Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VII - n.27 - Gennaio-febbraio 2011
IL MUSEO A CIELO APERTO 



I Van Wittel: dall’Olanda con amore
di Bruna Condoleo






Venezia, una delle prime tappe del Grand Tour seicentesco di Gaspard van Wittel



Fin dalla seconda metà del ‘500 l'Italia, com'è noto, fu meta di visitatori provenienti soprattutto dalla Francia e dall'Inghilterra, ma fu nel ‘600 che da tutte le nazioni d'Europa cominciò ad affluire nel Bel Paese un esercito di aristocratici, intellettuali e artisti, i quali contribuirono a creare l'idea del “Grand Tour”, denominazione adottata per la prima volta nel “Voyage of Italy” (1670) di Richard Lassels. Il Grand Tour era il viaggio d'istruzione per eccellenza, in una terra dal fascino antico, culla della cristianità, ricca di bellezze naturali e artistiche, un viaggio contrassegnato da mete obbligate in città come Milano, Venezia, Bologna, Verona, Firenze, Roma per


Le bellezze di Bologna: le 7 chiese di Santo Stefano (VIII-XIII sec.), altra tappa suggestiva del "viaggio in Italia"

 
terminare nell'incantevole Napoli. I tourists si avventuravano in lunghe tappe, piene di pericoli, ma foriere di esperienze uniche, come spesso leggiamo nei resoconti di viaggio; ma per i pittori un interesse particolare doveva rivestire il tour che diveniva immancabilmente soggetto dei loro dipinti. Alcuni di questi viaggiatori, entusiasmati dal nostro Paese, decidevano di rimanervi, italianizzavano il proprio nome e non tornavano più nella patria, come accadde al pittore olandese Gaspard Van Wittel, nato ad Amersfoort nel 1665, che una volta giunto in Italia vi si stabilì fino alla morte, avvenuta a Roma nel 1736 e sarà più conosciuto come Gaspare Vanvitelli. Egli si dedicò alla pittura di paesaggio, un genere molto in voga nel ‘600, consacrato da celebri artisti, come i francesi Nicolas Poussin e Claude Lorrain, creatori di paesaggi idillici e mitologici. Tuttavia la scelta di Van Wittel si orientò subito verso panorami scenografici in cui si muovono piccole figure dinamiche, piazze e celebri monumenti, un genere di “vedute” urbane, prospettiche e virtuosistiche, che nel Settecento diverrà famoso grazie al sapiente pennello di Giovanni Antonio Canal, detto Canaletto.
Pur avendo soggiornato in molte località, sul Lago Maggiore, a Verona, a Firenze, furono Venezia, Roma e Napoli ad affascinare l'Artista con la loro singolare bellezza. Venezia e il bacino di San Marco lo attraggono per la luminosa maestosità del panorama, ma le vedute di Napoli da Posillipo, con il Vesuvio sullo sfondo, posseggono una lirica bellezza, che il Pittore trasfonde negli accordi cromatici e nella vastità degli orizzonti delle sue tele. La campagna romana, immensa area archeologica, cosparsa di monumenti e ruderi suggestivi, conquista Gaspard per il suo aspetto selvaggio, mentre la Città Eterna lo seduce per gli edifici antichi ed ancor più per il suo aspetto “moderno”.



La Roma disegnata da Gaspard van Wttel: l'Isola Tiberina (fine XVII sec.)



Negli ultimi decenni del ‘600 Roma, infatti, era divenuta un fervido centro di attività culturali internazionali e aveva già acquistato quell'aspetto monumentale e fastoso che ancor oggi la contraddistingue, grazie ai tre geni del Barocco: le piazze e le fontane di Gian Lorenzo Bernini, le dinamiche architetture di Francesco Borromini e le fantasiose chiese di Pietro da Cortona, sono i soggetti privilegiati delle illustrazioni di una città, ritenuta “sacro traguardo” di un viaggio agognato.
Durante il soggiorno napoletano, iniziato nel 1700, tanti furono i luoghi, ricchi di storia e di leggenda, che stimolarono la creatività di Van Wittel: a Napoli era vissuto il sommo poeta latino Virgilio, a Posillipo c'era la sua tomba, non lontano i resti del tempio della Sibilla Cumana e il lago d'Averno, da dove Enea era sceso agli Inferi.




I luoghi amati dal Grand Tour: Piazza Navona a Roma







Luigi Vanvitelli: il giardino della Reggia di Caserta


Oltre a ciò, il mare limpidissimo, la scogliera a picco con le case bianche, le barche dei pescatori saranno ritratti dal Pittore olandese che proprio in questa città avrà la gioia della nascita del primo figlio, il futuro grande architetto Luigi Vanvitelli. A quest'ultimo, divenuto con il tempo più famoso del padre, si deve il progetto della splendida Reggia di Caserta, dimora dei Borboni, che nella seconda metà del XVIII secolo sarà anch'essa meta privilegiata dei grand tourists, potendo ben competere con le più sfarzose dimore regali d'Europa: il Louvre a Parigi, Versailles e l'Escorial a Madrid.
La reggia di Caserta, che avrebbe dovuto costituire il centro di una nuova città, sede della corte borbonica e dell'esercito, non è soltanto un palazzo grandioso, scandito all'interno da scenografiche scalinate, saloni e raffinate stanze (ben 1200!), ma è un luogo in cui architettura e natura si fondono in un incessante gioco illusionistico: nel parco, infatti, dinamiche statue emergenti da zampillanti giochi d'acqua o celate da recessi ombrosi di piante rare, si svelano al visitatore come per incanto.





La Reggia di Caserta di Luigi Vanvitelli: l'imponente e classicheggiante facciata (metà XVIII sec.)




Il sontuoso giardino di 110 ettari, voluto da Carlo III, è un susseguirsi di boschi, prati, vasche e gruppi scultorei di gusto rococò, a somiglianza dei parchi francesi, che si estendono per oltre tre chilometri verso le colline, fino ad una grande cascata. Il parco sfuma in due boschi folti di olmi e di lauri, ricchi di selvaggina per la caccia, passione dei sovrani come dei tourists che soggiornavano presso la reggia. Eolo ed i Venti, il mito di Atteone, tramutato in cervo da Diana cacciatrice, la dea Cerere con il simbolo della Trinacria, Venere e Adone, circondati da ninfe e da cani sono il mitico popolo marmoreo di questo teatro all'aperto, nato dalla genialità di Luigi Vanvitelli. Attraverso gli occhi del padre, quest'ultimo sembra aver interpretato architettonicamente le vedute olandesi con i lunghi canali e gli ampi spazi prospettici ed averli riproposti nella strada-fiume del parco di Caserta, espressione di quello stesso amore per la natura che aveva ispirato al padre Gaspard gli stupendi paesaggi italiani e in cui risiede il maggior fascino della Reggia.


Bruna Condoleo, storica dell'arte e giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte



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