Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno X - n.39 - Gennaio - marzo 2014
ARTE e DIRITTO  

"Ubi Ius, ibi societas”

"Sdemanializzazione" una parola molto in voga….
di Vittorio Largajolli









Un argomento molto importante e meritevole di approfondimento soprattutto in questo particolare momento storico è quello relativo cd. sdemanializzazione dei beni appartenenti al demanio dello Stato.
Infatti negli ultimi anni (complice la crisi economica) il Governo ha manifestato più volte l’intenzione di alienare parte del patrimonio disponibile dello Stato ma recentemente si è pensato di fare altrettanto con gli arenili trovando un sistema lecito per venderli agli attuali concessionari che gestiscono attualmente parte degli stessi. Questo vuoi per superare (in maniera forse non del tutto corretta, ma evitando in parte i contenziosi con gli attuali concessionari che vi hanno investito per costruire le strutture) gli imput che vengono dalla U.E. che richiede gare pubbliche comunitarie per l’assegnazione delle concessioni demaniali (in ossequio della direttiva Bolkestein, il timing sembra oramai fissato per il 2020….), vuoi per creare una monetizzazione una tantum per lo stato.
Ma che cosa è sostanzialmente la sdemanializzazione ?
In gergo tecnico la stessa indica un atto o un fatto che incide sulla destinazione pubblicistica di un bene determinandone la cessazione del relativo status pubblicistico (nel caso dei beni demaniali questo coincide con il concetto di inalienabilità a qualsivoglia titolo, si pensi che non sono nemmeno usucapibili..).
Come noto, nella categoria dei beni demaniali, occorre distinguere il demanio necessario, (naturale o artificiale) che è ab origine destinato al pubblico interesse ed il demanio eventuale che acquisisce lo statuto pubblicistico della demanialità solo a seguito di uno specifico atto amministrativo.

La materia è regolata dal Codice Civile e per quanto riguarda il demanio marino anche dal Codice della Navigazione R.D. 30 marzo 1942, n. 327 (sono costituiti da: a) il lido, la spiaggia, le rade e i porti; b) le lagune, le foci dei fiumi che sboccano in mare, i bacini di acqua salsa o salmastra che almeno durante una parte dell’anno comunicano liberamente col mare; c) i canali utilizzabili ad uso pubblico marittimo).
Nel codice civile le norme che interessa ricordare sono quelle regolate dagli articoli 822 e 829.
L’art. 822 c.c. sancisce che: “(…) Appartengono allo Stato e fanno parte del demanio pubblico il lido del mare, la spiaggia, le rade, e i porti; i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque definite pubbliche dalle leggi in materia; le opere destinate alla difesa nazionale. Fanno parimenti parte del demanio pubblico, se appartengono allo Stato, le strade, le autostrade e le strade ferrate; gli aeroporti; gli acquedotti; gli immobili riconosciuti d’interesse storico archeologico e artistico a norma delle leggi in materia; le raccolte dei musei, delle pinacoteche, degli archivi, delle biblioteche; e infine i beni che dalla legge sono assoggettati al regime proprio del demanio pubblico (....)”
Mentre il successivo articolo 829 c.c. ne regola l’alienabilità: “(…) il passaggio dei beni dal demanio pubblico al patrimonio dello Stato deve essere dichiarato dall'autorità amministrativa. Dell'atto deve essere dato annunzio nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica. Per quanto riguarda i beni delle province e dei comuni, il provvedimento che dichiara il passaggio al patrimonio deve essere pubblicato nei modi stabiliti per i regolamenti comunali e provinciali (…)”.
Ma è giuridicamente valida la soluzione di vendita dei beni demaniali come gli arenili dati in concessione?
Occorre una premessa, per vendere gli arenili è necessario un passaggio formale ma assolutamente indispensabile.
Gli stessi (almeno nella parte che è attualmente in concessione) dovrebbero perdere, attraverso una complessa procedura di legge e di decreti attuativi, lo status di demanio naturale e divenire patrimonio dello Stato. A quel punto, dopo precipua valutazione fatta dalle Amministrazioni preposte o da società pubbliche create all’uopo, potrebbero essere venduti secondo modalità indicate dal legislatore.
Restano comunque i dubbi circa l’elusione della direttiva comunitaria.











Vittorio Largajolli č avvocato del Foro di Roma ed esperto in Diritto amministrativo.
studiolegalelargajolli@yahoo.it




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