Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno X - n.39 - Gennaio - marzo 2014
IN MOSTRA 



Kandinsky e il Bello dell’astrazione
di Bruna Condoleo





Venise n°4 (Venezia n. 4) [1903 circa]. Tempera su cartone, cm 40,5 x 56 cm. Lascito Nina Kandinsky, 1981. Service de la documentation photographique du MNAM-Centre Pompidou.
© Centre Pompidou, MNAM-CCI / Philippe Migeat / Dist. RMN-
© Vassily Kandinsky by SIAE 2013
 




Le Parc de Saint-Cloud, allée ombragée (Il parco di Saint-Cloud, viale ombreggiato). [1906]. Olio su tela, cm 48 x 65. Lascito Nina Kandinsky, 1981. Service de la documentation photographique du MNAM- Centre Pompidou.
© Centre Pompidou, MNAM]CCI / Georges Meguerditchian / Dist. RMN]GP
© Vassily Kandinsky by SIAE 2013


Si sta svolgendo a Milano, a Palazzo Reale, una retrospettiva dell'opera di “Vassily Kandinsky”, il grande artista russo, poeta della forma, cui la Fondazione Mazzotta aveva dedicato una mostra nel 1997, in collaborazione con il Centre Georges Pompidou di Parigi, da cui proviene anche oggi l'intera collezione delle 80 opere esposte.
Tra la fine dell'800 e i primi decenni del '900 si assiste in Europa a un periodo storico di grandi trasformazioni e di capovolgimenti sociali, politici e culturali che interessano naturalmente anche il mondo dell'arte. I movimenti delle Avanguardie storiche travolgono le estetiche tradizionali apportando nuova linfa in ambito figurativo: Cubismo, Fauvismo, Espressionismo, Futurismo propongono idee originali e un nuovo modo di interpretare il reale, rivoluzionando forme e contenuti artistici. In un clima così mutevole e dinamico si situa l'attività di Kandinsky, fondatore dell'Astrattismo, una delle Avanguardie che per prima emancipa l'arte dalla rappresentazione della realtà proiettando sulla tela il misterioso e immaginifico mondo interiore.
La vicenda biografica di Kandinsky (Mosca 1866), uomo raffinato, appassionato di poesia, di musica e di teatro, esprime l'internazionalismo culturale che caratterizza anche la sua esperienza pittorica, nella quale confluiscono elementi eterogenei: il simbolismo della religiosità russa, la cultura sciamanica della Siberia e quella islamica dell’Asia Centrale, la vitalità dell'Espressionismo tedesco, l'esuberante cromatismo dei Fauves e il fascino della musica. Pur amando la natura e considerandola ispiratrice dell'impulso creativo (una tela, “Covoni”, di Monet gli aveva svelato la propria vocazione per l’astrazione!), l'artista si distacca gradatamente dalla resa naturalistica, ritenendo il quadro un' entità autonoma, fatta di segni che non mirano alla verosimiglianza, ma esprimono "l'interiore" spirituale, l'universo invisibile che è dentro di noi.


Improvisation III (Improvvisazione III) .1909. Olio su tela, cm 94 x 130. Donazione Nina Kandinsky, 1976.
© Centre Pompidou, MNAM-CCI /Adam Rzepka / Dist. RMN-GP
© Vassily Kandinsky by SIAE 2013


Il primo acquerello astratto risale al 1910, ma anteriormente a questa data molte sono le opere che punteggiano lo straordinario percorso artistico verso l’astrazione, testimoniata anche dai titoli delle opere: Impressioni, Improvvisazioni, Composizioni. I riferimenti naturali divengono pretesti per uno sviluppo autonomo del colore e della forma: compito dell’arte, secondo Kandinsky, è di penetrare la segreta essenza delle cose che il colore esprime attraverso la sua misteriosa energia.
Dai primi oli che evocano il folklore russo ai paesaggi dipinti a Murnau, piccola località dell’alta Baviera, dal colore acceso e dalla pennellata energica, a quelli creati durante il soggiorno francese a Sèvres nel 1907, è evidente l’influsso delle correnti artistiche del post-impressionismo e dei Fauves, nonché dell’arte di Gauguin (Le Parc de Saint-Cloud).
Lasciata la Russia e la carriera universitaria, Kandinsky si era trasferito a Monaco nel 1892 e con importanti maestri aveva cominciato un’attività artistica nella quale emerge da subito la grande influenza della musica e dell’opera.


Senza titolo. [1917]. Olio su tela incollata su cartone, cm 21 x 28,7. Lascito Nina Kandinsky, 1981. Georges Meguerditchian - Centre Pompidou, MNAM-CCI
© Centre Pompidou, MNAM]CCI / Georges Meguerditchian / Dist. RMN-
© Vassily Kandinsky by SIAE 2013

    
Senza titolo. [1915]. Acquerello e inchiostro di china su carta, cm 22 x 22,5. Lascito Nina Kandinsky, 1981 Georges Meguerditchian-Centre Pompidou,
© Centre Pompidou, MNAM-CCI / Georges Meguerditchian / Dist. RMN-GP
© Vassily Kandinsky by SIAE 2013


E’ noto, infatti, l’attrazione per la musica atonale, proposta dall’amico compositore Schönberg, e per l’opera wagneriana: cito a questo proposito le impressioni del maestro russo dopo aver assistito alla rappresentazione del Lohengrin: “ Mi riuscì del tutto chiaro che l’arte in generale ha poteri molto maggiori di quanto avessi creduto fino ad allora e d’altra parte ero convinto che la pittura fosse in grado di sviluppare forze non inferiori a quelle della musica”.
Nel fervido clima di Monaco le influenze culturali sull’arte di Kandinsky si moltiplicano: dai disegni infantili alle maschere cinesi, dall’opera di Henry Matisse ai dipinti di Robert Delaunay. Le sue tele e i suoi acquerelli si popolano di forme zoomorfe e botaniche, simili a coralli, embrioni, meduse, rivelando un biomorfismo condiviso anche dai pittori surrealisti, da Mirò soprattutto, ma anche da Alexander Calder, Henry Moore, Alberto Magnelli (Nel grigio).
Il 1912 è l'anno del suo primo importante testo "Dello spirituale nell'arte", base teoretica dell'Astrattismo, ma è anche l'anno in cui a Monaco l’artista pubblica l'Almanacco "Il cavaliere azzurro" (Der Blaue Reiter) , che ripropone per la nuova avanguardia astratta il titolo di un suo vecchio quadro. Il tema del cavaliere è ricorrente nell'iconografia kandinschiana, sia perchè immagine antica della Russia, di cui S.Giorgio a cavallo è protettore, ma anche come simbolo della lotta contro il male e di ogni rinnovamento morale e spirituale.




Bild mit rotem Fleck (Quadro con macchia rossa). 25 febbraio 1914. Olio su tela, cm 130 x 130. Donazione Nina Kandinsky, 1976.
Adam Rzepka - Centre Pompidou, MNAM-CCI
© Centre Pompidou, MNAM]CCI / Adam Rzepka / Dist. RMN-GP
© Vassily Kandinsky by SIAE 2013

    


Im Grau (Nel grigio). 1919. Olio su tela, cm 129 x 176. Lascito Nina Kandinsky, 1981. Adam Rzepka-Centre Pompidou, MNAM-CCI
© Centre Pompidou, MNAM-CCI / Adam Rzepka / Dist. RMN-GP


Forma, linea e colore costituiscono per l'artista i termini fondamentali della figurazione, espressioni di contenuti profondi e di stati d'animo più simili ai suoni musicali, capaci di esercitare una pressione diretta sull'anima, forme mai casuali, ma inventate per una pura necessità interiore. La pittura fu per Kandinsky un mondo preservato dall’ inquietudine dei tempi e dalle problematiche che investivano i primi decenni del ‘900, sia nel campo delle scoperte scientifiche, sia nella sfera politico-sociale. Separata dall’ ideologia come dalla storia, l’arte astratta sembrava poter elevare l'animo ed esprimere quella libertà spirituale che l'uomo non riesce a conquistare con mezzi terreni; scissa dal principio classico d’imitazione del mondo, l’arte diviene proiezione dell’immateriale e dunque traduzione dei puri valori dello spirito.
Tornato in Russia durante la Rivoluzione sovietica, l’artista partecipa attivamente alla vita istituzionale e a quella artistica; incontra e sposa Nina, ma quando gli vengono confiscati per motivi politici tutti i beni, lascia la patria e accetta nel 1922 l’incarico di insegnante al Bauhaus, la Scuola d’arte fondata dall’architetto Gropius a Weimar nel 1919.



Gelb-Rot-Blau (Giallo-Rosso-Blu). 1925. Olio su tela, cm 128 x 201,5. Donazione Nina Kandinsky, 1976.
Philippe Migeat-Centre Pompidou, MNAM-CCI
© Centre Pompidou, MNAM]CCI / Philippe Migeat / Dist. RMN-GP
© Vassily Kandinsky by SIAE 2013



Qui inizia un’esperienza decennale d’insegnamento in cui approfondisce il concetto di pittura assoluta, in maniera originale rispetto ai paralleli linguaggi di Jawlensky e di Klee, assieme ai quali insegna, e mitiga gradualmente l’espressionismo iniziale della sua arte in nome di una ricerca di forme geometriche e universali, dai contorni decisi come quelli di un intarsio. L’artista indaga a fondo i rapporti tra forma e colore (giallo per il triangolo, blu per il cerchio) e tra suono e colore (l’azzurro in musica è un flauto; il blu tenue un violoncello, il blu più scuro un contrabbasso o un organo; il verde è un violino; il viola è una zampogna o un fagotto). L’esperienza al Bauhaus ha prodotto tanti capolavori e anche l'importante saggio sulla prassi pittorica dell'Astrattismo: "Il punto e la linea in funzione della superficie"(‘26). Nelle tele dipinte dopo il '22 le primitive forme irregolari e biomorfiche si mutano, infatti, in figure geometriche, nate per l'intima urgenza di ridurre la pittura agli elementi originari come il cerchio, sintesi di tutte le tensioni, e il triangolo, allusione alla vita spirituale, e poter così fissare un codice linguistico elementare quanto oggettivo (Su bianco II; Giallo-Rosso-Blu; Accento in rosa).




Auf Weiss II (Su bianco II). 1923. Olio su tela, cm 105 x 9.8 Donazione Nina Kandinsky, 1976. Georges Meguerditchian-Centre Pompidou, MNAM-CCI
© Centre Pompidou, MNAM-CCI / Georges Meguerditchian / Dist. RMN-GP
© Vassily Kandinsky by SIAE 2013
 
Akzent in Rosa (Accento in rosa). 1926. Olio su tela cm 100,5 x 80,5. Donazione Nina Kandinsky, 1976. Service de la documentation photographique du MNAM-Centre Pompidou, MNAM-
© Centre Pompidou, MNAM]CCI / Philippe Migeat / Dist. RMN-GP
© Vassily Kandinsky by SIAE 2013




Per Kandinsky il quadro è il risultato di un’abile orchestrazione dello spazio e di un equilibrio di dinamismi contrari, di pause e riprese, di incontri e scontri, di finito e infinito, al pari della musica dodecafonica di Schönberg. L'eleganza del segno, lo splendore delle tinte, simili a lacche di antiche miniature persiane, la forza espressiva del nero, le sottili rispondenze formali creano segrete risonanze interiori ed esprimono l’autenticità della sua ispirazione molto vicina alla poesia.
Lasciata la Germania nel ’33 per la chiusura del Bauhaus e per l’ intolleranza del governo nazista verso la sua arte (che fu definita, con altre, degenerata!), torna in Francia a Neuilly-sur-Seine, dove muore il 13 dicembre del 1944; ma ancora nel ’40 elabora un capolavoro come Azzurro cielo, olio donato dalla moglie Nina nel ’76 allo Stato francese assieme a molti altri capolavori, testimonianza di un’ inventiva fresca e intensamente lirica di un anziano artista, mai pago di ricercare il Bello dello spirito.
La mostra milanese, curata da Angela Lampe, storica dell’arte e curatrice del Centre Pompidou di Parigi, è organizzata secondo un criterio cronologico e si divide in quattro sezioni; tuttavia il visitatore, appena giunto nel sito espositivo, è letteralmente immerso in un ambiente tipicamente kandiskiano, grazie alla fedele ricostruzione dei 5 guazzi originali che decorarono la sala ottagona della Juryfreie Kunstausstellung di Berlino dal 1911 al 1930, donati anch’essi dalla moglie Nina al Pompidou.
La mostra si concluderà il 27 aprile 2014.




Bleu de ciel (Azzurro cielo). 1940. Olio su tela, cm 100 x 73. Donazione Nina Kandinsky, 1976. Service de la documentation photographique du MNAM-Centre Pompidou, MNAM-CCI
© Centre Pompidou, MNAM-CCI / Service de la documentation photographique du MNAM / Dist. RMN-GP
© Vassily Kandinsky by SIAE 2013
 




Une Fete intime (Una festa privata). 1942.Tempera (?) su cartone, cm 49,2 x 49,6. Lascito Nina Kandinsky, 1981. Service de la documentation photographique du MNAM-Centre Pompidou, MNAM- © Centre Pompidou, MNAM-CCI / Service de la documentation photographique du MNAM / Dist. RMN-GP
© Vassily Kandinsky by SIAE 2013


Bruna Condoleo, storica dell'arte, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte




E' vietata la riproduzione anche parziale dell'articolo e delle immagini © Copyright