Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno X - n.39 - Gennaio - marzo 2014
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Segantini: storia di un restauro
Caroline Dupré e Francesca Secchi



“Non è certamente colla sola bellezza astratta della natura che si può creare un’opera d’arte. Questa creazione […] non è possibile se non per un impulso dello spirito che chiamerò anima umana […]”.
Scritti e Lettere di G. Segantini, Fratelli Bocca Editori, Torino 1910

 

1. Il dipinto prima del restauro. La cromia originale offuscata dall'ingiallimento delle vernici superficiali.



L'artista Giovanni Segantini (Arco, Trentino, 1858 - Schafberg, Svizzera, 1899) è stato molto spesso definito come "il pittore della montagna", sebbene questa definizione sia decisamente riduttiva. Le sensazioni di sacralità e di profonda pace che scaturiscono dalle sue grandi tele possono essere interpretate come il risultato di un processo catartico attraverso il quale Segantini proietta sulla natura i suoi traumi infantili (1). Nato in una famiglia molto umile, perde la madre a soli sette anni e viene affidato dal padre ad una sorellastra a Milano. Qui vive in condizioni di miseria e, dopo essere scappato di casa, viene arrestato per vagabondaggio e internato in un Istituto di correzione. Nel 1874 si iscrive ai corsi serali dell'Accademia di Belle Arti di Brera, dedicati alle persone meno abbienti, ma viene ben presto notato per il suo talento e dal 1878 accede ai corsi regolari di pittura. Un anno dopo incontra i fratelli Grubicy, mercanti d'arte che saranno per lungo tempo suoi mecenati e grazie ai quali otterrà grande successo dalla critica. Personalità sempre tormentata e sfuggente, l'artista si trasferisce con la famiglia dapprima in Brianza e successivamente in Svizzera, alla continua ricerca della tranquillità e del silenzio delle montagne anche con solitarie escursioni ad alta quota.

 

2. Il dipinto dopo il restauro.

Proprio al periodo brianteo è legato il momento di passaggio dallo stile tradizionale degli esordi, caratterizzato dai toni scuri tipici della pittura di fine ottocento, alla ricerca della luce attraverso pennellate di colori puri giustapposti, caratteristici della sua fase pienamente divisionista degli anni '90 dell'Ottocento. Queste pennellate spesse e materiche, stese con il pennello o con la spatola e talvolta raschiate via per portare a vista i toni sottostanti, fanno la loro prima apparizione nei filamenti del prato in primo piano nel dipinto Alla stanga del 1886, in contrapposizione con le stesure ancora tradizionali con cui Segantini ha realizzato il paesaggio e il cielo. "Il quadro grande", così come l'artista stesso ama definire quest'opera, consacra attraverso le straordinarie dimensioni (2), fino a quel momento dedicate a scene di genere o di storia, un soggetto di paesaggio in cui è rappresentato solennemente il rapporto tra l'uomo e la natura. La stanga è la staccionata che separa i pascoli dei due vicini paesi di Caglio e Sormano, a cui le vengono ricondotte le mucche al termine della giornata, accudite dalle contadine, di cui il pittore accenna appena i tratti del volto. La luce calda del sole al tramonto proietta i profili diagonali delle lunghe ombre, mentre i suoi raggi penetrano nella nebbia umida delle colline grigio-azzurre sullo sfondo. Recandosi nel preciso punto dove Segantini dipinse en plein air "il quadro grande", non vi sarà però possibile ritrovare la stessa profondità della pianura qui raffigurata: l'immagine non è una rappresentazione della realtà, ma l'elaborazione di quel paesaggio attraverso le emozioni dell'artista. Tra l'autunno del 1885 e la primavera del 1886, per sei mesi, Segantini con l'aiuto di tre assistenti trasporta sul posto dal suo studio l'enorme struttura lignea su cui era stata tensionata provvisoriamente la tela per poter dipingere all'aperto, stipendiando le tre contadine come modelle. Alla stanga viene esposto per la prima volta alla Permanente di Milano nell'aprile del 1886, occasione in cui ottiene grande riconoscimento dalla critica tanto da venire acquistato nel 1888 all'Esposizione Nazionale di Bologna dal Governo Italiano per 18.000 lire. Il dipinto, conservato presso la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, allora avente sede in Palazzo delle Esposizioni di Via Nazionale, è una delle rare opere presenti nelle collezioni pubbliche italiane a causa del precoce trasferimento di Segantini in Svizzera. Il celebre dipinto ha avuto una storia conservativa molto travagliata a causa dell'atto vandalico subito nel giugno del 1948 da uno squilibrato che con un coltello ha procurato dei lunghi tagli proprio al centro della tela, avventandosi anche su Il Voto di Francesco Paolo Michetti, esposto nella stessa Galleria. I due dipinti sono stati tempestivamente "ricoverati" presso i laboratori dell'Istituto Centrale del Restauro di Roma (oggi Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro), dove è stato effettuato un risarcimento localizzato dei tagli e la reintegrazione pittorica degli stessi, il tutto in soli due mesi. Alla stanga è tornato per la seconda volta nei laboratori dell'ISCR nel gennaio del 2013 per una revisione strutturale dell'intervento del 1948 e per sottoporre l'opera ad un nuovo intervento conservativo, reso necessario dall'ingiallimento diffuso della vernice superficiale e dall'alterazione della vecchia reintegrazione pittorica dei tagli. Il restauro, portato a termine nell'arco di sette mesi da un'équipe multidisciplinare (3), è stato preceduto da una serie di indagini non invasive che hanno permesso di effettuare uno studio approfondito della tecnica esecutiva e dei materiali costitutivi, fase fondamentale per la progettazione di un corretto intervento. La riflettografia infrarossa ha portato alla luce alcune modifiche in corso d'opera da parte di Segantini, individuabili ad esempio nella riduzione dimensionale del gruppo delle mucche e della contadina sulla destra, dipinta interamente per ben tre volte: la riduzione dimensionale di alcuni elementi in secondo piano è avvenuta per dare maggior profondità prospettica alla composizione. La caratterizzazione, attraverso indagini biologiche, della fibra di viscosa di cui è costituita la grande toppa utilizzata per il risarcimento dei tagli del 1948 ha rivelato la scelta di un tessuto sintetico di allora recente introduzione, che attesta la già elevata attenzione da parte dei restauratori dell'ICR ai materiali impiegati per la conservazione, ricaduta su un tessuto estremamente sottile ed allo stesso tempo resistente. L'intervento del 1948 è stato pertanto valutato come pienamente efficace grazie all'attuale stabilità strutturale della zona danneggiata. Si è proceduto quindi alla delicata fase di pulitura, effettuata grazie all'impiego di un gel rigido trasparente (Gellano) avente funzione estrattivo/supportante, in grado di inglobare al suo interno delle miscele di solventi organici e di rilasciarle sulla superficie in maniera controllata. In questo modo è stato possibile assottigliare gli strati di vernice conservando l'antica verniciatura ed evitando sempre il contatto diretto del solvente con la pellicola pittorica originale. L'assottigliamento della vernice superficiale ha reso possibile la riduzione della componente giallastra causata dall'ossidazione ed il recupero dei corretti valori cromatici del dipinto. L'operazione successiva è consistita nel trattamento, tramite l'apporto controllato di umidità e pressione, delle deformazioni del supporto verificatesi a seguito di un intervento di foderatura di cui, nonostante le ricerche d'archivio, non si è trovata traccia ma che molto probabilmente è stato effettuato nel corso dei primi vent'anni del '900. L'ultima fase, quella della presentazione estetica, ha richiesto particolare attenzione e cura: si è optato per una reintegrazione di tipo mimetico sia per quanto riguarda la stuccatura che la modalità di applicazione del colore al fine di ridurre il più possibile la percezione visiva dei lunghi tagli centrali. La nuova stuccatura è stata realizzata con l'ausilio di una lente di ingrandimento a visiera, ricreando con una spatola la morfologia delle pennellate limitrofe, così come la reintegrazione pittorica, eseguita con colori ad acquarello e a vernice, ha ristabilito una continuità di texture con la pellicola pittorica originale. L'intervento è stato completato con l'applicazione tramite nebulizzazione di un protettivo finale uniformante in strato molto sottile. È oggi possibile ammirare nuovamente Alla stanga nella sala della Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma. Il restauro è stato presentato con una conferenza stampa il 30 novembre 2013, che ha visto la partecipazione della maggiore studiosa di Segantini, la storica dell'arte Annie Paule Quinsac, che ha definito l'intervento come "un restauro eccelso" che "ha permesso di rendere vita" ed "una più grande leggibilità" al dipinto, il cui ingiallimento delle vernici "aveva tolto il senso dei volumi che in Segantini è fortissimo". Il celebre capolavoro lascerà per alcuni mesi la GNAM per essere esposto nel Palazzo Reale di Milano nell'autunno 2014 in previsione di una mostra interamente dedicata a Giovanni Segantini.
 
I tagli provocati dall'atto vandalico del 1948. Fotografia d'Archivio ISCR.


Particolare del gruppo delle mucche e della contadina sulla destra in luce visibile: il cappello della contadina e il profilo delle mucche precedentemente dipinti sono stati trasformati in covoni.


Un particolare del cielo durante la pulitura: la parte sinistra presenta ancora lo strato di vernice ingiallita, mentre nella parte destra la vernice è già stata assottigliata.


Il trattamento delle deformazioni con umidità e pressione.


Ripresa a luce radente della nuova stuccatura, effettuata imitando la morfologia della superficie pittorica circostante.


La restauratrice Francesca Secchi durante la fase di reintegrazione pittorica.


La restauratrice Caroline Dupré durante la fase di reintegrazione pittorica.



(1) A.P. Quinsac, Segantini, Art Dossier, Ed. Giunti, Firenze 2002.
(2) Il dipinto misura 170 x 389,5 cm.
(3) Il gruppo di lavoro ha visto la collaborazione tra storici dell'arte e restauratori dell'ISCR e della GNAM. Il contributo scientifico riguardante le indagini preliminari è stato effettuato dai Laboratori di chimica, fisica e biologia dell'ISCR. Il restauro è stato possibile grazie al finanziamento della Fondazione Paola Droghetti Onlus.

Il video sul restauro "Alla stanga. Storia di un restauro": http://www.youtube.com/watch?v=ycKnjbymzBI

(nota: La riproduzione grafica del dipinto di A.Gentileschi è opera di F. Secchi )




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