Work in progress - Anno XIII - n.58 -Ottobre-dicembre 2018
Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XIV - n.60 - Aprile - giugno 2019
IL PIACERE DELL'ANTICO  

CAPOLAVORI SVELATI

Il tempio del Sardus Pater ad Antas.
La testimonianza del culto di una divinità nuragica attraverso i secoli

di Eleonora Casula



Il Tempio di Antas sorge nel territorio del comune di Fluminimaggiore, situato nella regione Iglesiente della provincia del Sud Sardegna. Svetta imponente e solitario nella vallata ai piedi del monte Conca s’Omu, dove si presenta ai visitatori con le sue alte colonne erte sul podio, offrendo uno spettacolo suggestivo enfatizzato dal contrasto tra il verde circostante e il colore del calcare delle sue pietre (fig. 1). Tuttavia, ciò che noi vediamo oggi è frutto di una ricostruzione avvenuta negli anni ’70. Quando nel 1838 il generale Alberto Ferrero La Marmora, naturalista e cartografo, visitò il sito, trovò solo le rovine di quello che gli studiosi credevano essere un “semplice” tempio romano, e ne fece realizzare un disegno (fig. 2). Non sospettava il generale di avere davanti a sé il tempio menzionato già dalle fonti scritte classiche, tra cui i geografi Tolomeo e l’Anonimo Ravennate, e annoverato come uno dei templi più importanti della Sardegna, il Sardopatòros ieròn (Σαρδοπατ?ρος Ιερ?ν in greco antico), il tempio del Sardus Pater Babai.
Infatti, nonostante l’edificio fosse ampiamente conosciuto, la sua esatta identificazione fu piuttosto problematica. Il tempio fu ricercato per secoli in diverse località, come Capo Pecora e Capo Frasca, che era considerata l’ubicazione più probabile da diversi studiosi, tra i quali il canonico Spano, padre dell’archeologia sarda.



(fig.1) Il tempio del Sardus Pater nella vallata ai piedi del monte Conca s'Omu. Si nota il podio, le scalinate laterali e le colonne.


Il riconoscimento ufficiale del sito avvenne solo in tempi recenti. Nel 1954, nel corso di una campagna di scavi, una studentessa rinvenne un frammento dell’epigrafe dell’architrave del tempio: il ritrovamento costituì il primo tassello per la successiva interpretazione dell’iscrizione e rivitalizzò l’interesse degli studiosi nei confronti dell’edificio.
Nel 1966 durante i lavori di risistemazione dell’area del sito, fu rinvenuta una tabella in bronzo che riportava una dedica al Sardus Pater e si decise, quindi, di inaugurare una nuova campagna di scavi guidata dal Prof. Ferruccio Barreca tra il ’67 e il ’68. Nel corso dell’indagine fu rinvenuto un nuovo frammento epigrafico che risultò complementare a quello ritrovato nel ’54 e permise di completare l’iscrizione dell’architrave, confermando l’attribuzione del tempio al Sardus Pater citato dalle fonti antiche. Seguirono diverse campagne di scavo grazie alle quali fu possibile ricostruire la storia del tempio.
Le evidenze archeologiche fanno risalire il primo utilizzo dell’area all’età del Ferro, periodo a cui risalgono 3 sepolture a pozzetto rinvenute nel 1981 nelle vicinanze del tempio. Tuttavia, sono stati rinvenuti alcuni reperti negli strati più antichi dell’età del Bronzo che fanno ipotizzare una frequentazione dell’area come sito funerario già in epoca precedente.





(fig.2) Disegno fatto realizzare dal generale La Marmora che ci dà un'idea di come doveva apparire il tempio prima della ricostruzione negli anni '70.

 








(ig.3) Facciata anteriore romana che sorge proprio davanti al precedente tempio punico. Le colonne sorreggono l'architrave con l'iscrizione che ricorda il restauro di Caracalla.


Le tre tombe sono allineate una accanto all’altra e si presentano con un’apertura circolare del diametro di circa 80 cm e un pozzetto profondo circa 40 cm, nel quale il defunto era deposto in posizione seduta o inginocchiata, come indicato dalla posizione dei resti umani rinvenuti nella prima e nella terza fossa (1). Dalla tomba 1 è emerso un ritrovamento eccezionale, un bronzetto di un personaggio maschile che impugna una lancia nella mano sinistra. La figura è considerata la più antica rappresentazione della divinità nuragica adorata nel tempio, Babai, che diventerà Sardus Pater in età romana.
La destinazione d’uso funeraria del sito evolve successivamente in età punica (2), con l’impianto nel VI secolo di un tempio (fig. 3). Nell’impero Cartaginese i templi ricoprivano una doppia funzione economico-religiosa e Antas, regione nota sin dall’antichità per le sue risorse minerarie, non viene meno a questo costume. Il tempio divenne, infatti, il centro nevralgico per l’organizzazione dello sfruttamento del territorio da parte dei Cartaginesi. L’edificio doveva quindi accogliere non solo sacerdoti ma anche funzionari, oltre che i fedeli. Gli scavi hanno restituito molti dei manufatti lasciati dai visitatori, in alcuni dei quali è possibile leggere il nome della divinità titolare del tempio: è frequente il nominativo Sid Addir Bab. Sid è una divinità punica, associata a pratiche venatorie, eponimo della fenicia città di Sidone, figlio di Melqart e Tanit; Bab è l’antica divinità nuragica. Sotto Cartagine troviamo quindi il culto di una divinità punica sovrapposta a una più antica e autoctona.





(fig.4) Dettaglio delle colonne frontali e laterali del tempio di Antas.

 








(fig.5) Visuale del tempio che mostra in dettaglio dell'accesso laterale alla cella.


Gli scavi hanno restituito reperti diversi tra i quali amuleti, teste in osso e in marmo, monete, oggetti in oro. Si ritiene che il tempio venne distrutto da un incendio doloso, come suggerito dalle tracce di combustione. Sono state avanzate diverse ipotesi in merito a quell’evento: per alcuni fu opera di mercenari cartaginesi che, alla fine della prima guerra punica nel 241 a.C., si ribellarono sia in Africa che in Sardegna. La rivolta sfociò anche nella distruzione dei simboli del potere di Cartagine, tra i quali rientrava a pieno diritto anche il tempio di Antas, che come abbiamo visto rappresentava un centro di controllo delle risorse del territorio. Altri attribuiscono l’episodio ai Romani che lo distrussero semplicemente per costruirne uno nuovo in seguito alla colonizzazione dell’Isola.
I retroscena storici dell’incendio del tempio sono probabilmente destinati a rimanere un mistero. Ciò che è certo è che nel I secolo a.C. avviene il reimpianto augusteo del tempio, come suggerito dalle terrecotte architettoniche e dai gocciolatoi a testa di leone. Il reperto guida è una moneta che sul dritto presenta l’immagine e l’iscrizione Sard Pater, e sul rovescio l’effigie di Marco Azio Balbo. Balbo era il nonno materno di Augusto che nel 59 a.C. ricoprì nell’isola il ruolo di pretore per il quale venne particolarmente apprezzato grazie anche alla sua politica di integrazione con l’aristocrazia sarda e all’elargizione della cittadinanza romana ad alcune famiglie.
Tali monete vennero fatte coniare da Ottaviano (che diventerà Augusto nel 27 a.C.) dopo il 38 a.C. in una città sarda, forse Carales o Sulci o Neapolis, per celebrare la vittoria contro Sesto Pompeo per la supremazia sulla Sardegna.




(Fig.6) Visuale del tempio dall'adyton.


Nella moneta il Sardus Pater è rappresentato come una divinità con testa barbata su cui svetta un copricapo piumato e un giavellotto poggiato sulla spalla, iconografia simile a quella del bronzetto rinvenuto nella tomba 1 dell’età del Ferro.
L’ultima trasformazione del tempio si ebbe nel 213 d.C., quando l’imperatore Caracalla ne ordinò il restauro. I lavori di risistemazione sono ricordati dall’iscrizione incisa sull’architrave del tempio:

Imp(eratori) [Caes(ari) M(arco)] Aurelio Antonino Aug(usto) P(io) f(elici). Temp[l(um) D]ei [Sa]rdi Patris Bab[i ..], / ve[tustate c]on[lapsum] vel c]on[l(apsum) a solo] restitue[nd(um)] cur[avit] Q(uintus) Co[cce]ius Proculus [p(raefectus) p(rovinciae) S(ardiniae) ?].

Che tradotto recita:

"All’imperatore Cesare Marco Aurelio Antonino Augusto, Pio, Felice. Il [prefetto della provincia Sardinia ?] Quinto Cocceio Proculo ha curato che venisse restaurato (dalle fondamenta ?) il tempio del dio Sardus Pater Bab[i ..], rovinato dal tempo."

Dall’iscrizione sappiamo che il tempio romano era dedicato a Sardus Pater Babi. La divinità Sardus Pater è il Sid di età punica. É interessante approfondire ulteriormente questi personaggi perché essi sono legati con l’antico mito della fondazione della Sardegna. Sardus è figlio di Melqart, identificato con Eracle.



(fig.7) Il tempio del Sardus Pater.



Melqart-Eracle è considerato il progenitore dei Sardi e arrivò nell’Isola con Iolao, che colonizzò l’Isola con i 50 figli che Eracle ebbe dalle 50 figlie di re Tespio (3).
Dopo i lavori di restauro voluti da Caracalla il tempio non doveva essere molto diverso da quello che possiamo ammirare oggi: su un podio munito di scalinata di accesso poggiano 4 colonne sulla fronte (per questo il tempio è detto tetrastilo) e 2 sui fianchi (fig. 4), che delimitano il pronao. Proseguendo all’interno del tempio si arriva a una cella, a cui è possibile accedere anche tramite delle scalinate poste sui lati dell’edificio (fig. 5). Oltre la cella troviamo l’ambiente più sacro del tempio, l’adyton (fig. 6). Qui sono presenti 2 vasche che diversi studiosi hanno interpretato come rappresentazione della “coppia divina”, elemento tipico nel mondo punico. Merita una menzione anche il pavimento, mosaicato in tessere bianche e nere che compongono semplici geometrie.
Il tempio del Sardus Pater è unico nel suo genere perché è la testimonianza della sopravvivenza del culto di una divinità nuragica anche dopo la colonizzazione punica e romana (fig. 7).


(1)Nella seconda fossa non sono stati rinvenuti resti umani, perciò gli studiosi pensano che si tratti di un cenotafio.
(2)Purtroppo mancano le evidenze della fase fenicia. La presenza fenicia in Sardegna va dal IX al VI secolo quando Cartagine impose il suo controllo su parte dell’Isola.
(3)Lo storico greco Polibio racconta nel suo VII libro delle Storie che Annibale, subito dopo la battaglia di Cannes nel 216 a.C., rinnovò il suo giuramento di odio eterno contro i Romani in nome delle divinità a lui più care: Zeus, Era, Apollo e Melqart-Eracl!.


Eleonora Casula, archeologa, ricercatrice indipendente di archeologia molecolare

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