Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno I - Sett./ott. 2006, n. 5
IN MOSTRA  

ANNIBALE CARRACCI


Classicità e "vero naturale"
di Bruna Condoleo



In occasione della prima monografica bolognese dedicata ad Annibale Carracci, 80 dipinti ed altrettanti disegni ricostruiscono il percorso artistico di un entusiasmante protagonista dell'arte nell'età della Controriforma. Promossa dal Comune di Bologna e di Roma, la mostra, che si inaugura al Museo Civico Archeologico il 22 settembre 2006, si concluderà il 7 gennaio 2007 per proseguire al Chiostro del Bramante, a Roma, fino al 6 marzo 2007.




A. Carracci: Il mangiafagioli, olio su tela, 1583/4, Roma, Galleria Colonna
i

l'attenzione al dato reale, studiato e ricercato negli anni accademici, si confronta in un'affascinante dialettica con un linguaggio classico desunto da Raffaello e da Michelangelo, approfonditi durante la permanenza romana. Ad Annibale ed ai suoi seguaci si deve, infatti, la rinascita di un'arte misurata, che sapesse distanziarsi dalle complesse sofisticazioni del gusto manieristico proprio della seconda metà del '500, volgendosi sia ai grandi modelli del Rinascimento, non escluso il pittore emiliano Correggio, sia all'analisi attenta del "vero". Fin dalla giovinezza l'Artista sente l'attrazione della realtà, testimoniata dalla riproduzione fedele del dato fenomenico in dipinti famosi come "La macelleria” o “Il mangiafagioli”, nei quali, pur ispirandosi al gusto analitico dei Fiamminghi, perviene ad un'originale pittura “di genere”, che tanto successo avrà nel ‘600.
Se nelle pale d'altare o negli affreschi dei palazzi patrizi la vena classica e la profonda cultura di Annibale si sostanziano in raffinatezze coloristiche di sapore veneziano (Paolo Veronese) ed in spunti compositivi di origine raffaellesca, altrove egli sa infondere



Venere, satiro e due amorini, olio, 1588. Firenze, Galleria degli Uffizi


Nei dipinti realistici, come in “Ragazzo che beve”, l'istante di vita è fermato con arguzia nei particolari del vetro luminoso e dello sguardo perso del giovane, con un deciso avvicinamento al naturalismo caravaggesco. In "Il mangiafagioli" la quotidianità del gesto, la minuziosa descrizione degli oggetti della tavola e la rustica spontaneità del protagonista ripropongono con freschezza veristica l'immediatezza di una scena popolare. Fastosi panneggi avvolgono i corpi plastici dei santi che popolano le pale d'altare, ma è nei nudi morbidi e chiaroscurati, come quelli delle sue “Pietà “, che il pittore infonde la tensione della forma, utilizzando una capacità luministica non comune. Pur traendo spunto da opere analoghe di Michelangelo e di Sebastiano del Piombo, Annibale dipinge capolavori come la "Pietà" di Vienna, nella quale l'essenzialità del messaggio si esprime nella riduzione espressiva dei freddi toni del colore, nel drammatico contrappunto dei volti dei personaggi, l'Addolorata ed il Figlio esanime, e nel melodioso gioco delle mani.
Nei dipinti di paesaggio il pittore idealizza la realtà naturale, come in “Fuga in Egitto”, alla Galleria Doria Pamphili o in “Allegoria fluviale”;tuttavia la pennellata, fluente ed a tocchi rapidi,




La Pietà, olio su tela, 1600. Vienna, Kunsthistorisches Museum

 



Lodato dai contemporanei come dalla moderna critica, Annibale Carracci non è soltanto un artista di eccezionale talento, ma anche un pittore capace di affrontare i soggetti più disparati con identica energia inventiva, spaziando liberamente dai temi sacri a quelli tratti dalla vita quotidiana, dalle favole antiche alla pittura di paesaggio. Bolognese di nascita, nella pur breve vita (morì nel 1609, a soli 49 anni), iniziata con la fondazione dell'Accademia dei Desiderosi, poi detta degli Incamminati, assieme al fratello ed al cugino, ebbe l'opportunità di decorare a Bologna palazzi nobiliari e splendide chiese e di ricevere a Roma committenze prestigiose dai Farnese e dagli Aldobrandini, per i quali ha realizzato celebri capolavori. La fama di artista raffinato che lo ha da subito circondato è la conseguenza di un'ispirazione nella quale




Ritratto di un suonatore di liuto, olio, 1585/6, Dresda,Gemaelde Galerie


la sua innovativa creatività, come ad esempio nel paesaggio o nei soggetti mitologici, sempre rivissuti con libertà e con sensualità di forme e di colori, come accade nella fastosa decorazione della Galleria di Palazzo Farnese, a Roma. Qui il Maestro dispiega la sapiente tecnica, perfetta nel delineare gli opulenti corpi delle dee e nel creare i caldi impasti cromatici di un paganesimo ludico e vitale. In opere come “Venere, satiro e due amorini” l'equilibrio pittorico e la concretezza nella resa dei personaggi gli consentono di emulare la lezione del Rinascimento veneto, senza tuttavia scadere mai nell'imitazione dei grandi modelli.




Ragazzo che beve, olio, 1598, Zurigo, Arturo de Cuellar


tradisce l'interesse primario dell'Artista, affascinato più dal paesaggio che non dal soggetto proposto, sacro o allegorico che sia. Le piccole figure che lo popolano, sono infatti completamente immerse nello scenario naturale, che anziché essere uno sfondo diviene il vero protagonista del quadro! Creatore del paesaggismo seicentesco di Claude Lorrain e di Nicolas Poussin, che lo ritennero loro maestro, Annibale offre una visione quasi protoromantica della natura, in cui il sentimento nostalgico e l'emozione pervadono ogni cosa ritratta.


Se per molto tempo, a partire dal ‘600, la critica ha identificato in Annibale l'assertore dell'ideale classico e nel Caravaggio il propugnatore del naturalismo, la contrapposizione appare ormai troppo schematica e limitativa per il colto Maestro bolognese, che ha saputo rappresentare un universo pittorico variegato ed affascinante, dove sacro e profano, aulico e popolaresco possano felicemente convivere.
La mostra, curata da Daniele Benati ed Eugenio Riccomini, intende consacrare il grande artista attraverso un esaustivo itinerario, in cui alle 80 opere ed agli 80 disegni esposti, prestati dai più importanti musei del mondo, si aggiunge anche un percorso virtuale attorno agli affreschi che adornano i palazzi Fava, Sampietri e Magnani a Bologna e Palazzo Farnese a Roma.


Allegoria fluviale, olio su tela, 1600. Napoli, Museo di Capodimonte



E' vietata la riproduzione anche parziale dell'articolo e delle immagini © Copyright