Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno V - n.20 - Maggio-settembre 2009
IN MOSTRA 



Telemaco Signorini: poesia del frammento
di Bruna Condoleo





A 12 anni dall'ultima retrospettiva, svoltasi a Palazzo Pitti, Padova dedica al pittore fiorentino Telemaco Signorini (1835-1901), figura complessa di intellettuale, critico, scrittore e poeta, una mostra della sua più significativa produzione artistica, ovvero 100 opere, esposte assieme a capolavori di grandi pittori europei in Palazzo Zabarella.
A partire dal periodo rivoluzionario della macchia, in cui l'artista dipinge scene di vita paesana con una pennellata sommaria che esclude il disegno accademico e si avvale di violenti contrasti chiaroscurali, il visitatore potrà seguire lo svolgersi dell'intera esperienza di Signorini, dagli anni in cui faceva parte del gruppo di Piagentina all'adesione al naturalismo europeo, dall'atmosferico e solare periodo di Settignano fino agli anni ‘90, ultima fase della sua attività pittorica. Da questo ricco itinerario, messo a confronto con i linguaggi di grandi artisti europei, balza evidente il desiderio dell'artista di sperimentazione continua, di superare i limiti di un certo provincialismo italiano, aprendosi ad esperienze cosmopolite, anche a costo di polemizzare con gli stessi compagni di giovanile ricerca pittorica, quegli artisti, cioè, del Caffè Michelangelo (Fattori, Lega, Cabianca, Sernesi, Borrani, ecc.) con i quali aveva iniziato l'avventura macchiaiola nello stagnante accademismo fiorentino degli anni ‘50.
 


L'alzaia (part), 1864 olio su tela.
Collezione privata.

Dai quadri dipinti nel soggiorno di La Spezia, dove colpiscono il netto contrapporsi di luce ed ombra e la velocità di tocco con cui il Signorini annota la forte stimolazione visiva, si giunge alle opere degli anni di Castiglioncello, nella tenuta del critico Diego Martelli, e di Piagentina, località di campagna tra Fiesole e Firenze, ove l'artista può approfondire, assieme ad altri pittori, l'esperienza della macchia, mitigandone l'aggressività iniziale. “Il muro bianco”, ad esempio, è opera pervasa di una luminosità accecante, meno ottica e più calda rispetto alle prime tele, ma soprattutto caratterizzata da un sobrio impianto disegnativo, di sapore quasi quattrocentesco.
Sono anni di intensa attività, in cui l'artista assieme al Martelli, sostenitore del movimento dei Macchiaioli, scriveva sulla rivista "Il gazzettino delle arti del disegno", mostrando le sue doti di arguzia e di caustica ironia,


Non potendo aspettare, 1867. Milano, Fondazione Cariplo
  oltre all' acume critico, esperienze trascritte nell' interessante volume “Zibaldone”, in cui il pittore raccolse i suoi scritti di polemista pungente, assieme alle poesie ed ai rispetti in vernacolo toscano.
Se i rapporti con i pittori della propria generazione furono importanti, ancor più fecondi per la sua crescita culturale risultarono i viaggi effettuati tra il 1860 e il 1880 in Francia e in Inghilterra, soprattutto per i contatti con l’arte dei paesaggisti francesi, come Corot, Troyon, Daubigny, mentre i panorami cittadini dipinti in quegli anni dal Signorini risentono dell’influsso di Tissot, e gli interni derivano spunti da Degas, Van Gogh e Toulouse Lautrec. A Parigi s’entusiasmò inoltre per il realismo di Courbet e di Manet: le tele di questo periodo, infatti, rivelano una ricerca nei rapporti tono-luce che non sacrifica più alle esigenze della macchia l’intensità pittorica del dipinto e mostrano un’attenzione alle tematiche sociali ed umanitarie dei ceti più umili e negletti, che era alla base del Naturalismo francese. "La sala delle agitate", capolavoro dell’artista, mal giudicato a suo tempo, ma molto ammirato da Degas che lo vide a Firenze nello studio del pittore, rivela un rigoroso impianto prospettico classico (come mostrano ampiamente i disegni preparatori) e denota una forte partecipazione emotiva dell'artista al soggetto (un manicomio!) nel ritrarre l'atmosfera immota e spettrale di un luogo “proibito” per la cultura borghese, dove
disperazione e solitudine si sostanziano nelle tragiche larve umane e nella sinistra luminosità dell'interno. Durante la lunga serie dei viaggi il Signorini, attento osservatore di città europee ed abile interprete di momenti di vita contemporanea, riproduce sulle tele con rara efficacia le atmosfere, i colori, il fascino di luoghi, strade e giardini. La frequentazione a Londra ed a Parigi di artisti italiani, quali De Nittis e Boldini, raffinati pittori di ambienti cittadini, gli offrì l'opportunità di alleggerire la materia pittorica, grazie ad un tocco più lieve e ad una tavolozza più vivace, che potesse rendere l'emozione con maggior immediatezza. Le piccole dimensioni dei quadri si addicono all'artista più che non le grandi composizioni, dove l'annotazione descrittiva del particolare distoglie dalla poesia del frammento, che appare come la vena più genuina.
La pennellata rapida e lo smagliante cromatismo di alcune tele sembrano evocare il dinamismo della pittura impressionista che il Signorini andava scoprendo con la frequentazione della nuova pittura francese. Tuttavia l’irrequieta personalità dell'artista condurrà ad esiti ineguali: a volte la ricerca di uno stile piacevole e gradito al pubblico aristocratico gli farà preferire un certo edonismo ottico; in altri momenti, invece, i migliori, egli sa creare oasi di genuina ispirazione e di grande qualità, come nelle tele di vie fiorentine, dove il sentimento si effonde con nostalgica e poetica intensità. Di alto livello creativo sono le vedute di Settignano e molte tele dipinte a Riomaggiore e all’Isola d’Elba. Incanto contemplativo, serenità quieta e assorta nei quadri di Settignano; fascino della natura selvaggia ed impervia nelle tele di Riomaggiore (cui dedicò anche un libro), ritratto con sapienti scorci prospettici e sinfonia di toni; solarità accecante dei luoghi dell'isola d'Elba, in cui si recò con Irene Ruoppolo, detta Nene, la bimba che il pittore fu sul punto di adottare e che, oltre a rallegrare gli ultimi anni, divenne soggetto privilegiato di disegni e di tardi capolavori. A Settignano, soprattutto, Signorini riesce ad immergersi completamente nella luminosità aerea e vibrante degli scorci: in Piazzetta a Settignano, ad esempio, con sapiente equilibro compositivo riproduce l'atmosfera immota e silente del paesino, fissato nel clima sonnolento di un meriggio estivo, con soavità di tocco e delicati accordi tonali.  


Bambini colti nel sonno. 1890-1896.
Collezione privata

Anche se spesso si fa cenno all'indubbio influsso che la fotografia ebbe sull'arte di Signorini, ciò non deve far ritenere banalmente realistica la sua produzione che è invece frutto di osservazione diretta e di rielaborazione intellettuale.
All’ultimo periodo della sua attività, negli anni ‘90, sono da ascrivere ancora alcuni capolavori: tralasciando le più conosciute tele d’ispirazione umanitaria, fra cui spicca "Bagno penale", vi sono opere dalla tematica intimistica, come "Bambini colti nel sonno", dove la lezione di Degas si sostanzia in un fresco, quanto furtivo momento di vita quotidiana, reso vibrante dall’accostamento melodico dei toni caldi, rossi e dorati e dalla guizzante pennellata. Armonie preziose, orientalismi raffinati, libertà d’impianto stilistico fanno pensare ad un altro maestro, Toulouse Lautrec, che il Signorini conobbe attraverso la riproduzione di opere su riviste del tempo!


Piazzetta a Settignano in un giorno di pioggia, 1881 ca. Collezione privata



Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre ed autrice di cataloghi d'arte


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