Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VI - n.24 - Aprile-giugno 2010
IL MUSEO A CIELO APERTO 



L’Italia amata da BYRON
di Bruna Condoleo




Venezia: Piazza S. Marco, Palazzo Ducale e Campanile


Il mio sangue è del Sud …, recita una lirica dedicata al fiume Po con la quale il poeta inglese George Gordon, sesto Lord Byron, definisce l'indole mediterranea che gli farà scegliere di vivere gran parte della sua brevissima quanto avventurosa esistenza in Italia, tra Venezia, Roma, Ravenna e Pisa, città diverse, dal fascino singolare. “Più bella della bellezza, è la rovina della bellezza”, dicevano i Grand Tourists del secolo dei Lumi, rapiti dalla maestà dei siti archeologici e ancora nei primi decenni dell'800, all'epoca di Byron, la scoperta dell'antica civiltà romana costituiva uno dei motivi principali per il viaggiatore, fosse egli nobile o borghese. In epoca romantica l'Italia non era considerata soltanto la Magna Tellus, nutrice di un'esperienza culturale esaltante, patria di Dante e di Petrarca, di Michelangelo e di Raffaello, di Leonardo e di Galileo, ma era vissuta dal turista europeo come meta di un viaggio in cui ognuno potesse comporre una personale odissea, un proprio viaggio interiore.



Un canale veneziano







Carnevale a Venezia

 

Affascinato dall’atmosfera immortale che aleggia attorno alle antiche vestigia, attratto dall’eco della storia che risuona nel silenzio dei ruderi, Lord Byron di Rochdale giunge a Roma nel 1816, dopo aver visitato Milano e Venezia, e vi rimane per oltre tre anni, pubblicando alcune tra le sue maggiori opere, come Beppo e il terzo e quarto canto di Childe Harold. Preceduto da una fama d’instancabile viaggiatore, stravagante e sregolato, Byron è l’incarnazione stessa di un romanticismo che non si esprime soltanto nell’esaltazione del sentimento, ma negli atteggiamenti, nel patriottismo, nei gusti culturali, nelle recitazioni poetiche, negli amori travolgenti, finanche nei modi di vestire. Con il poeta Percy Bysshe Shelley, con cui aveva condiviso un breve soggiorno a Ginevra, assieme alla scrittrice Mary Godwin, egli instaura un'amicizia fraterna che continua anche a Roma. Pur non abitando nella famosa “casa rossa” ai piedi della Scalinata di Trinità dei Monti, dove visse e morì il poeta John Keats, bensì al numero civico 66 di Piazza di Spagna, Byron crea nella città eterna un sodalizio fecondo con intellettuali con i quali condivide gli ideali di libertà e uguaglianza durante i dibattiti al Caffè Greco, in via dei Condotti, che ancora conserva i ricordi grafici di quelle animate dispute.



Roma: gli imponenti resti archeologici del Palatino, visti dal Circo Massimo


Se a Milano Byron aveva espresso le sue aspirazioni patriottiche, collaborando attivamente con i Carbonari e divenendo persino sospetto alla polizia, è Roma il luogo magico ove esplode il suo gusto dell'esoterico, la città degli entusiastici itinerari archeologici, dai Fori al Pantheon, dalla Domus Aurea al Colosseo, monumento che, secondo la celebre affermazione contenuta nel Childe Harold's Pilgrimage, era divenuto il simbolo stesso dell'eternità. Sensibile agli spettacoli grandiosi che offre la natura del territorio italiano, rimane estasiato dalla rigogliosa bellezza della Cascata delle Marmore, in terra umbra, dove ancora oggi un panoramico belvedere, a lui dedicato, rammenta il poeta inglese; è così colpito dal massiccio roccioso di San Leo, non lontano da Urbino, una fortezza quattrocentesca in cui fu imprigionato e morì il noto avventuriero e alchimista del XVIII secolo, Giuseppe Balsamo, conte di Cagliostro, che esso diviene lo scenario suggestivo del suo capolavoro Don Juan.



L'Anfiteatro Flavio, 80 d. C.
 





Uno dei più antichi ponti di Roma, detto ponte "rotto"


E' però a Venezia che avviene l'incontro più importante della sua vita, quello con la giovane contessa Teresa Guiccioli: lo splendore delle chiese palladiane, i ponti famosi, come quello dei Sospiri, le calli segrete, le serate musicali trascorse al Teatro “La Fenice”, il celebre Carnevale, fanno da romantica cornice a una passione sbocciata nella primavera del '19 e appagano l'esuberanza del suo spirito, sempre desideroso di esperienze irrepetibili. A Ravenna, dove approda con l'amata contessa, Byron s'immerge nella storia della città, testimone di un magnifico passato bizantino, quando, capitale dell'Esarcato, essa vide sorgere tra il V e VI secolo edifici superbi, illuminati da splendidi mosaici: il Mausoleo di Galla Placidia, San Vitale, la chiesa di Sant'Apollinare Nuovo, il Battistero degli Ortodossi.
Dalla fitta corrispondenza epistolare intrapresa durante questo periodo con amici inglesi, si possono ricostruire le abitudini letterarie, le preferenze artistiche, i brevi spostamenti del poeta, che visita la tomba di Dante; si ferma poi nella città di Bologna, affascinato dai suoi monumenti e prende volentieri i bagni nel Mar Adriatico, a Rimini. Mentre approfondisce lo studio dei poeti satirici del Rinascimento italiano, a Ravenna partecipa anche ai moti rivoluzionari, sempre pronto ad infiammarsi per gli ideali di giustizia cantati nelle sue opere; ma falliti i moti ravennati, si trasferisce a Pisa nel 1821 dove trascorre pochi anni pieni d'impegni letterari, ma funestati anche da gravi lutti. Infatti, durante il soggiorno nella città toscana, celebre meta di tutti i viaggiatori per le eleganti architetture romaniche del Duomo, del Battistero e del Campanile, muoiono la figlia illegittima Allegra, nata dalla relazione con Claire


La Scalinata di Piazza di Spagna e la casa "rossa",
dimora dei poeti Keats e Shelley

Clermont, sorellastra della Godwin, e il poeta Shelley, annegato nel golfo di La Spezia nel naufragio della propria barca, che aveva chiamato “don Juan” proprio in omaggio all'amico Byron! Benché fino ad allora fosse stato protagonista di contrastate storie d'amore, come quella presunta per la sorellastra Augusta Leigh, causa della fine del matrimonio con Anne Mildanke, durato appena un anno, il poeta decide bruscamente di tralasciare i suoi amori e dedicarsi agli interessi patriottici: nel ‘23 s'imbarca a Genova alla volta della Grecia, per combattere a fianco dei patrioti contro gli invasori Turchi. Purtroppo l'insurrezione greca, così idealizzata nella mente di Byron, si rivela diversa dalle sue aspettative procurandogli un'inevitabile delusione: a Missolungi, nel 1824, colto da forti febbri, è stroncato all'età di 36 anni.


La dimora romana di Byron, al n°66 di Piazza di Spagna



Resti del Tempio di Marte Ultore nel Foro Romano



Bologna: la fontana del Nettuno (del Giambologna, XVI sec.)

Lord Byron amò riamato l'Italia, che gli tributò subito meritata fama: le sue opere furono subito tradotte e divennero ispiratrici di scrittori e musicisti, come Giuseppe Verdi e Gioacchino Rossini, il quale compose anche “Il pianto delle Muse”, dedicato all'immatura morte del poeta. La sua immagine di eroe romantico, contraddittorio e ribelle, ci è stata tramandata da busti e dipinti di famosi artisti, come l'opera dedicatagli dallo scultore danese Thorwaldsen o il dipinto del pittore francese Theodore Géricault, ritratti intensi nei quali trapela quell'anima inquieta che ha alimentato la sublime vena del lirico inglese.





Roma: la settecentesca Fontana di Trevi

Il servizio fotografico è di Studio Frank

Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte


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