Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno V - n.22 - Novembre-dicembre 2009
L'ARTE NEL MIRINO 


Gli anni '70 e la rivincita del quotidiano
di Francesca Pardini





Il Museo dell'arte del Novecento e del contemporaneo della Provincia di Sassari, nella storica struttura dell'ex convento carmelitano, ospita fino al 17 gennaio 2010 la mostra Anni '70. Fotografia e vita quotidiana, frutto della nuova collaborazione con il MAN di Nuoro e di una co-produzione internazionale che ha unito quest'ultimo a La Fabrica/ PhotoEspaña 2009 e al Centro Andaluz de Arte Contemporaneo di Siviglia.
Fotografia e quotidianità, due termini imprescindibilmente legati tra loro nel nostro sentire comune. La fotografia infatti, prima ancora di essere un'immagine costruita secondo specifici criteri visivi, spaziali e artistici, è prima di tutto, nel nostro uso abituale, la traccia materiale di una frazione di tempo fermato nella memoria, il più delle volte il tempo delle nostre relazioni quotidiane, del nostro vissuto giornaliero. Cosa dobbiamo aspettarci dunque di particolare dalla mostra di Sassari?
Proprio come questo “sentire comune” sia stato sfruttato da quegli artisti che, negli anni '70, andavano rivalutando il valore “documentale” della fotografia. Il limite distinto e definito tra il ruolo dell'artista e quello del fotografo viene infatti progressivamente a disperdersi in corrispondenza dei molteplici usi e delle possibilità che la fotografia ha offerto in relazione a nuove pratiche dell'arte contemporanea, a partire dalla stagione della Pop Art. Il valore di documento assume un'importanza nuova in concomitanza con la ricerca delle nuove attitudini estetiche espresse dalla diffusione dell'happening, della performance, dell'arte concettuale: la fotografia diviene l'unica e autentica testimonianza dell'esistenza dell' opera.
L'arte irrompe nella vita e la fotografia ne è la fedele osservatrice. Le 189 opere dei ventidue artisti presenti all'esposizione mostrano un ampio e diversificato ventaglio di immagini paradigmatiche atte a ritrovare quel limite del quotidiano dove il privato si incontra con il pubblico, dove l'io va alla ricerca dell'altro, e dove il diverso e l'eccentrico rientrano con estrema facilità sulla soglia della “normalità”. La narratività degli scatti e il senso del racconto di piccoli frammenti si esprime spesso attraverso immagini in sequenza, come la ripetitiva monotonia dell'uscita degli operai da una fabbrica (Allan Sekula ),o la campionatura di personaggi dell'africano Malick Sidibè. La fotografia diviene il medium di una riflessione socio-antropologica e di indagine di nuove realtà sociali, come quella sul rito della pettinatura negli scatti del nigeriano Ojeikere.
Anders Petersen, svedese, autore di reportage, utilizza la macchina fotografica per entrare in contatto con piccoli gruppi accomunati da collettive pratiche quotidiane. Degli avventori abituali di un bar, o dei reclusi di una prigione, Andersen registra i volti e gli aspetti più crudi ponendoci di fronte ad una condizione del mondo emarginata, svelandoci gli aspetti bizzarri e amaramente ironici della fervente società degli anni '70.





Anders Petersen: Sin título. De la serie "Café Lehmitz", 1977 / Senza titolo. Serie "Café Lehmitz", 1977. Courtesy: Anders Petersen Copyrights: Anders Petersen




5. J.D. Okhai Ojeikere: Sin título (Peinado), 1968-1975 / Senza titolo (Acconciatura) courtesy: Fifty One
Fine Art Photography Copyrights: J.D. Okhai Ojeikere
Tra gli artisti in esposizione emergono, tra gli altri, nomi di rilievo internazionale come David Goldblatt, Christian Boltanski, Cindy Sherman, Robert Adams, Laurie Anderson, Claudia Andújar, Victor Burgin, William Eggleston, Hans Peter Feldman, Alberto García-Alix, Karen Knorr, Víctor Kolár, Ana Mendieta, Fina Miralles, Gabriele & Helmut Nothhelfer, J. D. Okhai Ojeikere, Carlos Pazos, Eugene Richards, Ed van der Elsken, Kohei Yoshiyuki. Ad uno solo di loro, Goldblatt, la mostra offre due diverse “isole”: nella prima l'artista si misura con il tema dell'apartheid, nella seconda conduce una ricerca sulle mani come altro viso di una persona.
In molti di questi artisti l'utilizzo della fotografia non assume un valore fine a se stesso, ma si affianca a quello di altri medium, alle arti plastiche, alla stesura di testi critici, alla ripresa di performance, a intuizioni concettuali; come supporto di quella ricerca sperimentale che vede oltrepassare il lato “artistico” delle opere con il loro valore percettivo e sensoriale.



Alberto García-Alix: Fina, 1978,Courtesy: Alberto García-Alix, Copyrights: Alberto García-Alix




Malick Sidibé: Chemises Album, page 2, 1970. courtesy: GwinZegal Plouha, Copyrights: Malick Sidibé





Allan Sekula: Sequenze di diapositive senza titolo,1972. Courtesy: Ellipse Foundation. Contemporany Art Collection, Cascais. Copyrights: Allan Sekula

Francesca Pardini è laureata in Storia dell'Arte Contemporanea e specializzata in Fotografia contemporanea.


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