Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno V - n.19 - Maggio-giugno 2009
NOTIZIE ed EVENTI  

LE MOSTRE
di Artemisia

Il Natale di Roma - "Plasmati" - Le incisioni di Rembrandt - Da Courbet a Picasso



in Italia


Il natale di Roma: 2762 anni


A Roma , presso la Gipsoteca del Complesso del Vittoriano, si è inaugurata il 21 aprile scorso la mostra “La storia racconta. Il Natale di Roma ”, che n asce con l' obiettivo di celebrare la Città attraverso la ricostruzione della memoria storica in relazione alla sua nascita, ai miti di fondazione, alle leggende e tradizioni e alla valenza che essi hanno assunto nel corso della storia fino ai giorni nostri. Questo affascinante viaggio alla scoperta delle origini di Roma e della celebrazione dei suoi Natali nei secoli, è ricostruito attraverso opere artistiche, reperti archeologici, sculture, iscrizioni, documenti, fotografie, testi antichi.
Il 21 aprile di 2.762 anni fa, secondo la tradizione, nasceva la città di Roma: la data del 753 a.C., dunque, segna l'avvio di un percorso affascinante che si perde nella notte dei tempi.
Nel corso della sua storia quasi trimillenaria, Roma ha ricoperto un ruolo fondamentale in Italia e in Europa, a livello politico, culturale e religioso, scandito da alterne vicende, ma conservando sempre nell'immaginario collettivo una valenza simbolica di forte impatto.
La mostra si articola in tre sezioni: Le radici di Roma e la fondazione della città, che affronta l'aspetto del territorio “romano” prima della fondazione della città grazie ad un excursus sui luoghi, sui personaggi leggendari e non. Attraverso incisioni, filmati, foto, rappresentazioni topografiche del territorio, bassorilievi, statue, si ripercorrono le gesta di Ercole e le vicende di Enea, padre fondatore di Roma, Rea Silvia e Marte, la lupa e le vicende dei gemelli Romolo e Remo fino alla fondazione della città. Tra le opere in mostra spiccano il Busto di Vestale e la Testa di Ares di tipo Borghese dei Musei Capitolini, le incisioni di Bartolomeo Pinelli, le opere provenienti dal Museo della Civiltà Romana.
La seconda sezione, Segni e simboli di Roma, riguarda l'immagine della città di Roma riletta attraverso i segni e i simboli che le appartengono e la identificano nel corso dei secoli, primo fra tutti la lupa capitolina, seguita dall'aquila imperiale, animale sacro a Giove, portatrice delle più alte virtù dell'uomo, simbolo della capitale dell'Impero e della potenza del suo esercito. In mostra sigilli, costumi, riproduzioni della Lupa Capitolina, la Statua dell'Aquila proveniente dal Palazzo dei Conservatori, le Bandiere dei Rioni , incisioni con vedute del Campidoglio, dell'albero della Cuccagna, della statua del Marco Aurelio, della Lupa e i Gemelli.
Nella terza sezione-“ 2.762, 21 aprile” , viene dato spazio ad alcune delle importanti celebrazioni del Natale di Roma organizzate nella storia e raccontate attraverso l'esposizione di opere d'arte, fotografie e filmati. Si viene così a scoprire che tale ricorrenza è celebrata fin dalle origini della città in collegamento con le pagane feste Palilie - celebrazioni in onore della Dea Pale, antica divinità romana della pastorizia connessa con la sacralità del Colle Palatino -, ed è richiamata in vita nella seconda metà del XV secolo dai letterati umanisti riuniti nell'Accademia Romana, fondata dal letterato Pomponio Leto.
Dal 1843, il Natale di Roma, per circa vent'anni, diviene una celebrazione pubblica, la cui gestione è assegnata ai Conservatori del Campidoglio, con l'intervento della corte pontificia e sotto la direzione dell'Accademia Romana, come autentica festa del Comune. Ma la sua rivalutazione definitiva avviene solo dopo il 1870, nella Roma Capitale d'Italia. Nel tempo tale anniversario acquisterà sempre più un carattere celebrativo, rappresentando un'occasione per dare segni di rinnovamento in rapporto con il valore storico della celebrazione.






Domenico Corvi: La dea Roma in trono, olio su tela Roma, Pinacoteca Capitolina, Inv. PC 254



Domenico Corvi: Romolo e Remo, olio su tela Roma, Pinacoteca Capitolina, Inv. PC 255



Bartolomeo Pinelli: Frontespizio della Storia romana 1818, acquaforte. Roma, Museo di Roma, Inv. MR 16689
“La storia racconta. Il Natale di Roma”,
Complesso Monumentale del Vittoriano, Gipsoteca Roma.
fino al 17 maggio 2009
Info: 06/69202049
e-mail: p.saba@comunicareorganizzando.it




“Plasmati”, ovvero attorno al rapporto con la TV

A Roma , nella B>Gallery, si sta svolgendo “ Plasmati ”, una mostra d'arte e video installazioni, ma anche un esperimento per capire di più e meglio il nostro rapporto con il mezzo televisivo. Il titolo, infatti, nasce dalla convinzione che siamo tutti modellati, anzi forse addirittura corrotti dalla televisione, nel bene e nel male, forse più nel male! Espongono le loro opere due giovani ed impegnati artisti, Jacopo Mattia Alegiani ed Edoardo Cicchetti: le tele di Alegiani sono degli enormi schermi al plasma, televisori apparentemente spenti che, grazie ad una speciale tecnica pittorica, si muovono con il movimento di chi li osserva e dunque necessitano, per comunicare, di un dialogo interattivo con lo spettatore. Le video installazioni di Cicchetti nascono fotografando la televisione e rimandando immagini sincopate, velocizzate e deformate: il risultato finale consiste in opere che dialogano fra loro, avendo lo scopo comune di far riflettere sul potere ipnotico della TV. In effetti questa esposizione si configura come un pretesto per indagare sugli effetti del mezzo televisivo e, per far ciò necessita delle opinioni e dei pensieri di chi fa televisione e ne conosce dall'interno i meccanismi. Nel catalogo, che normalmente è esclusivo appannaggio dei critici, sono invece inserite le opinioni di giornalisti, presentatori, commentatori, registi etc, tra cui Maurizio Costanzo, Antonio Porta, Maria Cuffaro, Paolo Aleotti, Alberto Bilà , Massimo Giletti.
Edoardo Cicchetti, fotografo, regista, fondatore nel 1995 del collettivo video e società di produzioni “Fluid Video Crew”, ha realizzato finora numerose video installazioni e dal 2007 utilizza un lavoro fotografico con una tecnica chiamata Time-lapse (intervallo di tempo), che vuole superare la precarietà temporale dello scatto, inoltrandosi nella dimensione “tempo”. Oltre alla ricerca del soggetto più consono, è importante per Edoardo fondersi con l'ambiente che s'intende fotografare e aspettare con pazienza il momento propizio per lo scatto.
Jacopo Maria Alegiani è gallerista, curatore di mostre, co-fondatore della Galleria romana “Le Opere” , oltre che pittore originale. Dopo diverse sperimentazioni, si è soffermato su lavori che hanno come soggetto preferenziale la televisione. In un'epoca in cui le macchine si sostituiscono agli esseri umani, nelle tele di Jacopo è l'uomo che imita la macchina e non il contrario. I suoi quadri-televisori, pregni di denuncia, mostrano interferenze, paesaggi inediti, mancanza di segnale e tendono ad un effetto estetico puro ed essenziale.
Infine questa interessante mostra, curata da Camilla Costanzo, ci spinge a riflettere: se plasmati siamo noi che subiamo la televisione, coloro che operano all'interno del meccanismo televisivo, possono essere considerati plasmatori, manipolatori o corruttori? "Fra trent'anni l'Italia non sarà come la vogliono gli italiani ma come la vuole la tv" (Ennio Flaiano)








Edoardo Cicchetti: particolare






J.M.Alegiani (part.)








J.M.Alegiani (part.)

“Plasmati”, mostra di opere di Jacopo Mattia Alegiani e Edoardo Cicchetti,
B>Gallery, Roma fino al 10 maggio 2009
info: 338.205.20.27





Le incisioni di Rembrandt, da Parigi a Parma



A Parma, presso La fondazione Magnani Rocca, è in corso la mostra “Rembrandt”. Un viaggio nel mondo delle incisioni del grande Maestro, che espone capolavori giunti dal Petit Palais di Parigi. Ben 55 incisioni all'acquaforte di Rembrandt Harmenszoon van Rijn (1606-1669) raggiungono così il Faust del maestro olandese, presente nella collezione Magnani Rocca, un insieme che documenta in modo completo la produzione dell'artista, il quale sbalordì già i contemporanei per la sua libertà rappresentativa e per l'approccio tecnico all'arte incisoria fuori dal comune. Le opere rappresentano per importanza e numero di opere il complesso più consistente e significativo di opere mai prestato dal museo parigino all'Italia. L'incomparabile importanza di Rembrandt nella storia dell'arte, e in quella incisoria in particolare, si deve alla capacità con cui seppe combinare padronanza dei mezzi tecnici, inventiva, ricerca espressiva. E' il trionfo del particolare, della sua prodigiosa cultura figurativa, con l'intensità emozionale e rivoluzionaria dei suoi famosi ritratti e autoritratti, la magia misteriosa e struggente delle sue scene bibliche, la sintesi modernissima dei suoi paesaggi. La scelta di presentare a Parma i capolavori incisori di Rembrandt non è affatto casuale. Vuole essere un omaggio alla passione che Luigi Magnani manifestò per l'arte incisoria,
una passione confermata dalle numerose incisioni presenti nelle raccolte permanenti della Fondazione. Si tratta di opere sceltissime che documentano il livello dei principali artisti che utilizzarono questa tecnica: oltre che dallo stesso Rembrandt, questi capolavori sono firmati da Dürer, Piranesi, Goya, fino a Morandi, forse il più grande incisore italiano del Novecento, che con Rembrandt avvertì affinità al punto di conservare cinque sue acqueforti nel proprio studio come sommo riferimento.
In occasione di questo "Incontro con Rembrandt" è così possibile per i visitatori compiere un affascinante viaggio nella storia dell'incisione, dal XV° al XX° secolo, attraverso i momenti culminanti e i nomi fra i più celebri, raffrontando le tirature delle diverse epoche, individuandone la filigrana, confrontando gli stati, osservando i sorprendenti dettagli narrativi e tonali.
Associato alla mostra viene approntato un laboratorio didattico per le scuole.
La mostra è curata da Sophie Renouard de Bussierre, mentre il Comitato d'onore è presieduto dal Sindaco di Parigi, Bertrand Delanoë.


“Rembrand, dal Petit Palais di Parigi”
Fondazione Magnani Rocca, Parma - Mamiano di Traversetolo.
Fino al 28 giugno 2009.

info@magnanirocca.it www.magnanirocca.it









Autoritratto, 1639



Faust, 1652



Il bagno di Diana, 1631 circa

All'estero
en français



Dal Museo Pushkin di Mosca “Da Courbet a Picasso”



A Martigny (Svizzera), la Fondation Pierre Gianadda presenta la mostra Da Courbet à Picasso che espone opere provenienti da l Museo di Belle Arti Pushkin di Mosca e copre il periodo più significativo tra la seconda metà del XIX secolo e i primi tre decenni del XX, attraverso la storia del collezionismo in Russia. Le opere, capisaldi delle tendenze artistiche dell'epoca, spaziano dal realismo all'impressionismo, dal postimpressionismo alle prime sperimentazioni dell'avanguardia europea. Il periodo affrontato coincide con lo sviluppo in Russia delle forze creative e sociali, che ha sollecitato l'attenzione verso le novità, indirizzando i collezionisti verso le esperienze più significative dell'arte straniera. Le opere presentate, infatti, sono state acquisite a Parigi da raffinati collezionisti moscoviti d'arte contemporanea, come Sergei Tretiakov o Sergei Šchukin.
La mostra si apre con opere di Camille Corot, artista lirico e introverso, cui seguono tele di Gustave Courbet, maestro del realismo, per continuare con lavori dei pittori impressionisti: Eduard Manet, Edgar Degas, Auguste Renoir, le Nymphéas blancs   di Claude Monet, i paesaggi di Alfred Sisley e di Camille Pissarro. A seguire la coinvolgente e disperante Ronde des prisonniers di Vincent Van Gogh, una delle opere più celebri nella storia mondiale dell'arte, mentre il misterioso paesaggio Vairaumati tei oa illustra in modo esemplare il periodo tahitiano di Paul Gauguin. Seguono opere di Paul Cézanne, dal linguaggio essenziale e pre-cubista, del Simbolismo francese, rappresentato da Pierre Puvis de Chavannes, mentre le tele di Henri Matisse e di Pablo Picasso, che Sergei Šchukin conosceva personalmente, costituiscono la parte più celebre della collezione del Museo. Si tratta delle prime prove di Matisse nell'ambito del fauvismo e di opere mature, come Les Capucines à la danc , e di capolavori di Picasso, tra cui Arlequin et sa compagne , dei suoi inizi cubisti. La sezione dedicata al Cubismo si completa infine con un famoso dipinto di Georges Braque, Le chateau La Roche-Guyon.
Una parte importante dell'esposizione è dedicata al tema del “primitivismo” con opere come La Muse inspirant le Poète di Henry Rousseau, prima versione del suo celebre dipinto. Nell'ambito del paesaggio spiccano le tele di André Derain, espressionista ante-litteram, mentre la Parigi di fin de siécle trova una narrazione raffinata e malinconica nelle opere di Maurice Utrillo. Dunque una panoramica suggestiva di capolavori d'arte europea che sarebbe molto interessante vedere.
La mostra, curata da Irina Antonova, direttrice del Museo Pushkin, si chiude con un gruppo di opere che ricordano il periodo post-rivoluzionario delle collezioni moscovite.




Paul Gauguin, Vaïraumati tei oa, 1892 Olio su tela, © Museo Statale di Belle Arti Pushkin, Mosca



Vincent Van Gogh, La ronde des prisonniers, 1890 Olio su tela, © Museo Statale di Belle Arti Pushkin, Mosca


Henri Matisse, Les Capucines à la danse, 1912 Olio su tela, © Museo Statale di Belle Arti Pushkin, Mosca





Pablo Picasso, Arlequin et sa compagne, 1901 Olio su tela, c© Museo Statale di Belle Arti Pushkin, Mosca
“Da Courbet a Picasso”,
Fondation Pierre Gianadda, Martigny (CH).
Dal 19 giugno al 22 novembre 2009
info@uessearte.it www.gianadda.ch


(La riproduzione in capo alla pagina è la copia dell'autoritratto di Artemisia Gentileschi, disegnata dalla restauratrice Francesca Secchi)


E' vietata la riproduzione anche parziale dell'articolo e delle immagini © Copyright