Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VI - n.25 - Luglio-ottobre 2010
IL MUSEO A CIELO APERTO 



L'Italia di Goethe: una mitica Arcadia
di Bruna Condoleo




Andy Warhol: ritratto di J.W. Goethe, 1982. Roma, Casa di Goethe

  Sì, posso dire di aver sentito solo a Roma che cosa sia veramente un uomo”, confidava all’amico biografo il poeta tedesco Johann Wolfgang von Goethe, ormai anziano, lui che fin dall’infanzia aveva sognato l’Italia attraverso le seducenti immagini delle incisioni settecentesche che popolavano la casa paterna, lui che, spinto dal desiderio irrefrenabile di vedere “la terra ove fioriscono i limoni”, era partito alla scoperta della nostra Penisola il 3 settembre del 1786.


Dopo un lungo viaggio, con tappe a Verona, a Vicenza e a Venezia, in cui per la prima volta vide il mare, attraverso l'Emilia Romagna, la Toscana e l'Umbria Goethe giunse dopo circa due mesi nella città Eterna, poeta già affermato, consigliere di stato del Principato di Weimar, portando con sé le sue opere, le matite, gli acquerelli e uno struggente bisogno di trascrivere ogni emozione di quel viaggio tanto agognato nei luoghi della sua ispirazione poetica. Con il falso nome di Philip Moeller alloggia in una pensione in via del Corso n.18 assieme ad altri connazionali, fra cui il pittore Joahnn Heinrich Tischbein, autore del famosissimo ritratto di Goethe nella campagna romana, conservato a Francoforte (una copia si trova anche nell'atelier romano). Nella casa del poeta tedesco, divenuta dal 1997 Museo, Biblioteca e rinomato centro culturale, proprio nella stanza ove egli


Roma, Casa-museo di Goethe. L'atelier con la copia del celebre ritratto del poeta nella campagna romana


abitò, ancor oggi si può vedere il colossale calco in gesso della testa di Giunone Ludovisi (I sec.d.C.) che ogni mattina allietava i suoi risvegli e che egli definiva “ come un canto d'Omero ”. La sua vita romana si svolge fra impegni culturali, studi e visite ai monumenti antichi; frequenta la pittrice neoclassica Angelica Kauffmann, il Caffè Greco e gli ambienti letterari cari ai viaggiatori tedeschi; è letteralmente rapito dalla bellezza di Campo Vaccino (nome con cui si definivano le rovine dei Fori, divenuti al suo tempo zona di pascolo!), dalla grandiosità del Colosseo, dal fascino delle piazze e delle Ville romane, che spesso il poeta-pittore ritrae nei delicati acquerelli. E' abbagliato dai dipinti della Cappella Sistina, soprattutto dalle opere di Raffaello nelle Stanze Vaticane, da lui considerato il vertice dell'arte figurativa e dalle testimonianze scultoree dell'antichità,



La copia di "Giunone Ludovisi", posta nella stanza di Goethe







Roma: la Casa di Goethe, in via del Corso 18


conservate nei Musei Vaticani, cui si era interessato sotto la guida interpretativa dell'archeologo Winckelmann. “ In altri luoghi bisogna andare a cercare le cose importanti- annota in “ Viaggio in Italia ”, il 7 novembre 1786 - qui se n'è schiacciati, riempiti a sazietà….. E la sera si è stanchi e spossati dal tanto vedere ed ammirare”. Fra studi e occupazioni varie ha perfino il tempo di innamorarsi di un'ostessa dell'Osteria della Campana, in vicolo Savelli, di nome Faustina, cui forse sono dedicati alcuni ardenti versi delle “ Elegie Romane".
Un anno dopo parte alla volta di Napoli, meta tradizionale per i grand tourists settecenteschi, che raggiunge dopo diverse tappe, fra cui Velletri, cittadina in cui il poeta, ospite del cardinale Stefano Borgia, ha l’occasione di ammirare la prestigiosa collezione d’arte, unica in Europa per la ricchezza degli oggetti provenienti dai “cinque mondi” e da allora tappa obbligata per il "voyage de Naples".


Il golfo di Napoli e il Vesuvio (foto G. Valva)


Il soggiorno napoletano, durato un mese, è contraddistinto da studi naturalistici e da gite in luoghi famosi per bellezza panoramica e fascino storico: Posillipo, il Vesuvio, che scala per tre volte e vede in eruzione, gli scavi di Pompei e di Ercolano, i grandiosi templi dorici di Paestum, dinanzi alla cui severa maestosità il poeta rimane dapprima turbato, a causa della predilezione per l’architettura classica, poi si convince della potenza che emanano le forme arcaiche, così rudi ed essenziali. Malgrado sia affascinato dalla gioiosità e dalla sensualità della gente di Napoli, città che definisce “ un paradiso ” inebriante, capace di “ far uscir di senno ”, decide di raggiungere il Sud ancora inesplorato, dove pensa di appagare i propri interessi botanici e geologici. Assieme all'amico pittore Christoph Kniep, che trasformerà in bei disegni le tappe di questo itinerario, Goethe raggiunge




Paestum: veduta del grandioso tempio dorico arcaico del VI sec. a. C., detto la "basilica"
 

Paestum:particolare delle poderose colonne


via mare la Sicilia e in questa terra calda e assolata, lui, “ fuggiasco nordico ”, come egli stesso si definisce, viene letteralmente conquistato dai colori splendenti e dal rigoglio della natura meridionale: “...la purezza dei contorni, la morbidezza dell'assieme, la gamma delle sfumature, l'armonia che univa cielo, mare e terra..“ (Viaggio in Italia ) gli offrono sensazioni che porterà dentro di sé per tutta la vita e che gli faranno dire: "l'Italia senza la Sicilia non lascia alcuna immagine nell'anima: qui è la chiave di tutto”. Il poeta tedesco è uno dei primi viaggiatori a cogliere quella che è l'unicità del Bel Paese, alla cui bellezza del paesaggio s'intreccia una seconda natura che per secoli artisti, mecenati, artigiani hanno concorso a creare con opere geniali. Per un Artista che scriverà “ La Teoria dei colori” , testo basilare per la cultura pittorica dell'800 e del '900, incentrato
sull'analisi, sull'accostamento e sull'effetto psicologico ed emotivo delle tinte, i fenomeni cromatici della natura del Sud, così abbagliante e ricca di luminosità, saranno fondamentali per i suoi studi futuri, da Goethe stesso considerati motivo di grande orgoglio. Nella visione dei templi di Segesta, di Agrigento e del teatro di Taormina il suo amore per l'architettura antica troverà pieno appagamento e l'immersione nella cultura magno-greca e nel mito favorirà la perfetta comprensione dei testi omerici che il poeta rilesse proprio in Sicilia, cogliendone l'essenza profonda e la ricchezza immaginativa e annotando nel suo diario “ ora l'Odissea è davvero per me una parola viva! ” (17 maggio 1787). Se dalle pagine degli appunti goethiani l'immagine della nostra Penisola


Suggestivi resti archeologici ad Agrigento

risulta idilliaca e priva di reali problematiche, ovvero una mitica Arcadia in cui il canto dei pastori si trasforma in poesia e la natura in arte, tuttavia dobbiamo apprezzare l'attrazione sincera del poeta per una cultura millenaria, ispiratrice d'arte e grandiosa quanto le proprie rovine. A tal punto il poeta amò l'Italia da sperare di trovare l'estremo rifugio proprio a Roma, in un luogo suggestivo e romantico, presso la Piramide Cestia, che oggi conserva invece le spoglie di suo figlio August!
Dalla felice esperienza italiana nascerà, tra l'altro, la poesia di Elegie romane , in cui mito e realtà si fondono, natura e antichità si mescolano a creare quell' ideale assoluto, quanto astorico, di Bellezza, come s'intuisce da questi versi goethiani, emuli della poesia d'amore latina e pervasi di sottile erotismo: “ E non mi erudisco (forse) mentre spio le forme dell'amabile/ seno, guido la mano giù per i fianchi?/ Solo allora intendo il marmo; penso e raffronto, / vedo con occhio che sente, sento con mano che vede”.




Taormina : il Teatro Greco, rifatto in età romana (II d.C.) su di una costruzione greco-ellenistica del III sec. a.C.
(ruderi solenni della scena e del proscenio, da cui si gode un panorama che giunge fino all'Etna!)



Si ringrazia vivamente la Casa di Goethe per la gentile concessione delle foto relative all'abitazione romana del poeta tedesco (copyright) (www.casadigoethe.it)


Bruna Condoleo, storica dell'arte e giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte


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