Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno X - n.43 - Gennaio - marzo 2015
IN MOSTRA 


Paul Gauguin: il paradiso perduto di un intellettuale!
di Bruna Condoleo




Parau api, 1892 Gibt?s was Neues? Quelles nouvelles? Öl auf Leinwand, 67 x 91 cm
Gemäldegalerie Neue Meister, Staatliche Kunstsammlungen Dresden Foto: Jürgen Karpinski



Evaso dal conformismo borghese, dalla famiglia, dalla cultura d’ Occidente e dal formalismo cristiano, rifiutate le estetiche espresse dalla pittura del suo tempo, Paul Gauguin rappresenta ancora oggi l’icona dell’artista ribelle che fugge dalla banalità del quotidiano e dall’opprimente civiltà del benessere per ricercare in una società primitiva l’ eden originario, permeato di slanci ingenui e voluttuosi e di incontaminata purezza. La Fondation Beyeler dal 8 febbraio al 28 giugno 2015 presenta a Bàle la più importante esposizione di capolavori di Paul Gauguin realizzata in Svizzera negli ultimi 60 anni, ripercorrendo attraverso una cinquantina di opere il cammino spirituale e artistico del pittore francese (Parigi, 1848/Atuona, Isole Marchesi 1903), dai soggiorni in Bretagne (1886/88) al periodo tahitiano.
Le più significative e conosciute tele di Gauguin celebrano il suo ideale di un mondo esotico intatto, che fonde in perfetto equilibrio natura e cultura, misticismo ed erotismo, sogno e realtà. Provenienti da 13 paesi e dalle più prestigiose collezioni mondiali, i dipinti di Gauguin rivelano non solo lo splendore e l’originalità della sua pittura, ma testimoniano anche le insoddisfazioni di un uomo ansioso di conoscere luoghi lontani e incontaminati, dove trovare l’armonia originaria e un appagamento esistenziale.




Autoportrait à la palette, ca. 1893 Selbstportrait mit
Palette Öl auf Leinwand, 92 x 73 cm Privatsammlung
    



Paul Gauguin, 1891 Foto: The Illustrated London
News Picture Library, London, UK / Bridgeman Images



Dopo un’infanzia in Perù presso la nonna materna e una carriera nella marina mercantile solcando i mari del Sud, l’artista si ferma nel 1872 a Parigi avviando con successo un impiego come agente di cambio; dopo poco tempo comincia a frequentare l’ambiente degli impressionisti, investendo in opere d’arte e dandosi alla pittura sotto la guida dell’amico Camille Pissarro. Dopo il crollo della borsa del 1882 si rifugia a Pont-Aven in Bretagne, dove dipinge i primi capolavori, distanziandosi, però, dalla maniera impressionista del maestro Pissarro per realizzare una pittura di rara sintesi disegnativa, con un uso antinaturalistico del colore. E’ di questo periodo “La visione dopo il sermone”, un capolavoro che rifiuta la percezione ottica della realtà, propugnata dall'impressionismo, ma è invece una magica apparizione pittorica di un evento biblico, ovvero la lotta di Giacobbe con l’angelo, evocato dall'artista attraverso forme essenziali e colori puri e privi di chiaroscuro.
Successivamente ad Arles si lega in sodalizio con Vincent Van Gogh, pensando di inaugurare con lui un nuovo tipo di pittura con l’istituzione dell’Ecole du Midi, ma i loro contrasti sui temi dello stile fanno precipitare il progetto. L’ insaziabile desiderio di un’isola felice che il pittore aveva sperato di trovare a Tahiti e poi nelle isole Marchesi, ha fatto di Gauguin il primo nomade moderno e il primo critico della civiltà occidentale e del suo malessere.
Le opere dipinte nel periodo tahitiano, a partire dal 1891, sono il frutto del suo irrefrenabile sentimento di libertà e testimoniano di un momento creativo dell’artista particolarmente fecondo. In esse Gauguin ha immortalato con colori puri e smaglianti il mondo nobile e selvaggio da sempre vagheggiato, la natura lussureggiante dei luoghi che l’ospitavano, le donne monumentali come idoli misteriosi, sensuali e calde come il sole polinesiano. Nei capolavori tahitiani di Gauguin l’antinaturalismo cromatico e la semplificazione della forma, già sperimentati nei periodi precedenti, raggiungono il vertice della perfezione grazie alla musicalità delle tinte, alla melodia dell’arabesco lineare e alla completa autonomia del colore (“Parau api", Che novità?, 1892).




La vision après le sermon ou La lutte de Jacob avec l'ange, 1888 (la visione dopo il sermone), Vision nach der Predigt oder Der Kampf Jakobs
mit dem Engel Öl auf Leinwand, 73 x 92 cm Scottish National Gallery, Edinburgh



L’artista ha qui tagliato i ponti con la struttura pittorica occidentale, ovvero con le regole della prospettiva lineare e con il realismo visivo per aderire a una concezione spiritualistica e poetica dell’arte che, attraverso la fantasia e l’immaginazione, potesse attingere liberamente al mondo dell’onirico e del mistero. Paul Gauguin non fu un avventuriero errabondo né il pittore dell’esotismo di moda nella Parigi di fine secolo, ma un artista autentico che ha saputo intuire le contraddizioni e le insoddisfazioni dell’animo umano e ha prodotto “un’opera dolorosa, perché per capirla, per avvertirne un urto bisogna aver provato il dolore e l’ironia del dolore, che è la porta del mistero”(Octave Mirbeau). Molti dei titoli delle tele gauguiniane dipinte a Tahiti e nelle Isole Marchesi non sono infatti asserzioni, ma “domande” che esprimono dubbi esistenziali, incertezza, tensioni interiori: ad esempio “Quando ti sposi?”, “Come, sei gelosa?”, “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?”. L' uso di titoli così inediti, che potrebbe sembrare una stranezza, conferma invece l’inquietudine del suo animo, ma al contempo la geniale capacità dell'artista francese di esprimere pensieri arcani attraverso raffinate alchimie cromatiche e lineari.




Arearea, 1892 Freude Joyeusetés Öl auf Leinwand, 75 x 94 cm Musée d'Orsay, Paris © RMN-Grand Palais (Musée d'Orsay) / Hervé Lewandowski

  



Contes Barbares, 1902 Barbarische Erzählungen Öl auf Leinwand, 131,5 x 90,5 cm Museum Folkwang, Essen Foto: © Museum Folkwang, Essen

La sua arte è stata definita “mistero inquietante e saporoso di splendore barbarico, di liturgia cattolica, di sogni induisti, di fantasia gotica, di simbolismo oscuro e sottile...”(O. Mirbeau, *), alludendo all’espressione di una religiosità naturale, che trae da fonti culturali, le più disparate, gli stimoli e gli spunti iconografici della propria creatività (Contes Barbares, racconti barbari, 1902).
Anticipatore di movimenti e di avanguardie del ‘900, Guaguin fu precursore del Simbolismo e del Fauvismo, ispiratore dei Nabis e dell’ Espressionismo, perfino profeta dell’Art Nouveau; con la sua vita errabonda e con la sua affascinante creatività egli ha testimoniato un cammino esistenziale contraddittorio e contrassegnato spesso da una malinconia senza disperazione, molto vicina alle irrisolte inquietudini del tempo in cui viviamo.

* Octave Mirbeau (1848/1917), scrittore e critico francese, lodato e apprezzato dalle Avanguardie storiche del primo '900.



Rupe Rupe, 1899 Obsternte La cueillette des fruits Öl auf Leinwand, 128 x 200 cm Moskau,
The Pushkin State Museum of Fine Arts



Bruna Condoleo, storica dell'arte, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte


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