Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale -Anno IV- Autunno 2008, n.16
ARTE e DIRITTO  

"Ubi Ius, ibi societas”

TUTTO SCORRE…MA ?
Il difficile connubio tra il progresso e la tutela del patrimonio storico culturale nelle scelte della Pubblica Amministrazione.
di Vittorio Largajolli





In questi giorni sembra essere giunta alla fine la vexata quaestio inerente al cd. parcheggio del Pincio che sarebbe dovuto sorgere in un’area ad alto valore storico culturale della nostra Capitale; ebbene il parcheggio del Pincio (per i meno addetti Villa Borghese) non si farà! Lo ha deciso la Giunta capitolina con una memoria, presentata alla stampa dal sindaco Alemanno, insieme al Ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi. Come soluzione alternativa, il Campidoglio prospetta la costruzione di un terzo piano nel parcheggio del Galoppatoio, con circa 700 posti auto in più. Una soluzione definita “meno impattante e più conveniente in termini di costi complessivi”. I ritrovamenti archeologici rinvenuti nel sottosuolo del Pincio (molto probabilmente inerenti ai celeberrimi Horti luculliani, del I sec a.C.) “impongono una riduzione di oltre il 33 per cento” del parcheggio, ridimensionandone fortemente l'utilità pubblica o rendendo necessario il suo spostamento. Ampliare il parking del Galoppatoio, invece, ha lo stesso effetto sui trasporti e lo stesso ritorno economico, senza alcun impatto ambientale e senza incidere su un contesto delicato come la terrazza del Valadier, una palazzina neoclassica di grande pregio. Senza poi dimenticare che il Pincio è prima di tutto un giardino storico, un parco urbano, e come tale è tutelato dalla Carta dei Giardini storici. Insomma ancora una volta si è posto il grande dilemma, spesso frequente in un paese ad alto valore storico culturale come il nostro, di scegliere tra una forzata svolta verso la modernità ed i maggiori confort per gli utenti e la tutela del patrimonio storico-artistico ed ambientale.





Roma: Il Pincio




Al di là delle considerazioni socio politiche che in questa sede non interessano, dobbiamo focalizzare l'attenzione sugli aspetti giuridico normativi che investono l'intera vicenda.
E' bene iniziare il nostro excursus chiarendo cosa sia l'attività amministrativa; la stessa, infatti, risulta essere la manifestazione della funzione pubblica, contenuta nel limite dell'attribuzione di normativa di potere (così F. Caringella). L'attività amministrativa incontra dei limiti che possono essere fissati in maniera dettagliata e puntuale, o in modo più lasco. Nel primo caso si parla di attività vincolata, nel secondo, viceversa, di attività discrezionale .
Principi cardine dell'azione amministrativa: sono il principio di legalità ( ex art. 1 della Legge 241/1990 “(…) l'attività amministrativa persegue i fini dettati dalla legge (…)” ; il principio di buona amministrazione ( ex art. 97 Cost. , che impone a tutti gli organi della P.A. di svolgere le loro funzioni secondo il rispetto dell'efficacia, efficienza, speditezza ed economia dell'azione amministrativa); ed infine il perseguimento dell'interesse pubblico, che deve muovere sempre le scelte di una buona amministrazione.
Orbene tornando al caso che ci attiene in questa sede, il Comune di Roma ha dovuto porre in essere una scelta, nel rispetto dei principi precedentemente enucleati.
Ma in questo caso la scelta si è presentata particolarmente complessa, poiché, l’interesse pubblico può essere ravvisato in entrambe le soluzioni. Infatti da una parte le necessarie esigenze di sviluppo e di modernità, che coincidono con un interesse collettivo dei cittadini e, senza meno, apportano una migliore qualità della vita per gli stessi; dall’altra l’interesse dei medesimi cittadini a tutelare il loro, imprescindibile, sostrato storico- culturale. Cosa, allora, può aver guidato la P.A. a far prevalere una scelta rispetto all’altra decidendo di




Il Pincio: gli scavi archeologici "incriminati"



abbandonare il progetto di realizzazione del parking del Pincio? Con probabile contenzioso con la ditta appaltatrice dei lavori, sebbene il sindaco abbia detto “(…) Abbiamo salvato il Pincio, senza forzature, senza rimetterci un euro, perché non c’è danno all’erario(…) (…) il 33 per cento della superficie dell’area è interessata dai reperti archeologici (…) (…) gli scavi non sono completati, il progetto va rifatto di sana pianta. È quanto basta per non pagare nulla all’impresa (…)“ Probabilmente la scelta è stata effettuata (al di là delle motivazioni politiche) nel rispetto del già richiamato principio di legalità; infatti l’Art. 9 della nostra Costituzione afferma: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”: ciò basta per dire che la P.A. nel momento in cui si trova a fare una scelta dove viene messa, anche in minima parte, a rischio la tutela del patrimonio storico e artistico del nostro paese, non può e non deve assecondarla.



Vittorio Largajollii, nato a Roma nel 1976, è avvocato del Foro di Roma, esperto in diritto amministrativo.
studiolegalelargajolli@yahoo.it




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