Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno III - Mar./apr. 2007, n. 8
NOVITA' EDITORIALI  

I LIBRI SCELTI PER VOI
di Irene Tedesco

















 



Dalu Jones, Filippo Salviati e Mariagrazia Costantino, 
Arte contemporanea cinese
,
Electa, 2006, pp. 208, 39 euro.



Si parla di produzione cinese e la mente viene subito travolta dall'affastellarsi di immagini di oggetti, abiti, cibi realizzati in serie e purtroppo la maggior parte delle volte contraffatte.
Negli ultimi anni sembra proprio che ci sia un po' di Cina in ogni angolo del pianeta, ma nel caso delle forme artistiche contemporanee non di invasione si tratta né di arte contraffatta e a causa dell'interesse sempre maggiore dimostrata dal mercato, è giunto il momento di fare chiarezza.
Tre agili sezioni sono dedicate al rapporto che intercorre tra la Cina e l'Occidente, a cura di Dalu Jones, storica d'arte e architettura orientale, mentre a Filippo Salviati, insegnante di Storia dell'arte dell'Estremo Oriente all'università “La Sapienza” di Roma, spettano le radici storiche e le correnti di pensiero che hanno attraversato il grande continente dal 1949 ad oggi e infine la giovane critica Mariagrazia Costantino che affronta l'utilizzo dei materiali multimediali da parte delle nuove generazioni di artisti cinesi.
La storia inizia quindi da lontano non solo dall'altro lato del mappamondo, ma anche nel tempo poiché spetta ai gesuiti nel ‘500 di introdurre insieme alla religione cristiana, la tecnica della pittura ad olio, usata in maniera intensa ancora oggi. L'esotismo che per gli occidentali come l'artista-gesuita Giuseppe Castiglione, si traduce nel cambio del proprio nome in Lang Shining nel '700, per gli artisti cinesi si manifesta invece nell'ispirarsi al Tibet, considerato un idilliaco luogo in cui la spiritualità si sposa con la modernità dei video e delle fotografie per artisti come Cang Xin in The unification of Heaven and Man del 2002.
La libertà d'espressione attuale è però frutto dei cambiamenti storici e politici avvenuti dal 1989 in poi perché per circa un cinquantennio l'arte è stata solo di propaganda , connotata da un forte realismo accentuato dall'uso dell'olio e dal formato grande in cui il volto di Mao veniva riproposto continuamente e gli artisti mandati nelle campagne per istruire i contadini dipingendo sui muri esterni delle case, come è documentato nel testo. Quella stessa icona è stata poi inglobata nel Pop Politico degli anni '90, insieme ai personaggi dell'epoca della Rivoluzione culturale, tutti reinterpretati con un risvolto umoristico come il Mao- gameboy che finisce game over dalle Tartarughe Ninjia di Feng Mengbo.
Sarà meglio consultare questo libro, prima di finire anche noi stramazzati al suolo di fronte alla prossima mostra di opere di artisti cinesi dai nomi condensati in numerose x e y !
















 





Marco Tonelli,
La più mirabil cosa. Teoria della statua da Donatello a Rodin ,

De Luca Editori d'Arte, 2006, pp. 171, 16 euro

Non iniziate a leggere nemmeno una riga di questo libro, se prima non vi siete muniti di una matita rossa e blu.
Ma non per correggere! Il caro vecchio lapis, infatti, vi servirà in questa interessante opera prima di Marco Tonelli perché giocando ai contrari possiamo segnare in blu i concetti fondamentali e in rosso i dati un po' più tecnici, che aiutano a comprendere un'arte senza sosta, battuta in un sol pezzo o gettata in un'unica fusione, ovvero l'arte della statua.
Seguendo un ordine tipologico Tonelli, storico e critico d'arte, insegnante di Sociologia dell'Arte all'Accademia di Belle Arti di Perugia, spiega esaustivamente il complesso mondo di significati che ha caratterizzato il concetto di statua, arricchendo il testo con brillanti riflessioni personali. Il lungo filo di pensieri sviscera così un plotone di statue realizzate dal '400 al '800, iniziando da quella di tipo “etico” portato ai massimi livelli da Donatello.
Il primo rivoluzionario nel settore scultoreo è quindi quel Donato di Betto Bardi vissuto tra Firenze e Padova dal 1386 al 1466, che da vero comprimario politico all'interno della signoria medicea, seppe realizzare uomini (e santi) in chiave naturalistica -personaggi famosi dell'epoca-, in dialogo con il pubblico. Non il semplice artigiano della pietra, ancora anonimo come gli scultori medievali, ma colui che riveste di un valore civico e sociale la statua.
Tonelli individua in ogni secolo un artista-apripista, che connota man mano il nuovo concetto associato all'idea di statua.
Si passa al virtuosismo esplicito nel '500, in cui è l' “estetica” a padroneggiare, poiché si misura la capacità artistica in termini di difficoltà d'interpretazione.
E se l'obiettivo di suscitare meraviglia e provocare applausi è quasi una forma di competizione in cui primeggia il nordico Giambologna, ancora una volta in piazza della Signoria a Firenze (quella a più alta concentrazione di opere d'arte rinascimentale), è nella Roma barocca di Gian Lorenzo Bernini che l'effimero e l'illusorio toccano quei vertici mai più superati.
Per assurdo sono le sculture articolate nello spazio di Giambologna ad essere concepite per la visione da molteplici punti di vista, mentre quelle berniniane ne hanno uno solo ottimale. La varietà del barocco, come in un gioco di immagini rifrante negli specchi per accentuare il carattere illusorio, sembra allora interrompersi e riunirsi nell'unico punto di vista, come si coglie nell' Apollo e Dafne , giovanile coppia statuaria berniniana, che presuppone una posizione precisa dello spettatore inserito all'interno di un sistema di assi e focali.
Dopo di lui, cambierà tutto. Prende spazio –ma architettonico– la statua “patologica” di Giacomo Serpotta nelle nicchie di meringato stucco palermitano e pur essendo forte la dipendenza dai modelli antichi (del resto nel ‘700 nasce l'archeologia!), il focus è la resa materica ed espressiva, che viene notoriamente campionata da Franz Xaver Messerchmidt. Lo scultore tedesco infatti è dal proprio disagio mentale che realizza ben 69 busti fisiognomici, dove sentimenti di dolore, piacere, e i sensi come l'odorato, l'udito affiorano tra le rughe della superficie nei volti di contadini e autoritratti giunti fino a noi.
Dalla condizione psicofisiologica alla raffigurazione del proprio sé dell'artista, il passo è breve, e la statua “organica” del XIX secolo, in particolar modo di Rodin porta all'esterno, sulla superficie a tratti scabra e liscia della materia l'interiorità e il vissuto umano.
















 



Stefano Chiodi,
Una sensibile differenza. Conversazioni con artisti italiani di oggi,

Fazi editore, 2006, pp. 402, 34,50 euro.


Per sviscerare i segreti dell'arte contemporanea cosa c'è di meglio che far parlare gli artisti stessi?
È quanto avrà pensato Stefano Chiodi, critico e insegnante di storia d'arte contemporanea all'Accademia di Belle Arti di Macerata, quando ha ideato questo volume, punto d'incontro per una generazione artistica che ha raggiunto gli anta , ma che il sistema della critica chiama ancora young.
Diciannove sono i protagonisti, più la coppia Vedovamazzei che vale chiaramente per due, chiamati a rispondere a Chiodi senza essere inquadrati singolarmente, ma portati direttamente sul palcoscenico, per chiarire i perché della loro arte, le origini del “piano di studi” svolto, passando poi ai numerosi riferimenti del personalissimo mare magnum culturale, mediatico, poetico e affettivo che mescolato nelle loro opere, elimina dall'immagine dell'artista quell'aria da mitico&dannato , che spesso nel passato gli era stata affibbiata.
Allora quale è la sensibile differenza che corre tra il “fare arte” di ieri con quello di oggi in Italia? Chiodi sostiene che gli artisti italiani sono informati, hanno studiato sui “Maestri del colore” del recente passato e per Tommaso Pinto (nella parte finale del libro), senza le innovative esperienze di Boetti, Ontani e De Dominicis, l'individualità dell'artista non si sarebbe affermata, né il nuovo linguaggio che tesse una rete tra la mente dell'artista e il pubblico. Nella rete inoltre si deve considerare assolutamente l'importanza di internet e dei blog che favoriscono la disponibilità e possibilità di condividere un'enorme quantità di informazioni free, con il risultato di un novello artifex pronto “ad avere una relazione col mondo più diretta”.
Se sia ancora valida la questione affermata da Bruce Nauman nella sua opera al neon The true artist helps the world by revealing mystic truths del '67, cioè se “Il vero artista aiuta il mondo a rivelare le verità mistiche?” tocca a noi dirlo mentre nel frattempo artisti come Domenico Mangano e Francesco Vezzoli continuano a indagare le sfumature della nostra società dal punto in forma di denuncia come ne La storia di Mimmo , video realizzato dall'artista palermitano e ad irridere al senso del macabro e del cattivo gusto piazzata direttamente mette in prime time con gli infiniti reality dando in pasto al pubblico i suoi Comizi di Non Amore del 2004.

















 


Barbara Glowczeski, Jessica De Largy Healy e gli artisti di Lajamanu e Galiwin'ku,
I sentieri del sogno. Viaggio nella terra degli aborigeni,
Touring Club Italiano, 2006, pp. 168, 30 euro.


Ancestralart, verrebbe voglia di chiamarla così l’arte prodotta dai popoli aborigeni che vivono ancor oggi in Australia. Sembra che noi, uomini e donne artisti all’ultima moda, non abbiamo inventato proprio nulla perché Warlpiri e Yolngu, le due popolazioni indigene del “nuovo continente” da tempo immemore praticano gli happening rituali, le performance di iniziazione e la body art per inviare e preservare messaggi antichi alle nuove generazioni. Barbara Glowczeski, direttrice di ricerche al CNRS e membro del Laboratorio di antropologia del Collège de France e Jessica De Largy Healy, dottoranda all’università di Melbourne in antropologia, hanno compiuto un’indagine sugli usi e lo stile di vita degli aborigeni, corredando il testo di immagini, forti nei colori e chiare nella definizione senza effetti tecnici speciali. Tanami è il deserto interno del continente australiano, attraversato dagli jukurrpa i segni della memoria in azione e i Warlpiri ne sono i custodi. Terra, acqua, rocce, alberi, questi sono i segni lasciati dagli esseri ancestrali che hanno generato il mondo e hanno trasmesso agli uomini la capacità di manifestare le loro storie e miti nel modo più immediato: la raffigurazione. Usando pigmenti naturali, quali l’ocra e la terra, e materiali come la lanugine e le numerose cortecce di eucalipti, mangrovie e pandano presenti nella Terra di Arnhem - un arcipelago di isole dal fecondo clima tropicale -, quello che si manifesta è un vero e proprio uso della terra, che diviene simbolicamente madre e luogo di memoria, in rapporto cosmico con l’atmosfera e il mare, il cui risultato finale è un legame in sinergia con l’uomo. Danze, canti, riti che a seconda dei casi sono funerari, nuziali o ancora di iniziazione sia maschile che femminile sono documentati nel volume attraverso immagini e precise descrizioni vissute a stretto contatto dalle due studiose, che giustamente colgono l’occasione per tracciare la storia degli ultimi trent’anni del secolo scorso in cui si sono svolte le rivendicazioni dei diritti aborigeni su scala nazionale per proclamare l’autodeterminazione e l’autogestione in materia economica, sociale, religiosa e culturale. Concetti espressi ancora una volta in formato artistico per una pittura coloratissima concepita per essere vista dall’alto con le linee-pioggia, o che uniscono due siti, cerchi-luoghi sacri e due “7” messi in maniera speculare per raffigurare curiosamente varie specie di canguri! Nei colori dunque si narra la vita di una popolazione, che ha scelto diverse strade di espressione culturale ma che costituisce un’unica forza nazionale.

















 


Segni d'arte , periodico bimestrale di Nicolina Bianchi, Roma, euro 5,00


Da questo numero iniziamo a segnalare un periodico cartaceo di cultura che riteniamo valido ed interessante per i contenuti che propone e per le caratteristiche grafiche.
“Segni d'Arte ” è un bimestrale che vanta 11 anni di vita e che da quattro è diretto dalla giornalista Nicolina Bianchi, la quale ha saputo instaurare con i lettori un rapporto vivace quanto approfondito attorno al mondo della cultura.
“ Arti visive, danza, spettacolo, musica, moda - recita il recente editoriale della Direttrice - saranno i segni essenziali di eventi internazionali che comunicheranno nel modo migliore con la curiosità di conoscere le numerose forme d'espressione ed il loro dinamico ed incessante evolversi”. Grandi mostre, rubriche d'informazione su temi di diritto in merito alle opere d'arte e di collezionismo, molteplici eventi culturali si articolano entro un progetto grafico raffinato ed elegante, che si sposa con testi chiari, frutto di competenze specifiche e di rigore professionale, e si avvale anche della collaborazione di firme autorevoli, come, ad esempio, Danilo Eccher, Vittorio Sgarbi, Paolo Moreno. Dunque un bel leggere , al di là di mere strumentalizzazioni commerciali e di motivazioni che non siano riconducibili a priorità di tipo culturali. E per i tempi in cui viviamo non è poco!
 


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