Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno II - Nov./dic. 2006, n. 6
NOVITA' EDITORIALI  

I LIBRI SCELTI PER VOI
di Irene Tedesco

















 



Nathan Gelb,Il quadro dei delitti, un' indagine del Principe di Sansevero , Sperling&Kupfer editori, 2006, pp. 482. 18,50 euro.


« Coda de Cifero! Coda di Lucifero» è costretto ad esclamare più volte Raimondo de Sangro, Principe di Sansevero, trovandosi di fronte ad una serie di delitti a sfondo alchemico e sessuale, che infestano la cittadina di Clisson nel pieno del secolo dei lumi.
Presunti incidenti, morti misteriose e singolari personaggi che custodiscono gelosamente dei segreti che si fondono nella notte dei tempi, sono gli ingredienti di Il quadro dei delitti , opera prima di Natahn Gelb, studioso di storia americana, ma buon conoscitore del vecchio continente in quanto discendente da un'antica famiglia ashkenazita di Dresda.
L'amore per i libri, l'arte e tutti quegli aspetti che hanno preso forma durante il Medioevo - mantenendosi fino a noi - come l'Ordine dei Templari, l'alchimia, il presunto mistero celato nella figura di Maria Maddalena, ha spinto Gelb a riversare nel testo le sue conoscenze storiche mescolandole a passaggi di pura fantasia, il tutto in italiano, lingua della quale si dichiara espressamente innamorato.
E se l'apparente tema centrale -la serie di delitti - ruota attorno a Le nozze di Cana , il misterioso dipinto di Hieronymus Bosch, l'artista visionario capace di mostrare l'interno degli uomini nella loro cruda e talvolta sconcertante verità, chi meglio del napoletano Principe di Sansevero è in grado di risolvere il mistero, portandoci alla scoperta della verità vecchia almeno quanto il mondo?! Papa Benedetto XIV lo conosce bene questo singolare inventore, alchimista, scienziato, letterato, massone e per giunta in odore d'eresia, tant'è che nel 1753 lo nomina personale detector , ossia scopritore per sciogliere l'enigma che lega tra loro i delitti. Partito alla volta di Clisson, piccolo borgo cardine d'accesso per le regioni della Bretagna, Anjou e Poitou, il Principe si confronta con Upupa, guida e maestro della Confraternita della Rosa e degli Uccelli, anch'egli alchimista e filosofo diviso tra l'insegnamento della propria dottrina e la preparazione del kyphi , pozione allucinogena.
Il detector scoprirà così quanto sia stretta la catena di episodi mistici contenuti nella Bibbia e le rivelazioni esoteriche; troverà soluzione sulla misteriosa canuta presenza che lo ha circondato fin dai primi passi mossi attorno alle statue della cappella di famiglia a Napoli.
In questo "noir" sull'alchimia, la faccenda si intreccia fino a complicarsi e probabilmente se ne rende conto lo stesso Gelb, ricorrendo alla fine ad una Nota riassuntiva , in cui sono chiariti tutti i momenti che oltrepassano l'inverosimile.

















 


Stefania Scateni, Periferie . Viaggio ai margini delle città , editori Laterza, collana Contromano, 2006, pp. 117. 9,00 euro.


Quando la periferia diviene centro e il centro si trasforma in un grande contenitore per turisti, pieno di immobili d'alto livello per uffici, i punti cardinali si confondono e intervengono artisti e scrittori per segnarne i cambiamenti sul tracciato astrale. Spunto ideale di Periferie, Viaggio ai margini delle città , la raccolta di saggi curata da Stefania Scateni – psicoterapeuta e responsabile delle pagine culturali de L'Unità - è quanto accaduto nelle banlieues francesi nell'ottobre 2005.
L'avevano preannunciato dai baluardi intellettuali della rive gauche della Senna, con il tono della profezia e della minaccia: “accadrà anche da voi!”, ma fino ad ora fortunatamente di rivolta sociale ed etnica in quei termini nelle periferie italiane non v'è stata traccia. Forse perché gli elementi comuni (immigrazione, disoccupazione, dispersione scolastica, generale povertà, spaccio di droghe) alla maggior parte delle periferie occidentali non obbligatoriamente generano tali forme di protesta e più probabilmente perché i processi socio-culturali, che hanno attraversato le nostre italiche periferie dal dopoguerra ad oggi, hanno percorso sentieri differenti.
E tocca al piccolo battaglione di letterati e artisti convocato dalla Scateni, ad essere andato in giro per sei città italiane, dimostrando quanto i “luoghi non luoghi” pur nella loro anonimia siano diversi e base di partenza per l'espressione artistica.
La Milano fotografata da Annalisa Sonzogni perde i suoi connotati divenendo irriconoscibile per Gianni Biondolillo. Baggio, Lorenteggio, Parco Sud, Burona, Rogoredo, sono solo alcune delle periferie meneghine, in cui i ricordi di Biondolillo passano da un autobus all'altro preso per raggiungere la casa del cugino, mentre la Sonzogni svuota le immagini fotografate azzerando centro e periferia.
Ricordi del passato, convinzioni maturate nel tempo e l'oggettività del presente, caratterizzano anche gli altri episodi periferici come i progetti mai partiti di Bologna2, scritti da Emidio Clementi e nei ferri silenziosi dei gasometri dipinti ad olio su lino da Andrea Chiesi che si confondono nelle lunghe vie dei quartieri Il Pilastro e Barca. Quanto degrado, ma anche quanta dignità nel racconto di Nadia, che balbettando parla di una Roma delle baracche, quella del “svoltando a sinistra sull'Appia Nuova”, mentre Nicola Lagioia si accorge di una Bari cambiata in una decina d'anni. Il suo centro storico i cui pedoni erano solo poliziotti e turisti, è diventato adesso un puits pourri di ristorantini e negozietti. Infine Napoli e Torino, Gruppo Underworld e Botto&Bruno, gruppi di giovani artisti che dall'Asse Mediano napoletano (l'ormai mitica A167!) al Lingotto, Mirafiori, Moncalieri trovano un inaspettato momento di musica e poesia in spazi di battaglie operaie divenuti ormai storici.
La periferia, in definitiva, risulta una condizione della mente in cui trovare le proprie radici e metafore di un'esistenza fugace.








 


Antonio Forcellino, Raffaello. Una vita felice , 2006, Laterza, pp. 353. 20 euro.


Il candore delle vesti, la grazia nella morbidezza dei volti, la nuova forte immagine di tradizione cristiana rinata dall'assorbimento della filosofia antica: emblemi del Rinascimento raffigurati da Raffaello Sanzio nel breve volger della sua vita (1583-1520), con una marcia di diplomazia in più rispetto a Michelangelo, l'altra faccia della medaglia della classicità rivista con gli occhi dell'uomo nuovo.
Ad un anno di distanza da Michelangelo, una vita inquieta Antonio Forcellino – restauratore e incredibile narratore – porta alla ribalta il pittore che ha probabilmente sofferto più di tutti della revisione critica ottocentesca. Quel Raffaello che non ha segreti nascosti in qualche immaginario codice , ma che Forcellino presenta con precisione di dettagli nel contesto del proprio tempo. “Sapienza imprenditoriale e intelligenza senza pari” afferma l'autore per definire il divin pittore, alimentato dal fare dell'ambizione e della passione che spingono il giovane nato in una periferia colta, quella della corte dei Montefeltro e della Rovere poi di Urbino, in una famiglia il cui colore scorreva al posto del sangue – il padre Giovanni era pittore di corte oltre che autore della Cronaca rimata , un compendio degli artisti più noti dell'epoca – a seguire l'iter dell'asse fino a Roma.
Città di Castello, Siena - chiamato dal maturo Pinturicchio con i cartoni per la biblioteca di Enea Silvio Piccolomini -, Perugia con gli affreschi di San Severo, incompiuti e terminati dal Perugino tempo dopo, Firenze e, appena venticinquenne, di filata da Papa Giulio II della Rovere lasciando i colori della Pala Dei per la fiorentina chiesa di Santo Spirito ancor freschi ad asciugare. Ma la vocazione sulla strada romea è forte, tanto da chiedere una lettera di raccomandazione ai della Rovere di Urbino e gli aprirà le porte del Vaticano nel 1508.
Dopo lo studio dei maestri condotto sulle varie Madonne d'epoca fiorentina, in cui sono forti le suggestioni leonardesche, Raffaello giunge alla propria maturità artistica delle Stanze (1508 –terminate dopo la morte) stemperando la componente erotica presente nei soggetti mitologico - filosofici commissionatigli entro la cornice devozionale.
Forcellino punta molto alla descrizione delle opere di Raffaello, mostrandone una conoscenza esaustiva e sottolineando l'aspetto sensuale del personaggio, la cui morte che coincise con le rappresentazioni del Venerdì santo il 4 aprile del 1520, apre e chiude l'intera vicenda.
 



Le soste dei pellegrini lungo la Via Francigena: Toscana e Lazio. La quotidianità della fede, la straordinarietà del viaggio, a cura di Renato Stopani, 2006, pp. 190.

Quando già nel Medioevo si faceva la partenza intelligente, non era la mummificazione in ore di coda lungo la Cassia romana, ma la scorrevole Via Francigena che dal nord d'Europa giungeva a Roma, città sacra dell'apostolo Pietro, a condurre il pellegrino.
Un sentiero nato dalla fede le cui tracce documentarie più antiche risalgono al 723 d.C. con l' Itinerarium Sancti Willibaldi, costellato di impronte che affrontavano il lungo viaggio in mezzo agli Appennini, l'area della Lunigiana, ricca di castelli, e oltrepassando numerosi fiumi, trovavano momenti di conforto e preghiera in pievi, chiese, ospedali, abbazie e taverne di circa 150 comuni disseminati sul suolo della nostra Penisola.
Un passaggio stretto nella striscia collinare tra i paduli di Bientina e Fucecchio, e profumato di mare come nei pressi dell'antico porto di Luni, che ha mantenuto il proprio valore spirituale, falcato dai pellegrini che giunsero nella capitale anche per il Giubileo del 2000.
Oggi il recupero e la valorizzazione dei luoghi di sosta, le "poste", dell'antico percorso nel tratto toscano e laziale sono promossi dall'Associazione Civita, insieme ai tre Enti erogatori - l'Ente Cassa di Risparmio di Firenze, la Banca CR Firenze e la Fondazione Cassa di Risparmio di Roma – che sostengono finanziariamente il progetto.
Le soste dei pellegrini lungo la Via Francigena: Toscana e Lazio. La quotidianità della fede, la straordinarietà del viaggio", a cura di Renato Stopani, direttore del Centro Studi Romei di Firenze, è il risultato dell'indagine condotta da un gruppo di esperti che ha realizzato una dettagliata ricostruzione storica, artistica e religiosa dei luoghi in cui oggi come ieri è possibile sostare, centrando l'obiettivo sulle province di Roma, Viterbo, Siena e Firenze.
Senza snaturare l'ambiente mantenutosi, l'iniziativa promossa da Civita punta ad incanalare in un congruo progetto di marketing un tipo di turismo consapevole, il “pellegrino turista inquieto”, come lo definisce Fabrizio Vanni del Centro Studi Romei di Firenze, che nella sezione del libro  Le aree francigene della Toscana, opportunità per il turismo culturale, coglie altrettanti percorsi da costruire per la valorizzazione della Via. Partendo dalle iniziative tradizionali ancora esistenti, come feste e sagre popolari, si vuole creare una rete di relazioni centrate verso la condivisione di obiettivi strategici, evitando sovrapposizioni di competenze e di funzioni con le istituzioni locali che già operano per la valorizzazione di questa risorsa culturale.
Un intervento integrato sul territorio che comprenda i luoghi di pernottamento e ristoro destinati ai pellegrini, mettendo da parte soluzioni falsate, ma ponendo attenzione alle esigenze di un turismo desideroso di ripercorrere le millenarie vie della fede.
Far scoprire la bellezza delle piccole pievi e di aree naturali particolari come il lago di Bolsena nell'alto Lazio, specchio d'acqua quasi mare, costretto entro una ghiera di colline, senza mai infrangere le peculiarità della natura. Quindi - è il caso dirlo- largo a percorsi alternativi, organizzati in pedonale, bicicletta, mountain bike, a cavallo, treno e automobile; via libera alla promozione di eventi e feste folkloristiche purché esprimano l'originalità della produzione gastronomica locale, come il buccellato a Lucca, il panpepato a Siena, lo zafferano a S. Gimignano e la festa di Camaiore. Incremento ad importanti restauri compiuti sotto ottimi auspici, com'è accaduto per il castello di Aghinulfi; infine riproposizione della tradizione dei "maggi" popolari, aggiungendo le esercitazioni dei giovani sbandieratori, perché la loro autenticità persiste ancor oggi, al riparo dei flash scattati all'unisono dal turismo di massa, spesso superficiale fagogitatore di esperienze.

www.viefrancigene.eu
www.civita.it



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