Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno VIII - n.31 - Gennaio - marzo 2012
DALLA CINA CON AMORE 

LA CINA E' VICINA

"Luci cinesi. 1981-2011": un interessante reportage di Enrico Rondoni
di Ilenia Filipponi





A Roma, nella sede del Museo Nazionale Romano delle Terme di Diocleziano, si sta svolgendo fino al 26 febbraio 2012 la mostra fotografica “Luci cinesi 1981/2011. Reportage di Enrico Rondoni”, curata e realizzata dal giornalista Enrico Rondoni, sapientemente allestita dall’architetto Donata Tchou, che rientra nel programma delle iniziative della Biennale Internazionale di Culture "Vie della Seta".
Tornare in Cina dopo 30 anni, trovare un altro mondo rispetto a quello visto negli anni ‘80, arrivare a Shanghai e trovarla trasformata, questa è stata la molla che ha suscitato di nuovo in me la voglia di fotografare”, spiega il giornalista.
“Luci cinesi ” è infatti un reportage che, attraverso più di 100 fotografie in bianco e nero e a colori, mostra lo sviluppo e i mutamenti della complessa e contraddittoria realtà cinese dal 1981 al 2011, giocando sul contrasto tra luci ed ombre di un Paese che nell’arco di 30 anni ha subito trasformazioni rapidissime e a tratti sconvolgenti. Sono luci quelle che scorgiamo negli sguardi degli uomini, delle donne e dei bambini fotografati, bagliori negli occhi colti in un attimo forse apparentemente insignificante di queste vite, ma che possono essere letti come libri privi di parole, osservati come si fa con un’opera d’arte.


E. Rondoni: Tibet, Shigatse, 2011
 



E. Rondoni: Scuola. Bambino in una scuola di una comune contadina che costruisce un Lego. 1981




E’ attraverso questi visi che percepiamo le ombre, le sofferenze, i sogni celati e le speranze velate, ma talvolta ancora vive, di ognuno di questi individui, sogni e speranze che si trasformano di epoca in epoca, camminando a fianco del cambiamento globale di un immenso paese come la Cina, cambiamento saldamente legato a quello del singolo con cui esso è unito da un rapporto di interdipendenza.
Addentrandoci nel percorso della mostra, ecco che, tramite la forza della fotografia, il nostro sguardo incontra in un angolo di Roma quelle che sono due delle realtà del Paese di Mezzo: quella degli anni ’80 e quella dell’epoca attuale. La nostra attenzione viene attirata da immagini di visi vivi, veri e comuni, volti dal sapore antico, assieme a foto di città appartenenti ad un’illusione passata o a un sogno di modernità, diventato ora reale. Fotografie che possono essere lette come poesie e in cui la realtà, bloccata in un tempo e in uno spazio specifico e definito, può riflettersi come in uno specchio e indurre ad una riflessione profonda l’osservatore occidentale come quello cinese.



Yangzhou: pensionato in una comune del popolo, 1981



Scuola elementare, comune contadina, 1981



L’angoscia che troviamo nelle espressioni dei cinesi fotografati nel 2011 è testimonianza di un grande mutamento, nonché di un avvicinamento forse innaturale ai modi di vita occidentali. Alcuni sono vestiti in giacca e cravatta e come pedine corrono per le strade asfaltate di un mondo frenetico, alla ricerca del successo e del benessere, mentre i loro occhi hanno perso l’energia e la luminosità di quelli dei loro connazionali della generazione passata. Questi ultimi, talvolta fotografati all’interno delle comuni agricole, segnati dalla fatica e dalla sofferenza, erano probabilmente in possesso di quella serenità e di quella modestia che non esistono forse più nell’animo dei cinesi di oggi. Anche questo è il prezzo da pagare al progresso: un baratto tra la luce forte che albergava nei volti di allora e che traspare chiaramente dalle foto di Rondoni e il benessere economico, la corsa verso quest’ultimo e la voglia di arrivare ad un obiettivo che è spesso difficile da raggiungere, perché si fa sempre più elevato e rischioso.



Sovrapposizione: Pechino, 1981; dietro: grattacieli oggi, 2011
 



La luce è la chiave di lettura di questi scatti, la luce che ci permette di vedere e di dare forma ad un’ombra, che ci apre alla consapevolezza dell’esistenza di qualcosa di oscuro e invisibile che regge ogni cambiamento. Da questa luce sono plasmate le immagini fotografate, testimonianza tangibile del dispiegarsi di un mutamento in atto, foriero di aspetti positivi e negativi.
Rondoni ama fotografare la gente nei momenti di via quotidiana, perché in essa è scritta la vera storia non solo di ogni singolo individuo, ma di un paese intero. E insieme ad essa egli immortala con il suo obiettivo i volti delle città e dei luoghi che portano in sé la storia di un Paese quasi costretto dalla storia ad un'inarrestabile trasformazione.
Le foto degli anni ’80 di un bambino in una scuola di una comune contadina, che fa una costruzione con un Lego in legno è quella prediletta dal reporter: "l’immagine di quel bambino che oggi potrebbe essere un quarantenne o un cinquantenne, mi intriga fortemente, chiarisce Enrico Rondoni. Il mio sogno è rintracciare uno di questi bambini, scoprire quale sia stata la sua storia e tramite questa capire meglio i mutamenti di questo grande Paese”.


Shanghai, 1981


Ilenia Filipponi, dottoressa in Lingue e CiviltÓ orientali e mediatrice interculturale
mail: ileniastella@hotmail.it



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