Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VI - n.23 - Gennaio-marzo 2010
IN MOSTRA 



"Fiori", tre secoli d'arte floreale a Forlì
di Bruna Condoleo





Mauro Nuzzi e Filippo Lauri: La Primavera (XVIII sec.)




La pittura di cose naturali o natura morta , nasce in Italia nell'età rinascimentale come genere minore rispetto alla grande pittura di storia, di mito e di temi religiosi, che per secoli ha rappresentato l'aspetto più alto dell'arte figurativa, sia per il suo valore conoscitivo sia per un discorso etico. In Europa il fiammingo Hans Memling nel 1490 aveva dipinto un quadro con fiori, il retro di una pala sacra, che viene indicato come l'antesignano della pittura di fiori; tuttavia dobbiamo attendere fino al 1562 per vedere l'affermazione piena di questo genere pittorico con il tedesco Ludger Tom Ring.
Tra la fine del ‘400 e gli inizi del ‘500 alcuni grandi artisti, come Leonardo da Vinci e Dürer, amanti e studiosi del mondo naturale, disegnano fiori e piante, realizzando qualcosa che oltrepassa il semplice interesse naturalistico o botanico, per la completezza e la perfezione delle immagini.
Sarà tuttavia Caravaggio con il Canestro di frutta (1597/8) a consacrare il nuovo genere pittorico donandogli un significato diverso, innalzandolo a dignità di soggetto artistico, vuoi per il simbolismo dell’immagine, vuoi per l’estrema qualità estetica dell’opera. La mostra Fiori. Natura e simbolo dal Seicento a Van Gogh, che si sta svolgendo a Forlì nei Musei di S. Domenico, curata da Antonio Paolucci assieme ad altri importanti studiosi, intende riproporre lo sviluppo della pittura di natura dal XVII secolo all’inizio del ‘900, ripercorrendo movimenti e correnti della storia dell'arte, dal naturalismo caravaggesco fino al Simbolismo europeo. Fu dunque la genialità di grandi artisti del ‘600 a riempire di contenuti che non fossero puramente illustrativi i quadri di nature morte e di fiori, da Cagnacci a Gentileschi al Dolci, pittori di storia che hanno creato capolavori dove i valori della forma prevalgono su ogni altro aspetto figurativo.


Autore ignoto: la fiasca fiorita (XVII sec.)



Frederic Leighton: mother and child (fine XIX sec.)i

Lo stesso Rembrandt, che non ha amato il genere di pittura morta, ha lasciato nel Ritratto della moglie come Flora l'unico ma impareggiabile esempio di una pittura che riconosce il fascino e il mistero dei fiori. Rispetto ai cosiddetti “Fioristi”, specializzati nella creazione di composizioni floreali, i quadri degli artisti seicenteschi dove sia presente oltre la figura anche l'elemento naturale, dimostrano che l'originalità e la bellezza delle opere risiedono in parte identica nelle figure e nella ricercata descrizione, nella sapienza compositiva, nel simbolismo dei fiori. Nella stupefacente e misteriosa Fiasca fiorita, ad esempio, non ancora attribuita con certezza ad un autore (si fanno i nomi di Cagnacci e di Caravaggio), la tattile evidenza della fiasca e la luminosa cromia del mazzo di fiori ne fanno a buon diritto un capolavoro di cui la città di Forlì, che la conserva, va giustamente fiera.



A. Böcklin : Spring evening (fine XIX sec.)


 

L. Alma Tadema: A summer offering. Brigham Young
University Museum of Art. (fine XIX sec.)
Mentre nel XVIII secolo si assiste ad una certa decadenza della natura morta, che divenne un prodotto “seriale” collegato soprattutto all'aspetto pittorico-decorativo, povero di ambizioni semantiche (con le brillanti eccezioni di J. B. Chardin e L. E. Meléndez), e svanisce quel sentimento della vanitas, ovvero della caducità delle cose umane che aveva contraddistinto il significato implicito di tante opere seicentesche, nell'Ottocento si assiste a una ripresa del genere, soprattutto in Francia. Da Delacroix a Fantin Latour, da Manet a Monet, da Cézanne a Renoir, in tutto il corso del secolo si può rilevare una ripresa della pittura di fiori, soprattutto nell'ambito di quelle tendenze realistiche che, dalla metà dell'800, affermarono la validità di una nuova poetica la quale rifiutasse per sempre la disposizione gerarchica dei generi.

Da Gustave Courbet in poi, infatti, ogni aspetto della vita umana e della natura sarà colto dall'artista che vede proprio in tutta la realtà che lo circonda la sua principale fonte d'ispirazione. E nascono perciò le nature morte courbetiane, dense di richiami seicenteschi, italiani e olandesi, mentre Manet, meditando sulla grande eredità della pittura europea, creerà tele splendide in cui i fiori costituiscono un vertice di bellezza estetica e di purezza formale. Se la poetica dell'Impressionismo si proponeva di fermare l'istante del divenire della natura, è comprensibile che alcune dei più bei quadri con fiori siano stati dipinti dagli impressionisti. Monet realizzò nella sua vita una sessantina di soggetti di nature morte e moltissimi quadri in cui i fiori sono protagonisti assieme alle figure. La leggerezza della sua pennellata e la brillante trama dei riflessi luminosi che contraddistinguono l'arte raffinata di Monet ci hanno lasciato tele stupende che la mostra di Forlì espone con orgoglio.


A. Moore: The loves of the winds and the seasons.
Blackburn Museum & Art Gallery
Se l’amore per la realtà naturale aveva spinto gli impressionisti a riproporre con gioia la vitalità dei fiori, nel clima di crisi che si crea nel post-impressionismo gli elementi floreali, pur continuando ad essere un tema frequente, assumono rinnovate valenze simboliche, come nelle opere in cui Van Gogh ritrae i fiori, interpretati con una violenza segnica e cromatica che, facendo prevalere l’espressività del soggetto trasfigura la realtà naturale in una verità tutta interiore. Anche in alcuni quadri di Paul Cézanne, che pure chiude l’esperienza impressionista spinto dalla ricerca di un vero più oggettivo e razionale, è ancora la percezione ottica a fare da padrona, anche se spesso le forme sono ridotte a volumi creati dai colori.





Henry Fantin-Latour: rose e nasturzi in un vaso
(seconda metà del XIX sec.)


F.P.Michetti: fanciulla abruzzese
(metà l XIX sec.)


I pittori italiani della fin de siécle che operarono a Parigi nell’ambiente impressionista, Boldini, De Nittis, Zandomeneghi, riempirono di fiori i loro quadri di belle donne che passeggiano nei giardini, o di scampagnate nei parchi cittadini, dipinti con grazia lieve e gusto dell’osservazione naturale. La mostra “Fiori”, che si protrae a Forlì fino al 20 giugno 2010, offre uno spaccato significativo di tre secoli di pittura di natura attraverso opere celebri e dunque pensiamo di poter consigliare questo evento a chiunque ami la rappresentazione della bellezza e ammiri l'originalità e l'intensità espressiva con cui grandi artisti hanno immortalato il sublime fascino della natura.


Paul Cézanne: Frutta e vaso di fiori (inizi XX sec. )



Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte


E' vietata la riproduzione anche parziale dell'articolo e delle immagini © Copyright