Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno VIII - n.32 - Aprile - giugno 2012
IN MOSTRA 



Salvador Dalì: "il Surrealismo sono io"
di Bruna Condoleo




    

Provocatorio e sconcertante, come dimostrano le sue tante asserzioni, artista espertissimo nella tecnica pittorica e creatore di un linguaggio di avanguardia delirante e irrazionale, circonfuso di suggestione enorme, Salvador Dalì (Figueres 1904-1989) rappresenta uno dei geni del Surrealismo europeo. Una bella mostra, inauguratasi al Complesso del Vittoriano a Roma il 9 marzo scorso, espone opere che partono dal periodo realista e giungono alla maturità, provenienti dai più importanti musei del mondo, in collaborazione con la Fundaciò Gala- Salvator Dalì.


S. Dalì: Autoritratto con il collo di Raffaello, 1921 ca. Olio su tela. Collezione Fundaciò Gala-Salvador Dalì, Figueres.
Copyright Salvador Dalì, Fundaciò Gala-Salvator Dalì, SIAE, Roma 2012


L’esposizione, ricca di capolavori, filmati, documenti, disegni e oggetti, riesce a donare un’immagine della grande cultura di questa discussa figura di artista catalano, lodato e criticato per le sue performances, per i suoi gesti teatrali e per gli anticonformisti modi di vivere. Nutrito e ispirato dai geni del Rinascimento italiano, da Raffaello a Michelangelo, sia come pittore che come scultore, influenzato da artisti coevi, come Tanguy, Magritte, De Chirico e affascinato dall’arte di Picasso, che incontra a Parigi nel ’26, Dalì crea un mondo figurativo originale e misterioso, fatto di spazi immensi, figure deformate innaturalisticamente, esseri mostruosi e stranianti, come provenienti da sogni e incubi, rocce metamorfizzate.
Virtuosista della forma e colorista sublime, Salvador Dalì ha inventato un’iconografia del proprio immaginario che egli stesso definisce perverso polimorfo, riflesso delle esperienze d’infanzia, come la prematura morte della madre e l’incomprensione con il padre, delle passioni sessuali, delle fobie, insomma dalla sua
problematica ed egocentrica personalità. In uno dei tanti capolavori, “La persistenza della memoria” (1931), l’Artista propone un’immagine simbolica con allusioni sessuali che si dispiega in un allucinante e solitario paesaggio onirico, dove orologi inusuali si liquefanno, dando il senso di un tempo irreale e sospeso. In tutte le opere di Dalì si delineano scene stranianti, miti rivisitati originalmente, apparizioni e scenari geologici, sciami d’ insetti, autoritratti molli che alludono ad enigmi interpretativi di difficile lettura e destano ansia e smarrimento. Anche quando dipinge soggetti all’apparenza più rasserenanti, come l’amata Gala, sorella del poeta Paul Eluard, che sarà sua sposa e musa per tutta la vita, ritratta nuda con forme plastiche e morbide su sfondi cristallini e limpidi, il suo discorso poetico resta comunque pieno di misteri e di simboli.


"Angelus" architettonico di Millet, 1933, olio su tela. Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofìa, Madrid. Archivio fotografico Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofìa, Madrid. Copyright Salvador Dalì, Fundaciò Gala-Salvator Dalì, SIAE, Roma 2012



Autoritratto molle con pancetta fritta, 1941, olio su tela. Collezione Fundaciò Gala-Salvador Dalì, Figueres
Copyright Salvador Dalì, Fundaciò Gala-Salvator Dalì, SIAE, Roma 2012


Dare forma al delirio è il metodo che Dalì mette in atto, in opposizione alla poetica surrealista di André Breton, basata sull’ automatismo psichico puro: secondo l’Artista catalano, invece, la paranoia poteva disvelarsi soltanto attraverso un approccio critico ad essa, ovvero un avvicinamento alle proprie pulsioni inconsce e ai conflitti interiori.
Nei suoi quadri anche le scene più stravaganti ed ambigue vengono sempre dipinte con rigore e precisione disegnativa e cromatica; da ciò nasce uno spaesamento che induce lo spettatore a porsi domande e quesiti. Forme e mondi incomprensibili, velati di simbologie, oggetti sospesi e figure dalle lunghe ombre, anamorfismi e giochi figurativi sono il frutto di un’immaginazione sfrenata e portata spesso all’eccesso, ma per ciò stesso molto intrigante ed unica.


Busto di donna retrospettivo, 1970, bronzo dipinto, penne e oggetti in plastica e latta. Collezione Fundaciò Gala-Salvador Dalì, Figueres

Copyright Salvador Dalì, Fundaciò Gala-Salvator Dalì, SIAE, Roma 2012


 
Impressioni d'Africa, 1938, olio su tela. Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam- Copyright Salvador Dalì, Fundaciò Gala-Salvator Dalì, SIAE, Roma 2012

Dalì crea con una fertilità incredibile per tutta la vita, durante il soggiorno americano fino al ’48, in Italia e poi di nuovo nel paese natale, a Figueres, dove muore nel 1989.
Nell’interessante e ben strutturata mostra romana video, film di repertorio, interviste, documenti e riviste d’epoca completano la conoscenza di una personalità eccentrica e vulcanica come fu quella di Dalì. Egli, infatti, ha sperimentato anche il cinema, collaborando con il regista Bunuel a “Un chien andalu” nel ’29; con Walt Disney, offrendo per un cartone animato il repertorio di immagini riprese da sue tele famose che si animano creando scenari e mutazioni fantastiche; fu, inoltre, amico di famosi registi italiani del suo tempo, come


Singolarità, olio e collage su tavola. Collezione Gala-Salvador Dalì, Figueres. Copyright Salvador Dalì, Fundaciò Gala-Salvator Dalì, SIAE, Roma 2012
 
Luchino Visconti, con cui mise in scena un’opera teatrale di Shakespeare e con Federico Fellini, con il quale aveva progettato un film sulla propria vita, poi mai realizzato.
La mostra, in effetti, vuole mettere in evidenza anche il rapporto dell’Artista con l’Italia, Paese che egli visitò e apprezzò molto, come dimostra l’amore per l’arte italiana, soprattutto per quel Raffaello che tentò di emulare anche nel celebre ritratto giovanile. Città come Roma e Venezia gli furono care e lo vediamo spesso ritratto in foto famose, circondato da personaggi importanti del cinema, dell’aristocrazia e del teatro; amò anche Bomarzo, soprattutto per i suoi giardini popolati da figure mostruose scolpite in pietra, che sembravano all’ Artista riprodurre dal vero le forme oniriche immaginate nei suoi fantastici dipinti.


La mostra “Salvator Dalì-Un artista, un genio” , curata da Montse Aguer, direttrice del Centro per gli studi daliniani alla Fundaciò Gala-Salvator Dalì e da Lea Mattarella, docente di Storia dell’arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Napoli, si concluderà il 1 luglio 2012.



Bruna Condoleo, storica dell'arte, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte



E' vietata la riproduzione anche parziale dell'articolo e delle immagini © Copyright