Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VI - n.26 - Novembre-dicembre 2010
NOVITA' EDITORIALI  

I LIBRI SCELTI PER VOI
di Onofrio Annese









 





GIULIANO CAPECELATRO
Tutti i miei peccati sono mortali
Vita e amori di Caravaggio
il Saggiatore, Milano 2010



L'Autore ha compulsato molte fonti e documenti strettamente legati alla vita e alle opere di Caravaggio, come si rileva dalle numerose Note relative ai diciannove capitoli. riportate alla fine di tutto il racconto e da una ragguardevole scelta bibliografica, su cui ha potuto esercitare un'analisi approfondita, per restituirci una dimensione dell'uomo più vicina possibile alla realtà: un uomo che ha vissuto la sua vita come l'arte, libera da condizionamenti istituzionali e accademici.
L'Artista non fu certamente uno stinco di santo, come è risaputo, un dato, questo, che sta alla base di una biografia rivisitata in profondità con l'arbitrio della fantasia, dell'immaginazione e, perché no?, di una singolare capacità di introspezione prossima alla psicanalisi. D'altra parte le opere via via ricordate, illustrate e mescolate nel crogiolo dei fatti di cronaca nera o di abituali esperienze di vita goliardica, in cui risulta capovolto il binomio di “vizi privati e pubbliche virtù” in quello a lui più consono di “vizi pubblici e virtù private”, che meglio si addice a un genio sposato alla sregolatezza, suggeriscono all'Autore l'impegno più che di porre l'accento sui vari luoghi comuni pur presenti, di riflettere sui comportamenti umani di un personaggio inquieto, abbastanza soliti in quel tempo: ecco infatti il maniacale sospetto di un'offesa, di un agguato o di uno sgarbo, che lo inducevano frequentemente con prontezza nell'accennar con mano ad impugnare la spada, strumento per lui di offesa per eccesso di autodifesa, oltre che motivo di vanto da ostentare per la posizione privilegiata raggiunta nel suo ambiente, quale compensazione o risarcimento di ciò che la sorte gli aveva negato sin dalla nascita e dalle prime esperienze di vita.
Si sa che i conti con la giustizia non trovavano mai fine. Perché? Era un collerico, un ribelle, un genio incompreso e quindi insoddisfatto o semplicemente un disgraziato? Certamente tutti i suoi peccati che scaturivano da una complessa personalità rispecchiano un singolare temperamento irascibile e pio allo stesso tempo, donde l'appropriato titolo dell'opera estrapolato dalle fonti “Tutti i miei peccati sono mortali”: una dichiarazione di colpevolezza per uno spiccato senso di colpa, che sta a testimoniare in lui una naturale, spontanea sincerità sconcertante, che insieme gli restituisce quell'innocenza primordiale toltagli dalle avversità della vita, di volta in volta trasferita sulla tela con assoluta immediatezza e fedeltà.
Le sue tele infatti esprimono la nobile arte del ‘naturale', più che congeniale a uno spirito consapevole del suo valore artistico, al di là dei giudizi favorevoli in contrasto con altri denigratori, consapevole del suo valore estetico spesso amorale e non immorale, ma tecnicamente razionale ed emotivamente passionale, per cui si spiega la scelta frequentissima dei soggetti sacri visti con l'occhio di chi vive costantemente a contatto con la realtà, spesso scomoda come potevano essere i modelli delle sue sacre raffigurazioni, rinnegata ed esclusa perché ritenuta farisaicamente indegna dalle alte sfere, in quanto non confacente al canonico imperativo religioso, dettato da esigenze di potere e di dominio controriformistiche, più che da una moralità sana e da profonda spiritualità. Ecco che Maria, madre di Dio, non sempre è rappresentata da una vergine, bella, pura e santa donna, bensì da una popolana, spesso anche meretrice e cortigiana. Ecco il costante e ossessivo bisogno di redimersi con la decapitazione virtuale di se stesso tramite l'insistita icone del Battista decollato riproposta in più versioni o il trionfo di Davide su Golia, incarnazione del suo mal perverso. Ecco la Morte della Vergine Maria più vicina a quella di una comune mortale, ma non per questo avvertita con meno partecipazione e sentimento religioso della vita. Ecco il Martirio di San Matteo dove figura il suo autoritratto, come bisogno di empatica espiazione. L'importanza del lavoro di Capecelatro risiede, più che in una specialistica competenza tecnica di rilettura critica del Caravaggio pittore, che pur merita attenzione in quanto contribuisce a fornirci una figura a tutto tondo dell'Artista, nell'aver saputo cogliere, qua e là nella narrazione dei fatti, i tratti salienti di una forte personalità, in perenne competizione con se stessa innanzitutto, una scommessa, una sfida, quasi un impegno, e poi con maggior forza e caparbietà con i suoi colleghi, primo fra tutti Giovanni Baglione, manierista famoso per gli altri, ma spregevole “lecca culo” per Caravaggio, che non ne digeriva i modi, dal quale tuttavia per pura necessità di sopravvivenza aveva qualcosa da imparare: il capitolo Valenthuomini alla sbarra docet.






FRANCESCA CAPPELLETTI
CARAVAGGIO - Un ritratto somigliante
Electa, Milano 2010 , seconda edizione


Un'arte così nuova, per non dire rivoluzionaria, ma unica nel suo stile, per forza di cose doveva dare luogo alle più disparate congetture attorno alla problematica figura dell'Artista, grande a tal punto che persino i pochissimi dati biografici certi sono stati oggetto di manipolazione, fino a vanificarne il loro fondamento, costruendo quasi un mito e rendendolo per assurdo anagraficamente inesistente, come avvenne, ad esempio, per Omero e Shakespeare. Ma sì, è giusto che sia così, anche i santi, una volta saliti agli onori degli altari, non sono più loro, resi più belli e più alti nella gloria dai cosiddetti miracoli, fino a perdere le fattezze umane.
E perché non doveva succedere anche per Michelangelo Merisi da Caravaggio quel processo di idealizzazione, nel bene come nel male, che lo rese eccezionale nel suo genere da quando entrò finalmente nell'Olimpo dei valenthuomini ? Pittore stravagante con le sue originalissime sperimentazioni artistiche sul piano tecnico e assolutamente libero nell'interpretazione dei soggetti sacri, che gli venivano commissionati in piena Riforma Cattolica da eminenti personaggi della nobiltà e della Chiesa, con ben precise consegne sempre regolarmente disattese dall'Artista: opere concepite quindi all'insegna del libero pensare, vedere e sentire, donde ogni volta il grande miracolo di qualcosa di nuovo nello stile e nella raffigurazione, in ossequio a una sua grammatica.
Anche lui, Caravaggio, ha copiato i maestri del colore più congeniali, come Tiziano Vecellio, per apprendere il mestiere, rinnovando però l'arte nello spirito; anche lui, insoddisfatto talvolta, ha raschiato e addirittura squarciato la tela: ha fatto, disfatto, rifatto e replicato, per meglio esprimere quello che percepiva in sé, sì da poter ripetere con Dante: “I' mi son un, che quando / Amor (ndr l'estro creativo) mi spira, noto, e a quel modo / ch'e' ditta dentro vo significando”, esprimere cioè quello che gli era rimasto fisso nella mente e nella fantasia, osservando il suo umile mondo e immaginando situazioni sacre contaminate dalla realtà. Stando così le cose, era ed è sempre stato difficile per biografi e critici inseguire l'uomo che si rifugiava spesso nella torre d'avorio dell'arte, di una vera arte, autentica, che sfuggiva alle regole rispettate dai mediocri e si esaltava nella sua assoluta libertà. Ma questa caratteristica sfuggente dell'uomo, che autorizzerebbe l'arbitrio nell'esposizione di fatti, abitudini e costumi riferibili a Caravaggio, non esime chiunque ne abbia interesse professionale e competenza tecnica dal perseguire doverosamente l'intento di restituire alla storia “un ritratto somigliante”.
Francesca Cappelletti, docente universitaria e storica dell'arte, è riuscita nel suo intento, anche se in qualità di persona consapevole dei limiti umani, a conclusione di una chiara e lucida Premessa, con tutta sincerità e





 
senza presunzione, dichiara: “Questo libro è … una biografia che riparte da una rilettura delle opere e dei documenti … che … riserva aperture e ancora sorprese … Un tentativo di rimettere nel suo ritratto (ndr di Caravaggio ), nelle sue mani, il pennello vicino alla spada; di riflettere … su un catalogo di opere che possano essere considerate una base realistica per ulteriori proposte attributive.” La studiosa, data la sua determinazione, sostenuta da innegabile dottrina, competenza tecnica, sensibilità e spiccato senso critico, è riuscita a regalarci qualcosa di importante, una pietra miliare, con il suo accurato lavoro di ricerca e di analisi, un nuovo catalogo ricco di illustrazioni, di approfondimenti e di frequenti riferimenti biobibliografici.
Alla Premessa illuminante sulla contrastata fortuna di Caravaggio, sul metodo di ricerca da lei seguito e sugli intenti del suo lavoro, Francesca Cappelletti fa seguire il racconto dei fatti e dell'attività artistica del pittore. Con molta avvedutezza la studiosa affronta il discorso sulla complessità di una vita intensamente vissuta, assai concitata e intimamente connessa all'opera, nella quale spesso, non però narcisisticamente, l'autore si rispecchiava.
Il Sommario presenta la seguente tripartizione: L'apprendistato e i primi anni romani, L'affermazione e la carriera degli anni romani, Gli ultimi anni (Napoli, Malta, Sicilia, Napoli, Epilogo), cui seguono gli Apparati (Biografie secentesche, Bibliografia, Indice dei nomi, Referenze fotografiche). Ciascuna parte risulta sviluppata sulla scorta di un'accurata consultazione delle fonti e di numerosi studi, come attestano i frequenti rinvii alle Note raccolte alla fine di ogni periodo considerato. Il contesto del racconto biografico calato nella temperie dei tempi e il giusto profilo artistico del pittore, che a noi sembra un ‘ricercato speciale', ci inducono a sottolineare la particolare acribia dell'Autrice nell'individuare gli aspetti più autentici del personaggio, finalizzati a rendere un “ritratto somigliante”, imposto dal momento felice di cui gode oggi l'arte caravaggesca, quasi un doveroso, sebbene tardivo, meritato omaggio alla memoria di un grande, nella ricorrenza del quarto centenario della sua morte.
Nell'ambito di ogni sezione biografica si ha modo di apprezzare quella rilettura proposta dalla studiosa delle opere più significative dell'epoca, riportate e illustrate anche in alcuni particolari, con la descrizione delle vicende, il confronto con altri studiosi, l'indicazione delle varie committenze e le collocazioni, cui segue la scelta di alcuni
dipinti accompagnati ciascuno da una scheda critica, donde si rileva la singolare capacità di confrontarsi e di far valere il suo autorevole giudizio sulle caratteristiche dell'opera analizzata, giudizio spesso sorretto da una spiccata sensibilità per il bello, che si innalza al di sopra dell'aurea mediocritas di tutti i tempi, e da un particolare gusto estetico che, accanto all'armonia dei colori, privilegia anche le forti e nette tinte chiaroscurali tipiche del Caravaggio, che, pur senza quell' attione indebitamente contestatagli dai critici contemporanei, riesce a fissare icasticamente sulla tela le sue immagini e le trasferisce magicamente indelebili nella memoria del fruitore.
Ci sia consentito di riportare un esempio significativo di rilettura a cura di F. Cappelletti riguardante la Madonna della Misericordia, opera che, secondo noi come per la studiosa, dice tutto dell'Artista: <Movimentata e grandiosa, capolavoro degli anni napoletani, la pala della Misericordia, (…) è la piena espressione del talento di Caravaggio nel saper trasfigurare l'esperienza del vissuto, delle vicende e delle cose osservabili nello spazio della pittura. (…) nel formato verticale della pala , che include un'apparizione divina senza cielo, si stringono scene e personaggi che illustrano, in maniera drammatica e attualizzante, la necessità delle opere di misericordia quotidiana. A separare il mondo dell'umanità disperata, illuminata solo dalla compassione, da quella Madonna col Bambino, che con aria partecipe volgono lo sguardo in basso, c'è solo un abbraccio di angeli (…) così reali che si scaldano e prendono colore dalla luce della torcia del pietoso carceriere. Nello spazio compresso, le scene crude e indimenticabili del trasporto del cadavere, della donna che allatta il vecchio in carcere volgendosi con l'aria spaventata, del povero a terra, con la schiena nuda (…) che riceve il mantello.>
Riferendoci infine alle Note , un ultimo pregio ci sembra doveroso e soprattutto utile evidenziare di questo libro dall'Autrice:< dedicato agli allievi vittime dei corsi secenteschi delle otto del mattino e alle allieve del giovedì, che spesso al Seicento, ma non al Caravaggio, si sono ribellate.> Si tratta di un apparato cospicuo di notizie, di riferimenti biobibliografici, che costituiscono un prezioso e imprescindibile strumento per ulteriori approfondimenti, nel quale quegli allievi troveranno l'attestazione di un alto magistero esercitato dalla loro Docente, la cui attività di ricerca veramente ‘sa di lucerna', per le innumerevoli ore, probabilmente anche notturne, dedicate alla storia dell'arte, di quella caravaggesca in particolare.




Onofrio Annese, già Dirigente scolastico in alcuni licei di Roma e poeta satirico.


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