Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VI - n.23 - Gennaio-marzo 2010
IL MUSEO A CIELO APERTO 



La Roma amata da Stendhal
di Bruna Condoleo




Roma: una suggestiva veduta di Ponte S. Angelo e della Cupola di S. Pietro


Con la rubrica che qui prende l'avvio si vuole riproporre ai lettori il Gran Tour, il viaggio che letterati, pittori e poeti effettuarono in Italia nelle epoche passate, considerando la nostra Penisola culla di cultura e d'arte, un museo a cielo aperto , ricolmo di innumerevoli bellezze naturali e artistiche. Tra i moltissimi viaggiatori dell'età romantica che più amarono l'Italia primeggia lo scrittore Henry Beyle, conosciuto con lo pseudonimo di Stendhal (Grenoble 1783- Paris 1842): spirito libero, insofferente di ogni costrizione, trovò la vera patria in Italia, che



La Mole Adriana e il Ponte S. Angelo

egli considerò un soggiorno impareggiabile per chi volesse godere il piacere di vivere e di amare. Oltre Milano, che lo aveva incantato fin da quando, nel 1800, con il grado di sottotenente, era venuto al seguito dell’esercito francese, e che sarà per lui la patria d’elezione (Arrigho Beyle, milanese, sarà il suo epitaffio!), altre città diventano mete dei suoi frequenti viaggi: Parma, Firenze, Napoli e Roma, che lo colpì per le genti, le storie, la grande tradizione d’arte che la rende unica al mondo. Durante il viaggio che lo scrittore fece nel 1827 da Parigi a Roma, è letteralmente rapito dalla bellezza del Lago Maggiore e delle Isole Borromee prima di raggiungere Parma, la città in cui ambienterà il suo capolavoro, La Chartreuse de Parme (1839). Fiorente comune nel Medioevo, colta signoria rinascimentale dei Farnese, ducato borbonico in età risorgimentale, Parma conserva ancora adesso l’aspetto di una capitale di antica tradizione culturale, caratterizzata da un’autonoma scuola pittorica e dalla passione mai spenta per la musica.
Nella cittadina emiliana, che un altro scrittore, Maurice Barrès, definisce “il luogo del mondo più adatto per abbandonarsi alle fluttuanti impressioni dell'animo”, Stendhal ambientò il suo romanzo. Il Duomo romanico, con la cupola affrescata dal Correggio, capolavoro scenografico del pieno Rinascimento, il gotico Battistero di Benedetto Antelami, che grandeggia sulla Piazza con la sua mole ottagona, il Teatro Farnese, uno dei primi teatri stabili d'Europa, che Stendhal potè vedere in tutta la sua magnificenza, rappresentano lo scenario incantevole della sua storia romantica, intrisa di quegli eroismi e di quelle passioni che anche lui perseguì nella vita.


Un particolare della Colonna aureliana



La chiesa rinascimentale di S. Maria del Popolo


Tuttavia è Roma il luogo magico che egli amò soprattutto; nelle Passeggiate romane, originale diario dei suoi itinerari storico-artistici, egli descrive monumenti antichi, basiliche, palazzi e giardini con grande competenza e con l'entusiasmo di chi, come lui, ha ricercato il piacere e la felicità che promanano dal godimento della bellezza, per chiunque sappia assaporarne l'eterno fascino. Dinanzi alla “Pietà Vaticana” di Michelangelo, Stendhal dice ammirato che l'opera sopravviverà al ricordo stesso del Cattolicesimo e di fronte agli affreschi di Raffaello nelle Stanze Vaticane commenta estasiato le virtù pittoriche del Maestro Urbinate.. E’ incantato dalle severe linee architettoniche della Chiesa del Gesù dell’architetto Vignola, ma ancora di più da Santa Maria del Popolo, del cui interno descrive le belle tombe del Sansovino e le due famose tele “La crocifissione di Pietro e La caduta da cavallo di Paolo” di Caravaggio, che definiscegrande pittore e grande scellerato per la sua vita bohémienne e ribelle.



Resti del Foro con la Colonna Traiana


 

La piazza del Pantheon con la fontana cinquecentesca
Lo scrittore si sofferma spesso sui panorami naturali che la Città offre dall'alto dei colli, in particolare dall'Aventino dove si eleva l'armoniosa facciata neoclassica della Chiesa di Santa Maria del Priorato progettata da Giovan Battista Piranesi, da cui si ammira un incomparabile scorcio della cupola di San Pietro. Elogia gli splendidi giardini del Pincio per la vista superba e rammenta l'abitudine invernale, agevolata dalla dolcezza del clima, delle passeggiate a piedi delle dame, secondo una moda tutta francese, quasi un romano Bois de Boulogne. Da Castel S. Angelo al Campidoglio ai Fori Imperiali, Stendhal conduce idealmente il lettore in un percorso esaltante d'archeologia e di storia; definisce il Pantheon il più bel resto d'antichità romana, per la sua

penetrante bellezza e per l’arditezza architettonica della cupola che definisce sublime. Nutrito di studi illuministici, predilige, infatti, l’arte classica e la cultura del Rinascimento allo stile barocco, che ritiene troppo decorato e ampolloso e sulle cui opere emette spesso giudizi caustici, mai privi d'ironia. I suoi personali gusti estetici non gli impediscono, però, di apprezzare capolavori come l'Estasi di Santa Teresa di Gian Lorenzo Bernini: dinanzi al marmoreo gruppo, in Santa Maria della Vittoria, in cui la Santa d'Avila è rapita in un'ascesi mistica mentre un angelo sta per trafiggerle il petto, così si esprime lo scrittore: che arte divina, quale voluttà, rivelando un non comune acume critico nell'individuare nella sintesi di sacro e profano la vera sostanza dell'arte berniniana.



Una veduta del colle del Pincio da Piazza del Popolo

Benché sia affascinato dalle innumerevoli testimonianze artistiche della Capitale, che secondo lui creano a volte una sorta di vertigine (definita, da allora, sindrome di Stendhal !), lo scrittore visitò volentieri anche i dintorni di Roma, in particolare fu attratto da Tivoli, dai Colli Albani e da Ariccia, dimora di principi, cardinali e Papi. Palazzo Chigi, fatto ricostruire alla metà del ‘600 da Alessandro VII su progetto del Bernini e di Carlo Fontana, lo colpì per gli interni fastosi, ma ancor più per l'immenso parco, 28 ettari di bosco, l'antico Nemus aricinum, sacro a Diana. Il barco, come era chiamata questa zona di caccia allora popolata di daini e di caprioli, poteva ben rappresentare l'immagine stessa del paesaggio romantico: una natura verdissima di


La chiesa neoclassica del Priorato di Malta sull'Aventino

latifoglie e alberi millenari, intatta nella sua pittoresca bellezza, adorna di fontane e di reperti antichi provenienti dalla via Appia. Il Palazzo, all’epoca di Stendhal ancora soggiorno estivo per ospiti illustri, si conserva oggi eccezionalmente integro: l’imponente struttura architettonica, con l’originario arredamento seicentesco, firmato dal Bernini e dalla sua scuola, gli affreschi, i quadri, le sculture di noti artisti ed i rari parati in cuoio stampato, detti di Cordova, rappresentano un complesso “unico” in Europa. Una curiosità: nei raffinati appartamenti, negli ampi saloni, nelle camere da letto arricchite di baldacchini lussuosi, il regista Luchino Visconti ambientò negli anni '60 il celebre film “Il Gattopardo”!.
Durante i frequenti viaggi a Roma da Civitavecchia, dove era stato nominato console di Francia, sappiamo che Stendhal alloggiò in vari alberghi e locande, ma fu anche ospite nel Palazzo del Quirinale; frequentò spesso la libreria Cracas, dove compì ricerche per "Histoire de la peinture en Italie" nel 1817.






La cupola di S. Pietro vista dall'Aventino

Nel 1832, proprio a Roma, scrisse di getto "Souvenirs d'egotisme" e nell'anno successivo nella biblioteca dei principi Caetani, suoi amici, annotò manoscritti italiani da cui ricaverà più tardi le sue cronache romane e napoletane e prenderà lo spunto per la "Chartreuse de Parme". Nella casa del console Henri Beyle, in via Condotti, si incontravano poeti come Goethe, artisti come Canova e Thorvaldsen, musicisti come Rossini; la vita romana di Stendhal, tra studi, ricerche, feste e teatri, amori travolgenti, non fu soltanto quella di un turista d'eccezione, ma di un letterato che amò appassionatamente il Paese che lo ospitava "..il cui cielo è la felicità dell'uomo", e da cui prenderanno ispirazione molte sue opere.
Il nostro viaggio sulle orme di Stendhal termina qui, ma l’invito è quello di visitare la Capitale, senza fretta, con rispetto e con il gusto di volerne assaporare, come fece lo scrittore francese, l’afflato millenario e la grandiosità artistica.


La bella facciata della Chiesa del Gesù (XVI sec.)





il secentesco Palazzo Chigi ad Ariccia:
veduta posteriore dal Nemus aricinum, il bosco sacro a Diana.



Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte


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