Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VI - n.24 - Aprile-giugno 2010
NOVITA' EDITORIALI  

I LIBRI SCELTI PER VOI
di Onofrio Annese













 





Umberto Galimberti: I miti del nostro tempo,
Feltrinelli - serie bianca, 2009, euro 19,00

Stimo molto U. Galimberti, docente di Filosofia della storia e di Psicologia dinamica all'Università di Venezia, le cui opere testimoniano vastità di cultura, profondità di pensiero, nonché validità e importanza del suo magistero. Un lavoro simile ci mancava, anche se “alcuni brani del libro – dichiara egli stesso – riproducono, opportunamente rielaborati, articoli apparsi su Repubblica dal 1995 al 2008.” Un libro da proporre come testo nella scuola superiore, di supporto all'insegnamento di diverse discipline, religione compresa, al cui approccio non si dovrebbe arrivare con spirito di parte, bensì con apertura mentale, cogliendo l'occasione per educare alla tolleranza e al rispetto delle diversità.
La nostra scuola ha bisogno di cambiare, prima che strutturalmente, metodologicamente e contenutisticamente, attualizzando l'insegnamento e adattandolo al mondo di idee, che mutano spesso e ci sovrastano, ma che abbiamo il dovere di confrontare con il passato, non guardando troppo al futuro, perché questo si costruisce progressivamente con quanto c'è di meglio nel presente. Così si potranno sensibilizzare le giovani generazioni, educandole seriamente alla tolleranza, alla diversità, alla legalità, alla salute e soprattutto al senso di appartenenza ad un unico universo morale e spirituale, ossia a quella comunità transnazionale auspicata da Galimberti, il quale nel corso della trattazione si mostra in sintonia con gli autori da lui citati (circa 250, le cui opere complessivamente risultano circa 300), autori che vanno dall'antichità classica all'età contemporanea, che figurano nelle numerose note in calce con ulteriori notizie bibliografiche e citazioni o richiami, utili per l'approfondimento (1).
Umberto Galimberti è un Maestro che, nel trattare I MITI DEL NOSTRO TEMPO, con idee e argomentazioni suffragate da una considerevole schiera di autori specialisti in determinati settori del sapere, di solito testualmente citati, fornisce un quadro puntuale del nostro tempo, pieno di contraddizioni, di spropositi e di esagerazioni, tendente irrimediabilmente alla deriva, verso un punto di non ritorno per cui sembra non vi siano più speranze di salvezza. Infatti, come non avvertire quel senso di frustrazione di fronte all'impossibilità di porre non dico rimedio, ma almeno un freno a tutto ciò che eccede i limiti della prudenza e della temperanza? Come evitare la nausea e contenere la ribellione per tutti quei miti individuali e collettivi, dove la nostra ragione si smarrisce? Amore materno, identità sessuale, giovinezza, felicità, intelligenza, moda, potere, psicoterapia, follia , tra i MITI INDIVIDUALI (capp. 1 - 9), e poi tecnica, nuove tecnologie, mercato, crescita, globalizzazione, terrorismo, guerra, sicurezza, razza , tra i MITI COLLETTIVI (capp. 10 - 18), ci danno la misura del nostro tempo, in cui vorremmo non essere nati e vissuti, perché nulla più risulta a misura d'uomo, tutto è dissacrato, i valori pressoché assenti oppure coltivati per pura finzione, strumentalizzati per interessi personali da chi vuole solo apparire e mascherarsi.

Per fortuna che, tra tanto scoramento generale delle persone sensibili ma impotenti, che hanno perso la speranza di una società migliore, c'è chi come Galimberti, maestro di vita, non ha smarrito il lume della ragione e non ha perso la speranza di una comune resipiscenza: si spiega così perché egli, con l'ottimismo della volontà, auspica un cambiamento radicale, anche se ciò richiederà tempi lunghissimi, delegando all'istituzione scolastica il delicato compito della formazione e della sensibilizzazione di veri futuri cittadini, capaci di pensare con la propria testa e convinti di dover saper essere, oltre che sapere e saper fare. Infine, dalla disamina che il Nostro fa dei miti collettivi si evince che, se veramente vogliamo contrastare il mito della razza, educare al relativismo culturale, alla fraternità, quindi perseguire un nuovo umanesimo, dobbiamo recuperare la sapienza degli antichi pensatori.
A questo punto, però, mi corre l'obbligo di segnalare alcuni aspetti negativi a prima vista, riguardanti il titolo, dove il termine Miti ricondurrebbe alle favole antiche, con cui quelle del nostro tempo sembrano non avere nulla a che vedere per la loro assoluta negatività. Ora, siccome le caratteristiche di un libro si dovrebbero preannunziare dalla prima di copertina, mi sarei aspettato un sottotitolo esplicativo, a scanso di equivoci, dubbi e perplessità iniziali, che soltanto con la lettura del testo vengono dissipati. A onor del vero, tuttavia, non posso tacere che mi ha messo sulla buona strada la citazione in epigrafe a pagina 9, tratta da G. Gyle, Lo spirito come comportamento (1949), p. 4 ( Il mito non è una fiaba, ma piuttosto un presentare certi fatti in un idioma non appropriato. Dunque far saltare un mito non è negare quei fatti, ma restituirli al loro idioma. Ed è proprio questo che noi tenteremo di fare. ); ma principalmente l'Autore, nella sua introduzione chiarificatrice, mi ha liberato subito da un'immediata e gratuita illusione allusiva, di contaminazione con il mondo classico, portandomi a condividere l'affermazione ivi contenuta, secondo cui "chi non ha il coraggio di aprirsi alla crisi, rinunciando alle idee-mito che finora hanno diretto la sua vita, si espone a quella inquietudine propria di chi più non capisce, più non si orienta".
Per onestà intellettuale, infine, sento di non poter passare sotto silenzio un altro difetto (che potrebbe rivelarsi anche un pregio) riscontrato nell'opera: la reiterazione di alcuni concetti o passi di altre opere dell'Autore, non giustificabili ai fini dell'economia del testo, dato che non ritengo siano funzionali a un ribadimento necessitato dall'argomento ivi trattato, sapendo come la pensa lui in proposito; tuttavia credo che si possano spiegare, tali ripetizioni testuali e concetti, con la dichiarata peculiarità dell'opera, in parte dalla caratteristica rapsodica, come si è visto sopra nella nota a piè di pagina 6.


(1) Attingendo all'INDICE DELLE OPERE CITATE e DEGLI AUTORI, ricordo i più frequenti: Omero (7), Eraclito (3), Aristotele (7), Platone (24), Eschilo (2), Euripide (4), tra gli antichi, cui seguono altri delle età successive: Anders, Gunther (11), Bacone, Francesco (5), Balducci, Ernesto (5), Baricco, Alessandro (3), Barthes, Roland (5), Barucci, Mario (3), Basaglia, Franco (5), Baudrillard, Jean (8), Binswanger, Ludwig (3), Borgna, Eugenio (11), Callieri, Bruno (4), Cristoforo, Colombo (3), Colombo, Furio (3), Descartes, René (4), Luciano, Di Gregorio (3), Einstein, Albert (2), Engels, Friedrich (6), Foucoult, Michel (3), Freud, Sigmund (27), From, Erich (3), Furedi, Frank (4), Gerdner, Howard (3), Gaston, Alberto (5), Gehlen, Arnold (5), Hegel, Georg Wilhelm Friedrich (5), Heidegger, Martin (19), Hillman, James (7), Hobbes, Thomas (3), Husserl, Edmund (3), Jaspers, Karl (6), Jung, Carl Gustav (6), Kafka, Franz (4), Kant, Immanuel (8), Laing, Ronald (5), Madera, Romano (4), Marx, Karl (18), Natoli, Salvatore (6), Nietzsche, Friedrich (22), Rovatti, Pier Aldo (3), Sartre, Jean-Paul (4), Sereny, Gitta (3), Severino, Emanuele (3), Simmel, Georg (3), Smith, Adam (3), Totaro, Franco (4), Weber, Max (3).
Il Nostro cita molto se stesso, ben 30 volte (ved. U. Galimberti, Psiche e techne. L'uomo nell'età della tecnica (11), Il corpo (2), L'ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani (3), La casa di psiche. Dalla psicoanalisi alla pratica filosofica (3), Fare tecnico e agire politico. Prefazione a P. L. Celli (1), L'illusione manageriale (1), Psichiatria e fenomenologia (2), Gli equivoci dell'anima (3), Il tramonto dell'Occidente nella lettura di Heidegger e Jaspers (1), La terra senza il male. Jung dall'inconscio al simbolo (2), Orme del sacro. Il cristianesimo e la desacralizzazione del sacro (1). Ma non è sospettabile di narcisismo, perché l'Autore dei Miti del nostro tempo è un Maestro, come lo erano Socrate, Aristotele o Platone e tanti altri nel corso delle diverse età.


Onofrio Annese, già Dirigente scolastico in alcuni licei di Roma e poeta satirico.


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