Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale -Anno III- Mag./ago. 2007, n.9-10
IN MOSTRA 

Andrea Palladio


Un artista patrimonio della cultura mondiale.
di Bruna Condoleo





Palazzo Chiericati (metà XVI sec), Vicenza (foto di Pino Guidolotti, 1999)







Teatro Olimpico (metà XVI sec), Vicenza (foto di Pino Guidolotti, 1999)


 

Mostre prestigiose ed iniziative internazionali, siti on-line, seminari e progetti di ricerca per commemorare nel 2008 i 500 anni dalla nascita di uno tra i massimi architetti della storia dell’arte italiana: Andrea di Pietro della Gondola, detto il Palladio. Ad iniziare dall’estate 2007 con le iniziative sul WEB e le esposizioni didattiche allestite in tre delle venti ville veneti progettate dall’architetto, sparse lungo il corso del Brenta, ovvero Palazzo Barbaran da Porto, Villa Poiana Maggiore e Villa Contarini a Piazzola, dove saranno visibili modelli, calchi e percorsi multimediali. Tutto ciò permetterà al pubblico di approfondire la conoscenza di uno dei creatori dell’architettura moderna europea, che ha impregnato della sua eredità la cultura anglosassone e tramite quest’ultima quelle indiana, australiana ed americana.
Il 2008 sarà dunque l'anno delle celebrazioni: nel settembre una grande mostra che si inaugurerà a Vicenza, quindi si trasferirà a Londra nel febbraio 2009 per concludersi a maggio negli USA.

Tanto fervore di iniziative e di eventi per un artista tutto sommato “provinciale”, che nella vita ha compiuto pochissimi viaggi a Roma e per motivi di studio, ed ha svolto la propria attività soltanto nella regione natia!
Padovano, figlio di un mugnaio, il Palladio riuscì ad entrare nei circoli culturali più importanti del ‘500 grazie alla frequentazione dell'umanista e letterato Gian Giorgio Trissino, che gli aprì le porte del successo, dandogli anche quel soprannome classicheggiante, Palladium (appellativo riferito alla dea Atena), che significa fonte di salvezza, con cui è passato alla storia. Andrea Palladio è stato in effetti un architetto valentissimo, seriamente impegnato sia nel campo teorico (ha scritto I 4 Libri dell’Architettura), che in quello progettuale ed ha lasciato edifici imponenti ed armoniosi, dalle linee classiche ma sempre adattate alle esigenze del proprio tempo.

 
Teatro Olimpico di Vicenza, disegno da: Bertotti Scamozzi Ottavio, il forestiere istruito delle cose più rare di architettura.. Vicenza, Vendramini Mosca, 1761

Soprattutto la città di Vicenza conserva il frutto della sua genialità: la Basilica, originale riadattamento del trecentesco Palazzo comunale, che l'architetto inglobò in una struttura-guscio di sapore antico, riproponendo anche nella terminologia il contatto con la romanità, sia nel riecheggiamento dell'arco trionfale, impreziosito dalla forma dell'arco serliano (1), sia nello spirito di edificio amministrativo, centro della vita civile e sociale, come accadeva nell'antica basilica romana.



Villa Capra, detta "La Rotonda", Vicenza (metà XVI sec.)    fotografia di Pino Guidolotti 1999

  Tra i numerosi palazzi vicentini, Palazzo Chiericati, nobile esempio di dimora cittadina, esprime un elegante gusto classico nel plastico e dialettico equilibrio di pieni e di vuoti e nella ritmata teoria di slanciate colonne ioniche. Il Teatro Olimpico, ultima opera del Palladio prima della morte, avvenuta nel 1580 a Treviso, nonché primo teatro stabile del Rinascimento, prende a modello il teatro greco e la sua perfezione acustica, e ripropone la cavea semicircolare per gli spettatori, l'orchestra, un tempo destinata al coro, il proscenio per gli attori e la scena fissa. Tuttavia quest'ultima, costruita in legno, ha la caratteristica, pienamente cinquecentesca, di esaltare gli effetti illusionistici del fondale (più semplice nell'originario progetto del Palladio) attraverso le prospettive di sette “vie” divergenti e costeggiate da edifici classicheggianti, che dalla cavea fanno apparire lo spazio della scena più profondo di quanto in realtà non sia. Anche la copertura, che finge un cielo, vuole riecheggiare il modello greco del teatro all'aperto e malgrado le modifiche di Vincenzo Scamozzi, l'edificio palladiano diverrà una tipologia di successo, riproposta a Sabbioneta, nel teatro dei Gonzaga ed a Parma, in quello farnesiano.

Proprio in questo piccolo capolavoro dell'architettura del Palladio nel 2008 si terrà una serie di incontri con grandi architetti contemporanei che porranno a confronto i loro linguaggi con l’ancora vitale lezione dell’artista padovano, autore eccellente anche di splendide chiese a Venezia, con l’incarico di architetto ufficiale della Repubblica nel 1570: le chiese di S. Giorgio Maggiore e del Redentore. La chiesa del Redentore, ad esempio, sul canale della Giudecca, dagli spazi bianchi ed ariosi dell’interno ad interpretare allusivamente la leggerezza delle costruzioni lagunari e la trasparenza dell’acqua, é un esempio luminoso della creatività di un artista che ha lasciato un’impronta indelebile nella progettazione e nella costruzione delle celebri “ville” suburbane. Sparse nel territorio tra Treviso, Vicenza, Verona, Venezia e Rovigo, destinate alle moderne esigenze agricole della nobiltà veneta cinquecentesca, le ville testimoniano di una ricchezza progettuale e di una fantasia costruttiva che si sposa alla solidissima cultura del Palladio, capace di spaziare dalla profonda conoscenza dell’architettura romana imperiale alla rielaborazione del linguaggio michelangiolesco e bramantesco. Villa Almerico-Capra, detta La Rotonda, legata agli “otia” nobiliari, è forse la più conosciuta: con i suoi pronai replicati sui quattro lati e la pianta centrale, poggiata su di una collinetta, offre l’immagine di una purezza architettonica classica che si rinnova nell’immersione totale dell’edificio entro la natura e lo spazio circostanti.

 


Villa Foscari, detta "La Malcontenta", metà XVI sec. Gambare di Mira,
Venezia. (foto di Pino Guidolotti 1999)
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L'architettura di Vitruvio si combina con le grandiose forme del Pantheon per caratterizzare un'austera e semplice bellezza, che coniuga l'uso razionale degli spazi con i piaceri del vivere quotidiano. La Villa Foscari, detta“La Malcontenta”, invece, presenta soluzioni architettoniche diverse che tengono conto della funzionalità della villa, come anche la "Villa Barbaro" a Maser, dove la monumentalità del corpo centrale, destinato ad abitazione dei proprietari del latifondo, si collega armoniosamente con le lunghe braccia laterali, dette “barchesse”, deputate alle attività agricole ed ai magazzini. Se nel giardino di villa Barbaro si ritrova un tipico ninfeo con stucchi di gusto romano, l'interno dell'abitazione è modernamente decorato con gli scenografici affreschi di Paolo Veronese, pittore che seppe bene interpretare gli spazi palladiani con scene aeree di un illusionismo pervaso di ironia e di un cromatismo delicato ed elegante.

(1) Sebastiano Serlio fu architetto e teorico: a lui si deve, tra l'altro, l’invenzione di un arco a tutto sesto, poggiato su due tratti di trabeazione, a sua volta sorretta da due colonne.



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