soprattutto è un'opera di straordinario afflato mistico e d'inestimabile valore artistico.



Nicola Pisano: lastra posteriore del Sarcofago di S. Domenico

Si ringrazia l'Archivio del Fondo Edifici di Culto per le immagini realizzate da Sandro Pisello. (In capo all'articolo: Crocefisso ligneo di Giunta Pisano)



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