Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno VIII - n.31 - Gennaio - marzo 2012
ARTE e DIRITTO  

"Ubi Ius, ibi societas”

La valorizzazione e la tutela dei beni culturali al di fuori della competenza della P.A.
di Vittorio Largajolli





In un momento storico in cui le casse della P.A. sono particolarmente in difficoltà ed infuriano le polemiche sullo stato dei nostri beni culturali (si veda a titolo esemplificativo la situazione di Pompei ed Ercolano), dove le intenzioni del privato di sponsorizzare i restauri sono sempre viste con malcelato timore, l’argomento odierno si fa di grande attualità.
È evidente che nell’ambito dell’amministrazione dello stato si è acquisita la consapevolezza della necessità di guardare ai beni culturali in una prospettiva gestionale; in quanto beni che generano reddito, come giustamente detto da un insigne giurista in una logica aderente alla mise en valeur delle potenzialità economiche del bene culturale.
Risulta quanto mai importante il bilanciamento che la P.A. deve fare nell’utilizzo della propria discrezionalità amministrativa in materia sul tema.
Bilanciamento che da una parte vede la necessità di rispettare il principio di economicità (che tra l’atro è richiamato proprio dalla legge 241 del 1990 e ss mod. e integrazioni) e dall’altra l’esigenza di salvaguardia e tutela dei beni appartenenti al patrimonio della nazione.
L’argomento è molto delicato e vasto e non permette l’esaurimento in un solo scritto, intanto possiamo però tracciare i confini della materia.
La fonte normativa è anche il Codice dei Beni culturali che dall’articolo 110 all’articolo 121 regolamenta la materia della valorizzazione del patrimonio culturale.
Andiamo ad esaminare l’articolo 120 comma 1 che spiega cosa è la sponsorizzazione (così come sostituito dal D.Lgs. 26 marzo 2008, n. 62.) che riguarda le cd. Sponsorizzazioni, il quale testualmente recita: “(…) 1. E' sponsorizzazione di beni culturali ogni contributo, anche in beni o servizi, erogato per la progettazione o l'attuazione di iniziative in ordine alla tutela ovvero alla valorizzazione del patrimonio culturale, con lo scopo di promuovere il nome, il marchio, l'immagine, l'attività o il prodotto dell'attività del soggetto erogante. (…)”.
Mentre il successivo comma 2 della medesima norma specifica come: “(…) 2. La promozione di cui al comma 1 avviene attraverso l'associazione del nome, del marchio, dell'immagine, dell'attività o del prodotto all'iniziativa oggetto del contributo, in forme compatibili con il carattere artistico o storico, l'aspetto e il decoro del bene culturale da tutelare o valorizzare, da stabilirsi con il contratto di sponsorizzazione. (…)”. Tracciando quindi un confine molto labile quando parla di “forma compatibili con l’aspetto il decoro” etc.



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Chi stabilisce la compatibilità ? La stessa non è certo oggetto di una discrezionalità tecnica della P.A. ma di una esplicazione di una discrezionalità pura nella scelta della stessa.
Mi spiego meglio.
Come si fa a dire che la sponsorizzazione di un particolare monumento sia compatibile, così come espresso dalla norma ricordata, con un prodotto di abbigliamento e non con un prodotto dell’agro-alimentare…?
Il successivo comma 3 stabilisce le modalità economiche del contributo: “(…) 3. Con il contratto di sponsorizzazione sono altresì definite le modalità di erogazione del contributo nonché le forme del controllo, da parte del soggetto erogante, sulla realizzazione dell'iniziativa cui il contributo si riferisce. (…)”.
Torneremo sulla materia perché sono molti i profili da approfondire.

Vittorio Largajolli č avvocato del Foro di Roma ed esperto in Diritto amministrativo.
studiolegalelargajolli@yahoo.it




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