Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VI - n.24 - Aprile-giugno 2010
ARTE e DIRITTO  

"Ubi Ius, ibi societas”


Alcuni importanti aspetti relativi al cd. “Attestato di libera circolazione” dei Beni culturali.
di Vittorio Largajolli




Ci occuperemo questa volta di uno strumento che viene utilizzato per consentire l'uscita in via definitiva o in via temporanea (ad esempio per precipue manifestazioni culturali) dei Beni facenti parte del nostro patrimonio culturale.
A regolare il tutto è l'articolo 65 comma 3 del codice in materia di Beni culturali (D. lgs 62/2008) che indica tassativamente i beni che possono avere l'attestato di libera circolazione (ovverosia le cose a chiunque appartenenti che presentino interesse culturale, essendo opere di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre 50 anni – gli archivi ed i singoli documenti appartenenti a privati, che presentino interesse culturale – le cose rientranti nelle categorie di cui all'art. 11, comma 1 lettere f), g) ed h) a chiunque appartengano). Materialmente per fare uscire il bene bisogna presentarlo al competente ufficio di esportazione (indicandone il valore venale), chiedendo di ottenere l'attestato.

Leonardo, Annunciazione (part)


Dopo una serie di procedure burocratiche interne (accertamenti sul valore venale tramite il Ministero ed il nucleo per la tutela del patrimonio dei Carabinieri), l'ufficio di esportazione rilascia o nega l'attestato di libera circolazione, il tutto entro 40 giorni dalla presentazione dell'istanza.
In caso di diniego avverso lo stesso, che deve essere comunque motivato, è possibile proporre ricorso gerarchico al Ministero sia per motivi di legittimità che di merito entro 30 giorni dalla comunicazione negatoria.
Entro i successivi 90 giorni la P.A. procedente dovrà comunicare l'esito del ricorso, in caso di absentia di comunicazione il silenzio che si verrà a formare sarà considerato diniego (cd. silenzio rigetto).
È importante sottolineare che, nel caso di diniego dell'attestato, l'ufficio esportazione avvierà il procedimento di dichiarazione d'interesse ai sensi dell'art. 14 con l'applicazione delle connesse misure cautelari di salvaguardia del bene previste.
Il successivo art. 71 regola invece il cd. attestato di circolazione temporanea, utilizzato in tutti i casi di esportazione per manifestazioni culturali.
Anche in questo caso è necessaria una domanda su cui deve essere indicato il valore venale del bene, oltre al nominativo del responsabile della custodia all'estero; inoltre sono previste forme di garanzia in via generale (tipo assicurazione del bene o assunzione diretta dei rischi da parte dello Stato estero, quest'ultima spesso utilizzata in caso di mostre in accordo tra i Ministeri competenti).
Nell'attestato verrà indicato anche il termine per il rientro dei beni che comunque è prorogabile sino ad un massimo di 18 mesi.


Vittorio Largajolli è avvocato del Foro di Roma ed esperto in Diritto amministrativo.
studiolegalelargajolli@yahoo.it




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