Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XVII - n.73 - Ottobre - dicembre 2022
MUSEO A CIELO APERTO 

Una chiesa rococò nel cuore di Roma antica!
di Bruna Condoleo



Roma. Chiesa di Santa Maria Maddalena: un suggestivo scorcio dells facciata



Chi a Roma s’inoltri per le vie del Rione Colonna che conducono al Pantheon, poco prima di arrivare a destinazione si troverà in una piccola piazza chiamata "della Maddalena" dal nome della bella Chiesa che vi sorge, Santa Maria Maddalena in Campo Marzio, dalla mossa facciata e dall’interno  prezioso, che appartiene al Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno. Se si pensa alla Città Eterna vengono alla mente le imponenti rovine archeologiche, le chiese paleocristiane, le sontuose chiese rinascimentali e barocche, invece questa chiesa é un unicum, costruita com'è in stile rococò, ma con una storia antica che attraverso rifacimenti e abbellimenti giunge fino alla modernità.
La Chiesa ha le sue origini in un oratorio costruito in età medioevale, risalente al 1300, anch’esso dedicato alla santa, che due secoli dopo divenne la sede dell’Ordine fondato da Camillo de Lellis dei Ministri degli Infermi, ordine da sempre dedito alla cura degli ammalati bisognosi. Il ricordo di questa pia attività è ancor oggi visibile nel bel quadro cinquecentesco della Madonna Salus infirmorum, un dipinto in stile bizantineggiante, conservato in una cappella all’interno della chiesa. Dopo la morte del fondatore dell’Ordine, avvenuta nel 1614, la chiesa fu rimaneggiata e ampliata fino alla ricostruzione del 1673, affidata al talentuoso Carlo Fontana, architetto di valore, autore, fra l’altro,  della bella Chiesa di S. Marcello al Corso.




La statua marmorea "la Semplicità", opera di Giuseppe Raffaelli (XVII secolo)

Roma. Chiesa di Santa Maria Maddalena, facciata, fine XVII /inizi XVIII sec.


Dopo di lui altri architetti furono impegnati nei lavori dell’attiguo convento e in parte della stessa chiesa, da Carlo Francesco Bizzaccheri a Carlo Giulio Quadri, il quale nell’ultimo decennio del ‘600 ristrutturò l’edificio sacro mantenendo però le fondamentali indicazioni planimetriche del Fontana e ne progettò la facciata che risente dell’arte del grande Francesco Borromini per la movimentata curvatura dei piani. La pianta della chiesa è molto originale e risente anch’essa di influssi borrominiani nell’aula ottagonale che costituisce la navata, la quale s’innesta al vano quadrato ricoperto dalla cupola e amplificato da due cappelle laterali, quasi a formare assieme al vano absidale una croce greca. Dopo la consacrazione del 1727 tutto l’interno fu decorato nell’arco di un decennio: l’abside è preceduta da un arco affrescato da Michelangelo Cerruti, decoratore della suggestiva volta che ricopre la navata, e pittori celebri in Roma, come il napoletano Luca Giordano e Giovan Battista Gaulli, detto il Baciccio (autore del celebre affresco della volta della Chiesa del Gesù), hanno lasciato qui dipinti bellissimi.
Inoltre la chiesa fu rivestita di marmi pregiati, capitelli, stucchi e dorature secondo il gusto di un nascente rococò che tuttavia non scade mai nell’eccesso, ma esprime con eleganza il gusto per una decorazione preziosa. Raffinati confessionali, creati da un valente ebanista dell’epoca, si dispongono simmetricamente lungo la navata tra nicchie con grandi statue marmoree che alludono alle virtù cristiane, come la bella "Semplicità", una aggraziata figura femminile che regge una colomba. Un’urna di bronzo dedicata al beato Camillo de Lellis scolpita da Luigi Valadier, orafo e argentiere romano, padre del famoso architetto Giuseppe Valadier, arricchisce la grande Cappella della crociera destra, detta delle Reliquie, perché custodisce le spoglie del Santo.



La facciata di S. Maria Maddalena, (part) decorazione borrominiana della zona centrale

Gli affreschi della navata




Tutta la chiesa esprime una ricchezza di forme, di colori e di arredi: dall’aereo affresco della cupola, raffigurante “La Trinità in gloria”, alla statua lignea quattrocentesca della Maddalena, al miracoloso crocefisso tardo-cinquecentesco che, si dice, abbia parlato a S. Camillo, fino alla pala d’altare con l’immagine della santa! Ma è la Sacrestia il capolavoro, esempio luminoso d’inventiva rococò, luogo di curiosità inaspettate, come il trompe l’oeil suggerito dalle “finte finestre” di una delle pareti, ripetizione illusionistica di quelle vere, poste sul lato opposto. Progettato da Francesco Rosa, il vano della sacrestia è rischiarato dalle vibranti immagini degli affreschi della volta che, su uno sfondo luminoso di nuvole, angeli e beati fluttuanti nel cielo, inneggiano alla “Gloria di S. Camillo e S. Filippo Neri”.
Dove sorgeva l'antica infermeria cinquecentesca, l'architetto portoghese Emanuele Rodriguez Dos Santos, cui si deve il completamento del convento e del campanile, edificò la Cappellina di S. Camillo, a memoria del luogo in cui era morto il beato; ma l'opera più emozionante dell'interno della chiesa è il quadro posto sull'altare della seconda cappella di sinistra, intitolato "S. Lorenzo Giustiniani che adora il bambino", frutto dello straordinario talento di Luca Giordano, che lo ha dipinto nel 1704, un anno prima della sua morte.


S. Maria Maddalena: l'urna sepolcrale di S. Camillo De Lellis, creata dallo scultore e orafo Luigi Valadier (fine XVIII sec.)

Santa Maria Maddalena, il fastoso interno



Soprannominato Luca Fapresto, per la celerità con cui creava le opere (ne dipinse più di mille!), fu uno dei primi artisti italiani ad iniziare la stagione del Rococò settecentesco a Napoli, a Roma, a Venezia e nelle più fastose corti europee, dalla Spagna a San Pietroburgo! Nell'opera esposta in Santa Maria Maddalena la pennellata guizzante, la suggestiva atmosfera di miracolo, il plastico dinamismo delle figure degli angeli, molto simile allo stile berniniano, lo splendore trascendente della figura del Bambino sanno creare note di altissima poesia.
Se la cantoria in legno intagliato eseguita da Domenico Barbini arricchisce la controfacciata di elementi fastosi, la facciata esterna è un raro esempio di sobrio gusto settecentesco. I suoi ritmi opposti di concavo e convesso, memori dell'inconfondibile peculiarità dell'architetto lombardo Francesco Borromini, uno dei geni del barocco romano, s'impreziosisce di dettagli originali nel timpano spezzato del portale, nelle dinamiche sculture di angeli, nelle nicchie laterali con statue per finire con il fastigio mosso e ondulato.



Luca Giordano. Il dipinto "S. Lorenzo Giustiniani che adora il bambino" , 1704

La Madonna Salus infirmorum, dipinto cinquecentesco



La Cantoria lignea di Domenico Barbini, nella controfacciata interna



La preziosa Sagrestia di Santa Maria Maddalena, progettata da Francesco Rosa

Affacciata sulla piccola piazza omonima la chiesa di S. Maria Maddalena è un raro gioiello architettonico, forse poco conosciuto anche dagli stessi romani, che meriterebbe di essere visitata con tempo e con cura per poterne apprezzare la fastosa bellezza e la cromatica ricchezza del patrimonio artistico che custodisce al suo interno!



Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte




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