Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VI - n.23 - Gennaio-marzo 2010
NOVITA' EDITORIALI  

I LIBRI SCELTI PER VOI
di Artemisia













 





Giordano Bruno Guerri : Follia? Vita di Vincent van Gogh,
Saggi Bompiani, 2009, 140 pagine

Il recente libro “ Follia? Vita di Vincent van Gogh ” di Giordano Bruno Guerri non può definirsi soltanto una biografia, genere in cui l'autore è da sempre impegnato, ma una sorta di romanzo psicologico che intende dare una risposta plausibile ad una tematica ancora per molti versi irrisolta. Si tratta della presunta follia di uno dei protagonisti più enigmatici quanto geniale della storia dell'arte, la cui personalità Guerri indaga a cominciare dall'infanzia, piena di piccoli e grandi traumi, alle infatuazioni mistiche, al serio impegno sociale poi deluso, fino all'abbandono della fede e all'esplosione della tarda vocazione artistica. L'autore esplora anche il difficile e tormentato rapporto di Van Gogh con le donne, che verrà sostituito dall'amore totalizzante per la natura e per la pittura; si sofferma molto sul legame dell'artista con il fratello Theo, che gli sembra di natura morbosa e che subirà una trasformazione nel corso della breve esistenza del pittore.
Ma l'interesse principale di Guerri è concentrato sulla malattia mentale di Vincent, sulle frequenti crisi che coincidono anche con un sempre rinascente impegno nell'attività del dipingere. L'arte di van Gogh non viene analizzata nell'aspetto stilistico né nella sua sostanza potentemente innovativa, ma è messo in evidenza il tipo di attaccamento alla pittura, l'esigenza primaria e potente di esprimersi attraverso il colore, la necessità dell'arte che riempie a tal punto la sua vita da rendergli amica e auspicabile la solitudine. Benché, a mio avviso, l'amicizia con Paul Gauguin venga raccontata con una certa superficialità, Guerri s'impegna a comprendere la natura del male dell'artista, il perché dei suoi scatti d'ira, delle piccole violenze perpetrate contro altri o contro se stesso, dei pensieri suicidi. La paura di non aver sostentamento dal fratello, il terrore di non poter più dipingere, il sentimento per lui più angoscioso, e la mancanza di un affetto quotidiano gli fanno dire in una delle numerosissime lettere a Theo, scritta soltanto tre mesi prima di uccidersi: “ In certi momenti mi prende una tempesta di desiderio di abbracciare qualcosa: una donna di genere domestico. Ma pazienza, bisogna prenderlo per quello che è: un sintomo di sovreccitazione isterica piuttosto che un sogno veramente giusto”.
Dunque Van Gogh fu un epilettico nevrotico, come lo definì un critico un anno dopo la sua morte, o fu un folle? Era un innamorato della vita o ne aveva disgusto? A questi interrogativi Guerri tenta di dare una sua risposta, facendo delle ipotesi che in realtà non si differenziano molto da ciò che altri studiosi hanno supposto. Tuttavia, grazie ad un linguaggio chiaro e scorrevole, il libro è un testo di gradevole lettura, adatto soprattutto ai giovani che poco conoscono della personalità del grande pittore olandese e che intendano approfondire il rapporto vita-arte, così fondamentale nell'opera degli artisti contemporanei.

 



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