Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno V - n.19 - Maggio-giugno 2009
IN MOSTRA 



GIOTTO, ovvero della modernità di un Genio
di Bruna Condoleo





A Giotto di Bondone, pittore, scultore ed architetto, è dedicata la mostra che si tiene a Roma, presso il Complesso del Vittoriano, fino al 29 giugno 2009, nella quale sono esposte opere del Maestro toscano e dei suoi più celebri continuatori. La grandezza di Giotto, precursore dell'Umanesimo fiorentino, lui che “ rimutò l'arte di dipingere dal greco al latino e ridusse al moderno” (C. Cennini), è nota ai più, grazie ai famosi cicli decorativi di Assisi e di Padova, dove la sua anima lirica e tragica si esprime con ineguagliabile perfezione formale e coloristica. Tuttavia della bellezza delle molte opere giottesche e dei suoi "scolari", sparse nei musei del mondo, non tutti certamente hanno potuto godere e la mostra romana offre al pubblico l' opportunità di ricreare un mondo di idee e di bellezza.
Tra la fine del ‘200 ed i primi decenni del ‘300, in un'età ancora in bilico tra bizantinismi consunti ed aristocratici goticismi, l'arte di Giotto esplode con impareggiabile energia: il realismo delle sue figure, la poderosa volumetria delle forme affidata alla rinata tecnica del chiaroscuro, la profondità prospettica delle sue architetture, la viva umanità di gesti e sentimenti dovevano sembrare all'epoca una sbalorditiva invenzione pittorica.
In un'epoca artistica come quella medioevale, legata al gusto di forme ancora astratte e trascendenti, di immagini statiche e ieratiche, prive di reale spazialità, il “naturalismo” giottesco emerge con tutta la sua dirompente semplicità, anticipando di un secolo l'estetica quattrocentesca, che porrà l'uomo al centro della storia e di ogni interesse culturale.
 


Giotto: S.Stefano, 1330/35, tempera su tavola
Firenze, Fondazione Horne




Giotto: Madonna col Bambino in trono e due angeli, 1295 circa, Firenze, Museo Diocesano



Giotto: Madonna col Bambino tra i Santi Eugenio, Miniato, Zanobi, Crescenzio (part.), 1310 circa, Firenze, Cattedrale di S.Maria del Fiore



Cimabue: Madonna col Bambino, 1285 circa, Castelfiorentino, Museo di S.Verdiana


Al pari del conterraneo Dante, Giotto non è soltanto il creatore dell’arte occidentale, ma è anche un rivoluzionario che, pur nutrito della cultura, dell’etica e della religiosità medioevale, inaugura nell’arte figurativa una rivalutazione dell’uomo e della sua esperienza terrena, ancora ignota al proprio tempo. Non diversamente da quanto farà Masaccio nel ‘400, egli riassume nell'opera pittorica un mutato atteggiamento nei confronti della vita, dei rapporti tra gli uomini e dello stesso pensiero cristiano. L'esigenza di rigore e di sobrietà che contraddistingue il suo linguaggio, congiunta ad una genuinità di visione e di espressione, piacque anche agli artisti del ‘900 che hanno apprezzato l'estrema sintesi spaziale e formale, l'equilibrio compositivo, il costante adeguamento della figurazione alla realtà: da Cézanne ai Cubisti, dai pittori di Valori Plastici ai Metafisici, Giotto


Pittore giottesco napoletano: S.Giovanni e la Maddalena dolenti, 1340-1350, New York, The Metropolitan Museum of Art, Robert Lehman Collection, 1975
  fu infatti considerato un modello insuperato di essenzialità espressiva.
Anche se amava dichiararsi “antico”, esaltando la tradizione classica cui palesemente si richiamava, Giotto riconosceva agli antichi la supremazia culturale, ma non di meno da essi si distanziava per la volontà di farsi interprete delle istanze più moderne, sempre affermando su tutto la dignità dell'uomo e del suo destino terreno ed ultraterreno. Qualcuno ha definito l'Artista il pittore epico per eccellenza, che, come Dante, “ preserva la forza ideale del passato e schiude le porte della nuova realtà del futuro” (A. Venturi). A chi visiterà la mostra romana “ Giotto e il Trecento ” parrà chiara questa capacità del genio giottesco, considerando la forza che anima i volti dei personaggi, siano essi santi o uomini comuni, la vigoria delle forme, la capacità emozionale delle tinte. Intorno alla sua vita molti gli aneddoti, poche le notizie storicamente documentate, a cominciare dalla data di nascita, incerta fra il 1276 e il 1267. Figlio di un fabbro, Bondone, che abitava a Firenze, e che lo avviò al mestiere della tessitura, Giotto dovette formarsi nella città toscana e nell’orbita del Maestro Cimabue, ma già nel 1298 viene nominato a Roma per una prima opera che riguarda "La Navicella", il grande mosaico che decorava l’atrio di San Pietro. Dopo Assisi, dove frequentò la bottega di Torriti, e dipinse le meravigliose Storie di S. Francesco, tra il 1303 e il 1306 fu a Padova, per affrescare la Cappella degli Scrovegni, il suo capolavoro!.

Nel 1328 un documento di Roberto re di Napoli dispone che al “ magister loctus de Florentia pictor ” sia assegnato uno stipendio mensile e benché non si conosca quanto Giotto produsse nella fase napoletana, possiamo però arguire che egli abbia lavorato per il re, rivestendo una regolare carica di corte. Più tardi, dal 1334 ricoprì per Firenze l'incarico di primo architetto della Cattedrale, come riferisce Giovanni Villani nella sua “Cronica” ; a lui, “ magister et gubernator ” dell'Opera del Duomo fiorentino, cui si deve il progetto del bellissimo Campanile, Firenze dedicherà nel 1337, anno della morte, una nobile sepoltura nel Duomo di Santa Maria del Fiore, privilegio singolare questo, accordato soltanto a pochi illustri cittadini, condottieri, poeti ed eruditi. Da allora la sua sepoltura è divenuta il prototipo del mausoleo alla gloria postuma!




Giovanni da Milano: Vergine Annunciata, 1355-1360, tempera su tavola, Pisa, Museo Nazionale S.Marco



Giovanni Pisano: Elevatio del corpo glorioso della regina Margherita di Lussemburgo, 1312-1314, marmo bianco apuano, Genova, Museo di S.Agostino



Simone Martini: San Pietro,
1321-1323, tempera e oro su tavola, Orvieto, MODO


La tradizione lo vuole antagonista di Cimabue, da cui pure egli trasse profonda ispirazione, soprattutto nella ricerca di una psicologia dei personaggi ritratti, ma Giotto seppe andare oltre, diventando pietra miliare di una cultura tutta “italiana” da cui i maggiori artisti hanno tratto ispirazione, dai più vicini continuatori, Simone Martini, Altichiero, Giovanni da Milano, ai Grandi del Rinascimento, Masaccio per primo, che seppe infondere nelle sue Madonne la stessa umanità pensosa e dolente delle Vergini giottesche, e Michelangelo che riconobbe in lui il maestro ideale per il pathos delle figure e per l'uso sapiente del chiaroscuro. Come ogni vero artista, Giotto parla un linguaggio universale, chiaro e diretto, che arriva al cuore di ognuno; per il secondo millennio il messaggio spirituale della sua opera è forse un invito alla salvezza attraverso l'umiltà e la semplicità.
La mostra, che si avvale di un Comitato Scientifico internazionale di grande valore, presieduto dal prof. Arturo Carlo Quintavalle, è curata da Alessandro Tomei ed espone 20 capolavori di Giotto e ben 130 opere dei più importanti artisti del Trecento che consentono di avere una panoramica completa delle influenze della lezione giottesca su tutto il secolo.




Giotto: Cristo benedicente fra S.Giovanni Evangelista, la Vergine, S.Giovanni Battista e S.Francesco d'Assisi, 1310-1315.
Tempera e foglia d'oro su tavola.
Raleigh, North Carolina Museum of Art, dono The Samuel H.Kress Foundation






Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre ed autrice di cataloghi d'arte



E' vietata la riproduzione anche parziale dell'articolo e delle immagini © Copyright