Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XII - n.52 - Aprile-giugno 2017
L'ARTE NEL MIRINO 


VIVIAN MAIER. Una fotografa ritrovata
di Artemisia



Dal 17 marzo scorso al Museo di Roma in Trastevere è visibile  l’attesissima mostra retrospettiva “Vivian Maier. Una fotografa ritrovata” che ricostruisce il lavoro fotografico dell’interessante quanto sconosciuta autrice
La vita e l’opera di Vivian Maier sono circondate da un alone di mistero che ha contribuito ad accrescerne il fascino. Bambinaia di mestiere, fotografa per vocazione, non abbandonava mai la macchina fotografica, scattando compulsivamente con la sua Rolleiflex. È il 2007 quando John Maloof, all’epoca agente immobiliare, acquista durante un’asta parte dell’archivio della Maier confiscato per un mancato pagamento. Dopo aver realizzato di possedere un tesoro prezioso, non smetterà di cercare materiale riguardante questa misteriosa fotografa, arrivando ad archiviare oltre 150.000 negativi e 3.000 stampe!

La mostra presenta 120 fotografie in bianco e nero realizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta insieme a una selezione di immagini a colori scattate negli anni Settanta, oltre ad alcuni filmati in super 8 che mostrano come Vivian Maier si avvicinasse ai suoi soggetti.

Figura discreta e riservata anche con i datori di lavoro, che pochissimo conoscevano di lei, Vivian Maier era una donna decisa e intransigente nei modi, si dedicava alla fotografia con un amore totale ritraendo le città dove aveva vissuto, New York e Chicago, con uno sguardo istintivamente attratto da particolari che potevano sembrare insignificanti. La Maier era interessata ai bambini, agli anziani, alla vita di strada che le scorreva davanti agli occhi, curiosa della città e dei suoi abitanti in un momento di cambiamento sociale e culturale. Dai suoi scatti sono nate immagini un po’ misteriose, di un singolare fascino che rivelano la stoffa di una grande fotografa.




New York, 10 settembre, 1955. Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York.


Le sue fotografie non sono mai state esposte né pubblicate mentre era in vita e ciò fa parte del mistero che circonda questa sua passione; la maggior parte dei suoi rullini non sono stati sviluppati e dunque Vivian Maier sembrava fotografare per se stessa!
Osservando il suo corpus fotografico spicca la presenza di numerosi autoritratti, quasi un possibile lascito nei confronti di un pubblico con cui non ha mai voluto o potuto avere a che fare. Il suo sguardo austero, riflesso nelle vetrine e nelle pozzanghere, oppure la sua lunga ombra che incombe sul soggetto della fotografia diventano un tramite per avvicinarsi a questa enigmatica  artista, antesignana della fotografia di reportage, ma anche capace di fermare attimi a prima vista "senza storia", ma in realtà ricchi di vita.
La mostra “Vivian Maier. Una fotografa ritrovata” presenta al pubblico il mistero di un’artista che in vita realizzò un enorme numero di immagini senza mai mostrarle a nessuno e che ha tentato di conservare come il bene più prezioso. Come scrive Marvin Heiferman “Seppur scattate decenni or sono, le fotografie di Vivian Maier hanno molto da dire sul nostro presente. E in maniera profonda e inaspettata… Maier si dedicò alla fotografia anima e corpo, la praticò con disciplina e usò questo linguaggio per dare struttura e senso alla propria vita, conservando però gelosamente le immagini che realizzava senza parlarne, condividerle o utilizzarle per comunicare con il prossimo”. Alla domanda di esprimere un giudizio sull’opera fotografica della Maier così ha risposto Denis Curti in un’ intervista del 2014 : ”E’ evidente che lei vedeva quello che inquadrava, ma sappiamo che la fotografia non vede come vedono gli occhi, vede in un modo completamente diverso: il suo è un “vedere fotografico”. Io sono stato colpito per questo, perché è come se la Maier fosse un super-eroe della fotografia, una donna dotata di un istinto veramente mirabolante…” (dal libro  “La bambinaia fotografa” a cura di Naima Comotti, Feltrinelli),
La mostra, che durerà fino al 18 giugno 2017, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, prodotta da diChroma Photography, realizzata da Fondazione FORMA per la Fotografia in collaborazione con Zètema Progetto Cultura, e curata da Anne Morin e Alessandra Mauro.
Accompagna la mostra il libro "Vivian Maier. Fotografa" pubblicato da Contrasto.




Senza titolo, Autoritratto, senza data. Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York.



Senza titolo, senza data. Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York.



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