Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VI - n.25 - Luglio-ottobre 2010
IL PIACERE DELL'ANTICO  

CAPOLAVORI SVELATI


La ferita
di Paolo Moreno






Veduta dorsale della Cagna ferita, copia in marmo del Pentelico, firmata da Sopatro,
100 a. C. circa, dal bronzo di Lisippo, dopo il 332. Roma, Museo Barracco
(foto Istituto Archeologico Germanico, Roma)

Il 1948, all'inaugurazione del Museo Barracco nella cosiddetta Piccola Farnesina, la statua della Cagna ferita posava su un basso supporto al centro della sesta stanza. Entrata nella collezione del senatore Giovanni Barracco alla fine dell'Ottocento, fu riconosciuta quale copia dal bronzo cui Plinio (ôStoria naturaleö, 34, 38) aveva dedicato una pagina d'intatta evidenza: "l'arte fu esaltata oltre ogni umano credere dal consenso degli


Cagna ferita. Roma, Museo Barracco (foto Barbara Malter, Roma)
ammiratori e dall'audacia degli artisti. A prova di quello che può l'ammirazione, addurrò un esempio solo, e che non riguarda l'immagine di un dio o di un essere umano. Ai miei tempi ho visto in Campidoglio, prima che tutto andasse bruciato nell'incendio appiccato dai seguaci di Vitellio [69 d. C.], nella cella di Giunone, la Cagna di bronzo che lambisce la propria ferita. L'eccezionale pregio della figura, la sua espressione indistinguibile dal vero, non solo s'intendono dal fatto che era stata dedicata in quel luogo, bensì dalla cauzione che l'assicurava. Fu stabilito con pubblico decreto che i custodi ne rispondessero con la vita, poiché nessuna somma di denaro era parsa adeguata". Correntemente riferita a un

originale di Lisippo, la Cagna Barracco fu oggetto di una specifica pubblicazione. Ma una mattina che mi ero fermato a esaminare il marmo alla luce radente della finestra, vidi che vi erano incise lettere greche, mai rilevate: la firma del copista Sópa [ tros ], che intorno al 105 a. C. lavorava per i Romani a Delfi. Insperata conferma della pertinenza del soggetto alla caccia di Alessandro avvenuta a Sidone il 332: gruppo in bronzo voluto dal compagno Cratero (poi tra gli eredi del potere) e dal figlio omonimo nel santuario di Apollo.





Testa della Cagna ferita, copia in marmo, prima etÓ imperiale, dal bronzo attribuito a Lisippo, dopo il 332. Genova Pegli, Museo Civico di Archeologia Ligure (foto Fabio Piumetti, Dipartimento di Archeologia, UniversitÓ di Genova)


 

Firma del copista Sˇpa[tros] sul plinto della Cagna ferita, 100 a. C. circa, dal bronzo attribuito a Lisippo, dopo il 332. Roma, Museo Barracco (foto Paolo Moreno)

Conosciamo l'insieme ľ dovuto a Leocare per i protagonisti, a Lisippo per gli animali - grazie a un rilievo di Messene, di cui la parte centrale è al Louvre. Il grandioso ambiente che conserva a Delfi la dedica, fa intendere che la scena si sviluppava su un'alta base. Da qui l'esperimento in museo di osservare la scultura ponendo l'occhio all'altezza del plinto: la bestia perdeva i connotati di una verità casuale e urtante per rispondere a un progetto teorico. Vedevo proporzionarsi la zampa destra allungata e annullarsi ogni forzatura di dettaglio
nell'iscrizione entro un segmento sferico. Questa anamorfosi, che si generava come un prodigio dalla corretta visione, rimandava di per sé allo spirito di geometria della scuola di Sicione: a Lisippo portava l'invenzione del gesto delle membra davanti al corpo, l'equilibrio di un'espressione che traduce simultaneamente più atti. Tema della rappresentazione è lo spasmo istantaneo che fa convergere la flessione della zampa e lo sforzo del collo sulla centralità della ferita a conclusione della curva di tutto il corpo, al culmine di quel vuoto imprigionato dalla composizione. Classica la struttura, lo scheletro avvertito sotto la tensione dei muscoli e la morbidezza della pelle: la testa ha una mossa autentica, l'orecchio un disegno senza confronti nella statuaria antica. L'insolita tensione tra la forma plastica e lo spazio, definisce le masse nell'esatto contorno, sposa un'inconsapevole natura al calcolo compositivo: elegantia e constantia , doti che Lisippo aveva saputo fondere, senza che i discepoli riuscissero a imitarlo (Plinio, 34, 66).
Oggi la Cagna è nella settima stanza del museo, sotto una presunta immagine di Alessandro che fu il suo padrone, al passaggio verso l'ellenismo.

La Cagna Barracco, il Donario di Delfi e confronti: Paolo Moreno, Il genio differente, Alla scoperta della maniera antica, Milano 2002 (Electa) p. 40-44, fig. 45-53; Alessandro Magno, Immagini come storia, Roma 2004 (Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato), p. 233-250, fig. 354-377.

Nicchia che reca sulla parete di fondo la dedica della Caccia al leone di Alessandro e Cratero, gruppo in bronzo di Leocare e Lisippo, dopo il 332. Delfi, santuario di Apollo (foto Paolo Moreno)


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