Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale -Anno IV- Aprile/maggio 2008, n.14
IN MOSTRA 

Pierre Auguste Renoir


L'arte della maturità
di Bruna Condoleo



In una mostra allestita a Roma al Complesso del Vittoriano fino al 29 giugno 2008, dal titolo “Renoir, classicità e modernità”, curata da Kathleen Adler, sono esposte 130 opere di colui che, considerato il pittore della joie de vivre, ha saputo immortalare con impareggiabile sensibilità il fascino femminile. L'esposizione romana intende soffermarsi sull'immagine meno nota del celebrato pittore impressionista, quella cioè dell'attività artistica svolta dal 1881, data del suo viaggio in Italia, fino alla morte, avvenuta nel 1919, a Cagnes sur Mer.




Ballerina con nacchere, 1909,
The National Gallery, Londra

Nato a Limoges nel '41, figlio di un sarto e di un'operaia, artigiano decoratore di ceramiche prima, studente poi all'Ecole des Beaux Arts assieme a Monet, Bazille e Sisley, Pierre Auguste Renoir era stato negli anni '70 un convinto assertore del rinnovamento della pittura accademica ed aveva partecipato alla prima mostra impressionista, tenutasi a Parigi nel ‘74 presso lo studio del fotografo Nadar, osteggiata dalla critica e dal pubblico per la forza innovativa della tecnica usata dai giovani artisti. Pennellate brevi, a virgola, dense di movimento ed attuate con colori puri si sostituivano, infatti, alla linea tradizionale, al disegno geometrico ed alla tecnica del chiaroscuro, per riproporre sulla tela, direttamente all'aria aperta, laghi e fiumi, tramonti ed albe, con una levità inusitata ed un senso panico d'immersione nella natura. Gli effetti di luce ed il paesaggio erano i temi preferiti da questi artisti che intendevano afferrare la sensazione del divenire incessante delle forme nello spazio.





Claude e Renée, 1903, Ottawa, National Gallery



Fanciulle al piano, 1889, Omaha, Joslyn Art Museum

  A differenza dell'amico Monet, di Sisley e di altri impressionisti che amavano soprattutto le trasparenze dell'acqua e dell'atmosfera, Renoir prediligeva dipingere l'animata vita cittadina, i caffè alla moda, i balli della borghesia giovane e spensierata, descritti con tocco rapido e dinamico, con una ricchezza di toni ed una vivacità di tinte pure e luminosissime, che hanno costituito il suo inconfondibile stile. Nelle celebri tele dedicate al tema del ballo, ad esempio, "Le Moulin de la Galette” (1876), opera del periodo impressionista demolita dalla critica ufficiale per la mancanza del disegno, con vibrante mobilità l'Artista traduce il ritmo della danza attraverso la dissoluzione delle forme ed i giochi colorati della luce solare che s'insinua attraverso il fogliame, accendendo di bagliori i visi ed i corpi delle figure. Renoir rivela da subito una raffinatezza lontana da ogni intellettualismo ed un animo sensibilissimo alla materia pittorica, derivante innanzi tutto dall’amore sconfinato per l’atto del dipingere, che l’artista considera “facile e naturale” come respirare!
Dopo aver partecipato alle prime tre esposizioni impressioniste, Renoir attraverserà una crisi, condivisa anche da Dégas e da Cézanne, ed avvertita come senso di ristrettezza del nuovo linguaggio pittorico. L’arte “en plein air”, ovvero la pittura della percezione visiva realizzata all’ aperto e tesa ad afferrare l’istante nel suo veloce apparire, priva di disegno e di regole prospettiche, non soddisfa più l'Artista, da sempre ammiratore della lezione dei Grandi del passato, studiati al Louvre, come Boucher e Fragonard, Rubens e Tiziano, Veronese ed Ingres.
Il recupero della forma diviene, perciò, un'esigenza che nasce da una cultura di base, mai rinnegata dall'Artista, e dalla necessità di acquisire una tecnica pittorica più oggettiva e vicina alla tradizione classica.

Dopo un viaggio ad Algeri sulle orme di Delacroix, la scoperta delle opere di Raffaello a Roma, soprattutto gli affreschi della Villa Farnesina, e la visione della pittura pompeiana a Napoli e a Pompei convincono l'Artista francese a distaccarsi dalla tecnica impressionista, privilegiando una forma più corposa, un disegno ed una linea di contorno più netti, che dessero al dipinto un contenuto meno mutevole ed una sostanza quasi “metafisica”.



La baia di Napoli con il Vesuvio, 1881, Williamstown, Sterling and Francine Clark Art Institute


“Lavorando en plein air – scriveva al suo ritorno in Francia, nel 1882 - io ho finito per vedere solo le grandi armonie, senza più curarmi dei piccoli particolari che offuscano il sole anziché farlo splendere”.
Ecco dunque rinascere, tra gli altri soggetti, il nudo femminile, immagine archetipica, grandiosa e solenne che viene dall'alba dei tempi, dalle veneri preistoriche, dalla Magna Mater mediterranea, espressioni figurative del concetto eterno di fecondità. I voluttuosi nudi, soprattutto dell'ultimo decennio di vita del pittore, alcuni esposti nella mostra romana, testimoniano di un amore per l'immagine della donna che giganteggia serena nella natura con le sue esuberanti rotondità, immagine di una classicità rinnovata, che pur nutrendosi di sensualità coloristiche e di plastiche morbidezze, sa divenire forma assoluta e concretizzazione stessa dell'idea del "bello".




Bagnante che si asciuga la gamba destra, 1910, MASP,
San Paolo del Brasile

 

Gabrielle di profilo, 1910, Basilea
Coll. R. Staechelin



Giardino a Montmartre, 1890-94, Oxford,
The Ashmolean Museum


A volte sono i volti ingenui e stupefatti dei fanciulli, che rammentano Claude, ultimo dei tre figli dell'artista, generato all'età di 60 anni, ad offrire a Renoir l'occasione di accensioni esplosive di colori caldi e di impasti densi; oppure sono fiori e paesaggi dipinti con pennellate vibranti, alla maniera del ‘700 francese, a testimoniare la vitalità di un animo solare ed operoso, che il giorno prima di morire disse: ”faccio ancora progressi”!
La mediterraneità di Renoir esplode ovunque: nei disegni, negli oli, nelle sculture ampie e solenni, create quando ancora le sue mani erano capaci di modellare, ma anche in quelle realizzate su suoi disegni dagli scolari, quando la paralisi progressiva alle mani e alle gambe gli impedì di lavorare. Nessuna avversità, infatti, poté frenare la creatività dell'Artista che dipinse fino alla fine dei suoi giorni, con i pennelli legati alle mani nello studio di Cagnes sur Mer!
Tra oli, gouache e pastelli esposti al Vittoriano soprattutto alcuni straordinari ritratti di donne, vere sinfonie di melodiosi accordi cromatici, sorprendono per l'intensità della luce. Le “bagnanti”, tema prediletto, la moglie Aline Charigot con il figlio Coco, la cugina Gabrielle Renard sono soggetti contrassegnati dall'ideale di una delicata ed estatica bellezza, ma anche i ritratti maschili di committenti e di amici rivelano la fervida fantasia di Renoir, capace di inventare per ognuno atteggiamenti, gesti o mascheramenti diversi.
 

Il cappello appuntato, 1892, Zurigo, coll. E.G. Buhrle

Tra le opere esposte vi sono alcuni capolavori, come la “Bagnante che si asciuga la gamba destra” del 1910 , una tela affascinante per l'esuberante morbidezza della forma e per lo splendore dell'incarnato rosaceo del nudo, espressione di un paradiso in terra, di un'età dell'oro in cui regnano soltanto serenità e grazia.

Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre ed autrice di cataloghi d'arte


E' vietata la riproduzione anche parziale dell'articolo e delle immagini © Copyright