Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VII - n.29 - Giugno-settembre 2011
IL MUSEO A CIELO APERTO 



Venezia, un mito vivente
di Bruna Condoleo






Venezia: veduta notturna del Canal Grande da Ponte di Rialto



Tra le più belle e visitate città d'Italia c'è senza dubbio Venezia, luogo unico al mondo, affascinante museo a cielo aperto, città immortalata da poeti romantici, da scrittori antichi e moderni, da viaggiatori del Gran Tour, che ne fecerono meta privilegiata delle loro escursioni in Italia, dai tantissimi pittori che l'hanno dipinta fin dal ‘400, quando la Serenissima era all'apice dei successi militari ed economici e il suo potere nel Mediterraneo e nell'Oriente bizantino era ormai consolidato. Le fastose cerimonie che si svolgevano a Venezia nei luoghi più famosi compaiono nei quadri di celebrati artisti rinascimentali, come Gentile Bellini o Vittore Carpaccio: Palazzo

La facciata superiore della Basilica di S. Marco (XI-XIV sec). A croce greca, la costruzione di gusto bizantino conserva le spoglie dell'evangelista S. Marco e celebra con la sua magnificenza la potenza politica e religiosa della Repubblica di Venezia.

 
Ducale, il Leone di S. Marco (le cui spoglie, trafugate da Alessandria d'Egitto, erano ritornate a Venezia nel IX secolo), l'antico ponte di Rialto, nel '400 ancora in legno, Piazza S. Marco e il panorama della laguna, sono oggetto di dipinti ampi e solenni, pieni di colori, sempre pervasi di ammirazione per una città tanto singolare.
Ma fu nel ‘700 che Venezia divenne soggetto pittorico quasi esclusivo dei Vedutisti veneti: preceduto di qualche decennio dall'olandese Gaspar van Wittel, pittore di ariosi panorami del bacino di S. Marco, Luca Carlevarijs immortalò la città lagunare con grandi visioni prospettiche che abbracciano la sede del potere politico, Palazzo Ducale, la Libreria Marciana, simbolo della cultura, le Chiese della Salute e del Redentore, testimonianza della fede. Canaletto e Guardi poi, famosi vedutisti di una Venezia magnifica per arte e natura, diffusero la conoscenza delle incomparabili bellezze e degli straordinari scenari lagunari anche in Inghilterra e da lì in Europa.
Giovanni Antonio Canal, detto Canaletto, ha creato immagini indimenticabili della Venezia più celebre e fastosa, del Canal Grande, delle feste, come la caccia ai tori sulla Piazza S Marco, della Regata storica e del Bucintoro, la barca da cui il doge gettava in mare l'anello, simbolo dello sposalizio della città con il mare. Grazie all'uso della camera ottica e agli appunti tratti dal vero, i quadri di Canaletto hanno una vastità prospettica inusuale, che abbraccia diversi raggi visivi e consente all'Artista di riproporre scenari amplissimi.


Il Ponte di Rialto (XVI sec.), con le caratteristiche botteghe. Fino alla fine del '400 era costruito in legno


Ca' Rezzonico, la Ca' d'Oro, Palazzo Grassi, il Fondaco dei Turchi: ogni palazzo veneziano è un'opera d'arte, a cominciare dall'età gotica al settecento, sembra che qui si siano concentrati geni architettonici per costruire una città tanto singolare più simile ad un'immensa scenografia teatrale che non ad un vero luogo abitato.
Anche Francesco Guardi immortalò le straordinarie bellezze artistiche di Venezia, come la chiesa S. Giorgio Maggiore, ritratta più volte e  da varie prospettive con una pennellata leggera e vibrante, o l'immensa Piazza S. Marco, dipinta con timbri cromatici caldi e soffusi; ma il suo interesse andò più spesso alle calli meno famose, o ai sestrieri più popolari, come il Canale di Cannaregio, solcato dalle gondole, l'isola dell'Anconetta o la Punta di Dogana, mostrando un affetto sincero per una Venezia meno aulica, “minore” forse, ma più intima e ritratta sotto la spinta di una forte emozione. Benchè Guardi sia considerato l'ultimo grande esponente del Vedutismo veneto, anche a causa del tramonto della Serenissima che, arresasi a Napoleone e proclamato nel 1797 lo scioglimento del Gran Consiglio, sancì la fine della gloriosa Repubblica, tuttavia nel secolo successivo Venezia, divenuta ormai un mito, continua ad attrarre artisti di tutta Europa e non solo per l'immutato fascino di città antica, spettacolare e pittoresca.






La classicheggiante Chiesa di S. Giorgio Maggiore, costruita nel XVI secolo da Andrea Palladio






Ca' Rezzonico (XVII sec.), oggi sede del Museo del '700 veneziano, opera di Baldassarre Longhena




La chiesa di S. Maria della Salute, di Baldassarre Longhena (XVII sec.), un esempio di spettacolare barocco veneziano





La tardo-gotica Ca' d'Oro, un tempo abbellita da magnifiche decorazioni auree (prima metà del '400)



Fra i tanti pittori che l'amarono vi fu William Turner che all'inizio dell'800 dipinse più volte il Canal Grande con quadri accesi di luce, dando della città un'immagine “dissolta” e molto sentimentale, come il suo stile passionale era solito esprimersi. Amante di paesaggi turbolenti e pieni di pathos, il pittore, esponente autorevole del romanticismo inglese, dovette rimanere colpito dalla malinconica bellezza di Venezia, delle sue acque tranquille, dei monumenti bianchi di marmi e di colonne, dei silenziosi ponticelli, delle calle segrete, delle nebbie misteriose che spesso l'avvolgono, aumentandone la magia. Anche il francese Camille Corot, instancabile viaggiatore in Italia, ritrasse spesso Venezia con tocco preciso e una tavolozza luminosa, ma i tempi erano maturi per un modo nuovo di ritrarre la città lagunare, rispettando le sue incomparabili bellezze, ma anche proiettando su di loro la carica inconscia della propria individualità.




La bellissima facciata di Palazzo Ducale, sede del potere della Serenissima, decorata con losanghe di marmi bianchi e rosa orientaleggianti, come il fantasioso coronamento di gusto arabo (XIV-XV secolo)


Rispetto alla precisa e razionale veduta settecentesca, la sensibilità romantica trasfigura il vero con la forza del sentimento e il rapporto con la realtà nel corso dell'Ottocento diviene sempre più soggettivo. La veduta diventa allora visione: la Venezia de pittore americano James Whistler, ad esempio, alla fine dell'800, è frutto di un coinvolgimento emotivo che disfa le forme e i contorni di case nobiliari, di chiese e campanili, offrendo scenari quasi onirici. Amante della natura, come tutti gli impressionisti, Claude Monet ritrasse Venezia durante il
Il Leone di S. Marco, simbolo di Venezia
 
suo soggiorno in Italia con la caratteristica pennellata a virgola, veloce e dinamica, che bene si adatta a rendere l'aspetto di una città cangiante come Venezia: come si trattasse di un'apparizione, nelle tele di Monet essa sembra dissolversi nell'aria e nel cielo, grazie alla capacità del grande maestro francese di catturare le infinite variazioni dei colori dell'acqua marina in cui si riflettono i palazzi nobiliari, le facciate delle chiese, le cupole dorate. Sublime, immutabile nel tempo eppure sempre diversa, Venezia rimane per gli artisti di tutti i tempi l'icona di una città fantastica, quasi surreale, che vive d'arte e di suprema armonia. Malgrado le sue splendide architetture siano state costruite in varie epoche, la sua peculiarità risiede nell'unitarietà degli effetti pittorici e luministici che la rendono un complesso coerente, basato sul denominatore comune della luce, sulla leggerezza delle forme, sul gusto della decorazione.
Per chi vada oggi a visitarla, una novità recentissima, un'opera architettonica che va ad aggiungersi alla moltitudine di meraviglie già esistenti: il "Ponte della Costituzione", realizzato dal geniale architetto spagnolo Santiago Calatrava, che con la sua curva dinamica invita il viaggiatore ad entrare in un luogo che non ha uguali, perchè ha saputo fondere il sogno con la più scenognafica delle realtà.


Santiago Calatrava: Il Ponte della Costituzione, ultimato nel 2007, svettante ed elegante esempio di architettura contemporanea



Bruna Condoleo, storica dell'arte e giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte



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