Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno IX - n.35 - Gennaio - marzo 2013
IN MOSTRA 



L'umanesimo nordico dei Brueghel
di Bruna Condoleo






Hieronymus Bosch, I sette peccati capitali, 1500 - 1515 Olio su tavola, 86,5 x 56 cm Ginevra, Geneva Fine Arts Foundation
 




LPieter Brueghel il Vecchio e bottega, La Resurrezione, 1563 ca. Olio su tavola, 107 x 73,8 cm Belgio, collezione privata



"La natura è stupita perchè il pittore sa esserle pari": è l'entusiastico commento di un umanista nei riguardi dell'opera di Pieter Bruegel il Vecchio, artista geniale che divise la breve vita fra Anversa e Bruxelles dove in soli 10 anni creò i suoi capolavori. I due figli, Pieter il Giovane e Jan il Vecchio continuarono la tradizione paterna e così fecero i discendenti di quest'ultimo creando una dinastia di pittori che durò fino agli albori del 1700. In una mostra, dal titolo "Brueghel. Meraviglie dell'arte fiamminga", il Chiostro del Bramante a Roma celebra, per la prima volta in Italia, la grandezza di quattro generazioni di artisti fiamminghi con un'esposizione di opere provenienti dall'Europa e dal mondo.
Amante dei viaggi che lo condussero fino in Sicilia (ne fanno fede i bellissimi disegni di paesaggi italiani), polemico nei confronti del classicismo rinascimentale, Pieter Brueghel il Vecchio (1525-1569) si distinse nel panorama della pittura del XVI secolo per la ricerca di un realismo laico, permeato di simpatia umana per gli umili e di grande interesse per il paesaggio, che grazie alla sua opera diventa soggetto della pittura. Attraverso un'arte raffinata che affonda le proprie radici nella grande tradizione fiamminga, da Van Eych a Hieronymus Bosch, il Pittore denunciò la follia dell'uomo senza mai divenire un moralista pedante.


Pieter Brueghel il Giovane, Danza nuziale all'aperto, 1610 ca. Olio su tavola, 74,2 x 94 cm U.S.A., collezione privata


Pieter Brueghel il Giovane, Trappola per uccelli, 1605 Olio su tavola, 50,5 x 61 cm Ginevra, collezione Torsten Kreuger


Imbevuto di cultura erasmiana, tesa all’esaltazione della dignità umana e a sconfiggere le superstizioni, Pieter non si beffa del contadino che ritrae nelle occasioni più diverse della sua esistenza, ma da acuto osservatore della realtà sa rendere con bonarietà e spesso in forma allegorica l'inutilità e l'inadeguatezza di ogni fatica umana. Collegandosi all'allucinato repertorio iconografico di Bosch, popolato di mostri surreali e grotteschi, di esoterismo e di alchimie, Bruegel il Vecchio racconta in uno stile vigoroso quel mondo alla rovescia in cui specchiarsi per poter prendere coscienza degli errori umani. Grazie a una straordinaria incisività espressionistica, egli è capace di conferire ai motivi plebei validità universale; perciò disdegna il linguaggio ornato dei suoi contemporanei per un volgare figurativo con cui esplora senza compromessi e senza preconcetti la molteplicità della vita. Ne nascono capolavori come "Greta la pazza", allucinante immagine della follia o "Proverbi fiamminghi", in cui da affabulatore formidabile descrive l'incongruenza umana. In "Cacciatori nella neve" sa rendere con suggestiva efficacia l'atmosfera sospesa di silenzio e di freddo di un paesaggio invernale che allude al suo Brabante, ma al cui orizzonte svettano alte montagne innevate (forse ricordo delle Alpi italiane!). Nel famoso dipinto "Banchetto nuziale" le gustose scene di genere sono brani di autentica poesia popolaresca: non un naïf ante litteram, ma un artista esperto della tecnica, che sceglie una pittura larga e sommaria, attenta al carattere delle cose più che alla loro apparenza, evidenziando un'originale sensibilità cromatica nella predilezione per i colori opachi, per i bruni, i rosso-mattone, i gialli-ocra.



Jan Brueghel il Vecchio, Paesaggio fluviale con bagnanti, 1595-1600 Olio su rame, 17 x 22 cm Svizzera, collezione privata





Jan Brueghel il Giovane, Allegoria dell'olfatto, 1645-1650 ca. Olio su tela, 57 x 82,5 cm Ginevra, collezione Diana Kreuger



Ciò che colpisce la nostra sensibilità, tuttavia, al di là dell'indiscussa sapienza tecnico-compositiva, è la modernità di questo pittore che ha scelto nella folla il protagonista dei suoi dipinti: contadini e piccoli borghesi, una folla consueta nella pittura fiamminga, ma che in lui ha una forza e una tensione particolari. Nei volti opachi, seminascosti, nelle espressioni ansiose e allucinate, spesso ai limiti della normalità (tanto da far supporre che fosse un esperto di medicina, in particolare mentale!), sembra di ravvisare l'angoscia e la solitudine dell'uomo contemporaneo, inaspettata anticipazione del tragico smarrimento delle figure di Ensor. Anche i bimbi, per lo più brutti e goffi nei loro giochi senza gioia, sono in Brueghel il Vecchio immagini nuove e inquietanti, lontane dall'abituale, oleografica rappresentazione dell'infanzia.
Il figlio Pieter il Giovane, oltre a riprendere i temi paterni della vita quotidiana e contadina, articolandoli, però, con affabilità e simpatia, è anticipatore dell'idea romantica del sublime per il grande amore che dimostra nella descrizione della natura. I suoi paesaggi invernali mostrano l'attenzione preminente ai dati naturali rispetto all'umanesimo rinascimentale italiano.



Jan Brueghel il Giovane, Incontro tra viaggiatori, 1630 ca. Acquerello bruno e inchiostro bruno su carta, 17 × 16,7 cm Bruxelles, collezione privata


Mentre Pieter il Giovane, detto degli Inferni, fu divulgatore dell'opera del padre, ma con spirito più spensierato, Jan il Vecchio, detto “dei Velluti” per la morbidezza di tocco usata nel dipingere i fiori, fu spirito colto e indipendente dal modello paterno. Pittore di corte a Bruxelles, grande viaggiatore (fu anche lui a Roma e a Milano), amico e collaboratore di Rubens, egli è artista originale, soprattutto nella natura morta, genere di cui è anticipatore, rivelando un'estrema finezza esecutiva, quasi miniaturistica, vivificata da un prezioso e smaltato colorismo. I suoi quadri di fiori alludono a simbologie cristiane e divengono espressione della vanitas, ovvero della precarietà del tempo e della vita, riportandosi perciò alla tradizione classica.
La pittura di Jan il Giovane fu invece interessata all’esotico, al sorprendente e ai temi allegorici presenti in abbondanza nelle sue tele, che renderanno Jan artista rinomato tra i collezionisti della Wunderkammer (camera delle meraviglie) e molto apprezzato dalla borghesia mercantile.
Nella mostra romana potranno apprezzarsi capolavori di ognuno degli artisti menzionati; inoltre una sezione conclusiva raccoglie le testimonianze delle importanti collaborazioni dei Brueghel con altri noti artisti, come, ad esempio, David Teniers il Giovane, sposato con la sorellastra di Jan il Giovane, anche lui celebre narratore del mondo contadino seicentesco.
L’ultimo epigono della famosa discendenza Brueghel fu Abraham, nella seconda metà del XVII secolo, che viaggiò in Italia e qui decise di stabilirsi, realizzando uno stile pittorico meno permeato di gusto fiammingo, meno virtuosistico e analitico, più vicino al gusto nostrano.
Curata da Sergio Gaddi e Doron J. Lurie, l’evento approda a Roma dopo essere stato a Como e a Tel Aviv con l'esposizione di 100 opere, tra cui autentici capolavori: “I sette peccati capitali” di Bosch, “Paesaggio invernale con trappola per uccelli” di Pieter il Giovane, “Riposo dopo la fuga in Egitto” di Jan il Vecchio. La mostra si concluderà il 2 giugno 2013.




David Teniers il Giovane, Paesaggio fluviale con maniero e un viaggiatore esausto
aiutato da un popolano vicino a una locanda, 1645 - 1650 ca,
Olio su tavola, 36 x 47,8 cm, Collezione privata




Bruna Condoleo, storica dell'arte, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte
 


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