Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VII - n.27 - Gennaio-febbraio 2011
NOVITA' EDITORIALI  

I LIBRI SCELTI PER VOI
di Onofrio Annese









 





TZVETAN TODOROV , La bellezza salverà il mondo
Wilde, Rilke, Cvetaeva
Garzanti, Milano, 2010



Non conosco i motivi della scelta del titolo nella traduzione italiana dal francese di Emanuele Lana, che a me sembra arbitraria, riduttiva e nel contempo abnorme, rispetto all'originale Les aventuriers de l'absolu (Gli avventurieri dell'assoluto), titolo molto più suggestivo e rispondente al taglio riservato dall'Autore alla dimensione umana e artistica delle tre figure emblematiche, analizzate in funzione della bellezza assoluta cui aspiravano.
E' stata senz'altro felice l'individuazione dei tre Avventurieri, Wilde, Rilke, Cvetaeva, rivisitati e tra loro confrontati, per una più attendibile interpretazione, mediante un'attenta lettura pressoché esclusiva della corrispondenza epistolare con altri autori, e messi in relazione con alcuni modelli di riferimento, tra i quali i più citati sono: Andreas-Salomé, Baudelaire, Dostoevskij, Douglas, Efron (Alia), Efron (Serëža), Flaubert, Gesù, Gide, Goethe, Hattingberg (Benvenuta), Hölderlin, Klossovska (Baladine), Montaigne, Nietzsche, Majakovskij, Pasternak, Renan, Rodin, Ross, Thurn und Taxis, Wagner, Wunderly-Volkart, Zweig. Sono inclusi i dittatori: Mussolini, per il quale Rilke nutriva una inconcepibile simpatia, come per il guerrafondaio Hitler, sterminatore degli ebrei e degli emarginati; Stalin, causa prima dei guai di Cvetaeva, e Douglas, marchese di Queesnberry, per l'odiosa vicenda relativa all'accusa di omosessualità nella causa intentata a danno di O. Wilde.
I tre Poeti sono uniti da un filo conduttore che li accomuna, li affratella ma non li rende gemelli: l'aspirazione all'Assoluto infatti viene da essi diversamente perseguita e insieme caratterizzata dal sacrificio di se stessi, fino a immolarsi su una croce molto vicina a quella di Cristo, ma di valenza laicista. La fede in un assoluto puramente soggettivo, individuale, totalizzante ed esclusivo, li rende grandi, grandissimi, al punto da non poter essere imitati, più che per una grandezza irraggiungibile, per una loro scelta di vita altera e disdegnosa , che li distingue e li colloca ai margini del Cielo o come nell'Inferno dantesco tra gli spiriti magni.
La radiografia dei tre personaggi, come appare nel saggio adeguatamente documentato e bene articolato dell'A., rende partecipe il lettore delle loro esperienze e dei loro percorsi illustrati nei modi diversi e insieme convergenti, tutti orientati verso quell' assoluto , non unico ma singolare.
Il libro si legge agevolmente e con vivo interesse per la conoscenza approfondita della personalità dei protagonisti, ma senza suscitare quella morbosa curiosità voyeuristica favorita spesso dalla lettura di un qualsiasi romanzo, specialmente se d'appendice.
E' un'opera seria, nella quale l'A. affronta un'importante questione esistenziale, che galvanizza l'attenzione del lettore ininterrottamente, e lo induce pericolosamente all'immedesimazione, tanto che lo stesso Autore mette in guardia chiunque osi accostarsi incautamente ai tre esemplari avventurieri, chiarendo che essi non sono proposti come modelli da imitare, bensì quali esempi dimostrativi di vite votate al sacrificio pur di raggiungere lo scopo di un vissuto elitario, all'insegna dell'inimitabile. Un dandy intelligentissimo ed omosessuale per convinta e dichiarata scelta di vita come Oscar Wilde è, al di fuori di qualsiasi pregiudizio, un personaggio suggestivo, ammirevole e rispettabile, ma difficile da amare e tanto meno da imitare, avendo vissuto la sua vita come un'opera d'arte.
Un bisessuale cinico e distaccato dalla vita per amore dell'arte come Reiner Maria Rilke suscita empatia per la sua depressione e la malattia letale, ma non certamente simpatia e adesione al suo programma, avendo egli privilegiato esclusivamente l'arte e l'amore fine a se stesso.
Una poetessa sfortunata e travagliata dal contesto storico e sociale in cui visse, come Marina Cvetaeva, bersaglio continuo degli strali di Cupido al punto da infatuarsi spesso, pur degna di compassione per il suo coraggio di vivere fino in fondo una vita tragica, coronata dall'arte senza il meritato successo, riesce a trattenere a lungo e sospesa l'anima del lettore, ma non oltre il suicidio. Un ottimo lavoro, quindi, questo libro di Tzveta Todorov, che però non si può prendere sul serio, specialmente da parte di chi, psicologicamente fragile e sensibile alle tristi vicende umane, potrebbe lasciarsi coinvolgere fino al punto di non ritorno. Comunque tutte le scelte di vita individuali e collettive sono degne di rispetto, anche quando alcuni o molti decidono di imitare un altro uomo d'eccezione, come del resto da duemila anni avviene per i martiri della fede, imitando Cristo per amore dell' Assoluto , senza escludere Maometto, il Profeta di Allah.





Onofrio Annese, già Dirigente scolastico in alcuni licei di Roma e poeta satirico.


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