Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno III - Gen./feb. 2007, n. 7
IN MOSTRA 

Francesco Napoletano: La Madonna Lia


L'eredità di Leonardo
di Bruna Condoleo







Francesco Napoletano: La Madonna Lia, 1490 c.



numerosi allievi frequentavano la bottega di Leonardo, sia per poter aiutare il Maestro nelle diverse committenze, sia per imparare la sua straordinaria tecnica dello sfumato pittorico e della prospettiva aerea.
E' questione controversa se le opere della bottega milanese, attribuite a Leonardo in questo lasso di tempo, siano dovute allo sviluppo di disegni del Maestro, oppure alla collaborazione diretta con gli allievi o invece siano opere create da questi ultimi sotto la sua influenza. A Milano Leonardo aveva esordito con “La Vergine delle Rocce” nel 1483, oggi conservata al Louvre e con la replica dell'opera dallo stesso titolo, conservata a Londra, la cui attribuzione al genio vinciano, messa da alcuni studiosi in discussione, è ormai unanimamente riconosciuta, anche se alcune parti siano da assegnare ai suoi migliori discepoli.
Due erano i gruppi presenti nella bottega leonardesca: gli apprendisti Salai e Francesco Melzi ed un congruo numero di assistenti, con caratteristiche ben definite, come Marco d’Oggiono, Giovanni Boltraffio ed Ambrogio De Predis, che aiutò il Maestro nella Pala londinese della Vergine delle Rocce, già menzionata. A questi allievi deve aggiungersi l’enigmatica figura di Francesco Galli, detto Napoletano per la sua origine, la cui unica opera firmata si trova a Zurigo alla Kunsthaus, una “Madonna in trono tra Giovanni Battista e Sebastiano”, santi che rivelano influssi leonardeschi soprattutto negli atteggiamenti e nelle posizioni. Anche La "Madonna Lia" rivela analogie con le tecniche compositive adottate da Leonardo: analizzando il bel dipinto di Francesco Napoletano, esposto fino alla fine di febbraio 2007 nel Museo di La Spezia, è impossibile non notare quanto il viso della Madonna ricordi quello della Vergine delle Rocce del Louvre, sia per l’impostazione del capo reclino verso destra, sia per la dolcezza dell’atteggiamento, sia per lo sfumato dei riccioli che circondano il viso, morbidamente ombreggiato. Il Bambino divino, nella posa dinamica delle gambe incrociate e nel ruolo del chiaroscuro che circonfonde il corpicino, rivela somiglianze con stilemi leonardeschi, seppure il nudo risulti più plastico. A confronto con un’altra opera proveniente dalla bottega milanese, “La Madonna Litta” , eseguita tra il 1487 ed il 1490 e conservata a San Pietroburgo, si notano convergenze con la Madonna di Napoletano nel caldo sguardo materno, nella doppia apertura sul fondo della scena, oltre che nella squisita fattura pittorica. Il dipinto, acquistato dallo zar Alessandro II per l’Ermitage nel 1865 come autentico di Leonardo, presso la famiglia lombarda Litta, fu più tardi ascritto alla mano di Marco d’Oggiono e ad un altro valoroso allievo, forse il Boltraffio, poiché lo stacco della figura della Vergine dal fondo ed il modellato del Bambino risultano più definiti e plastici rispetto allo stile leonardesco. Come è noto, lo "sfumato" ideato dal Maestro di Vinci è una tecnica pittorica originalissima, tesa a creare una calda atmosfera di ombre, graduate con trapassi leggeri di tinte che smorzano i contorni netti delle forme e donano alle cose dinamismo e mobilità, accentuandone il divenire ed il senso del mistero. Tuttavia la Madonna Litta, o del latte, è ugualmente un capolavoro, non solo per le implicazioni simboliche (il latte ed il cardellino della Passione) molto vicine allo spirito leonardesco, ma anche per lo stupendo scorcio compositivo delle atmosferiche rocce sullo sfondo: il che conferma almeno un’ ideazione del Maestro, come del resto accade per altre opere assegnabili a questo prodigioso laboratorio lombardo.
Tornando alla "Madonna Lia" di Francesco Napoletano, la morbidezza del pittorico modellato del viso e del collo della Vergine risentono indubbiamente dell'influsso stilistico di Leonardo ed anche il parapetto in pietra grigia, che divide il gruppo dallo sfondo, ricorda elementi architettonici presenti nel piccolo capolavoro della tavola con "L’Annunciazione” agli Uffizi, dipinta dal Maestro nel 1475 c. a Firenze. Anche la foggia del mantello, trattenuto al centro con un tondo gioiello, mostra ampie analogie con quello della leonardesca Vergine del Louvre ed inoltre il paesaggio sullo sfondo, seppure non riferibile al tema preferito dal Maestro, ovvero le rocce, è un indizio che il committente dell’opera sia proprio Ludovico Sforza che all’epoca in cui il Napoletano dipinse la Madonna, impegnato ad affermare il proprio potere, aveva gradito si ritraesse nel dipinto il Castello che Francesco Sforza, alla metà del ‘400, aveva fatto costruire in sostituzione di quello visconteo.
Piccolo dipinto "La Madonna Lia", ma denso di fascino ed altamente suggestivo, che testimonia l'immensa eredità lasciata dall’opera di Leonardo nella storia della pittura, non soltanto alla sua epoca, come era prevedibile, ma anche nei secoli a venire. Gli artisti di tutti i tempi, infatti, hanno visto nel suo talento al di fuori di ogni classificazione, antesignano di teorie, di tecniche e di contenuti futuri, la straordinaria dote di anticipare le estetiche contemporanee, dall’Impressionismo al Surrealismo, dal Futurismo al Dadaismo, insomma un genio universale che offre continuamente incredibili chiavi di lettura del mondo, tenendo vivo lo sterminato regno dell’utopia.

 



Considerato da Federico Zeri il museo con la collezione privata più importante d'Europa per i preziosi dipinti dal ‘200 al ‘400, il Museo Amedeo Lia di La Spezia espone per il suo decennale un'opera di Francesco Napoletano, pittore dello studio milanese di Leonardo da Vinci: La Madonna, detta Lia. L'opera, facente parte della collezione privata donata al Museo dal mecenate pugliese Amedeo Lia, è stata studiata dallo storico dell'arte David Alan Brown della National Gallery di Washington ed ascritta alla bottega di Leonardo, nel periodo del suo soggiorno milanese, attorno agli anni '90. In quel tempo Leonardo, giunto da Firenze, già da otto anni, alla corte di Ludovico il Moro, cui aveva offerto i suoi molteplici servigi, si occupava di incarichi molto diversi, da quelli militari a quelli di progettazione idraulica, dall'organizzazione di fastose  e mirabolanti feste per il Duca all' ideazione di impegnative opere scultoree, come il gruppo equestre a Francesco Sforza, purtroppo non realizzato per i perniciosi eventi della guerra con i Francesi. Essendo pertanto poco il tempo da dedicare ad impegni squisitamente pittorici,




La Madonna Litta, 1490 c. (part.) Ermitage, San Pietroburgo





Leonardo, La Vergine delle Rocce, 1483/86, (part.). Olio su tavola (trasportato su tela). Louvre, Parigi








Leonardo: testa femminile, tavola disegnata e lumeggiata, detta "La Scapigliata"





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