Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XI - n.47 - Gennaio-marzo 2016
IN MOSTRA 


"Piero della Francesca. Indagine su un mito"
di Bruna Condoleo




Di ben poche personalità della storia dell’arte si può dire che siano divenuti un “mito”, ma sicuramente Piero della Francesca può ritenersi fra quegli artisti capaci di aver travalicato il tempo e lo spazio e aver meritato questa impegnativa definizione!
Forlì, la bella città romagnola, dedica una mostra-evento alla figura di Piero della Francesca, artista cardine dell’età rinascimentale, ma anche mito che perdura nella cultura artistica fino ai nostri giorni. “Indagine su un mito” è il titolo della mostra ospitata nei Musei San Domenico, la quale non soltanto raccoglie molti capolavori del Maestro di Borgo San Sepolcro, già difficili da riunire, ma offre un’opportunità unica: quella di poter confrontare le opere di Piero (Borgo San Sepolcro, Arezzo 1420 c./1492) con quanti dal suo linguaggio pittorico presero ispirazione, ad iniziare dal suo secolo per giungere all’attualità.
Grazie ad un Comitato scientifico internazionale di altissimo livello, presieduto da Antonio Paolucci, la mostra è riuscita a proporre un confronto tra Piero e i maestri del Rinascimento a lui coevi, da Domenico Veneziano, a Beato Angelico, da Paolo Uccello ad Andrea del Castagno, da Filippo Lippi a Francesco Laurana.



Piero della Francesca: Santa Apollonia, 1454-69, Olio, tempera e oro su tavola,cm 38,7x28,3, National Gallery of Art,Washington
    



Beato Angelico, Imposizione del nome al Battista, tempera su tavola. Museo di San Marco, Firenze



L’arte di Piero, pittore sommo, matematico e raffinato umanista, si è espressa per mezzo di uno stile classico e imperturbabile, come dimostrano le forme geometriche perfette; la grande perizia prospettica, desunta dal Brunelleschi e dagli studi personali attorno alla prospettiva lineare, unita alla ricerca di una luce chiara che evidenzi le immagini senza lasciare alla mente e allo sguardo nulla di incomprensibile, traduce una visione della storia umana e divina dove tutto sia intellettualmente perfetto. Piero costruisce un mondo che è sì reale e riconoscibile, ma nello stesso tempo è ideale, racchiuso in uno spazio dove ogni cosa ha una sua collocazione e un suo significato, dove il dramma umano è superato e le emozioni si ricompongono in una superiore armonia di forme e di colori. L’arte di Piero traspone in immagini chiare e limpide i principi rinascimentali: la centralità dell’uomo, la forza della razionalità, l’ordine e l’equilibrio del cosmo, la fede cristiana che non collide mai con la ragione. Pertanto la sua visione armoniosa e senza contrasti del creato, oltre ad essere assorbita da pittori a lui coevi, proseguirà con la generazione successiva, come Luca Signorelli, Melozzo da Forlì, Antoniazzo Romano, fino al magnifico Giovanni Bellini. Non si tratta di emulazione sic et sempliciter del linguaggio di Piero, bensì di un’osmosi con personalità anche diverse che assimilano in modi personali la lezione classica e rasserenatrice di Piero e l’attenzione prioritaria ai valori pittorici e compositivi del dipinto.



Piero della Francesca, Madonna della Misericordia, 1445-1462, olio su tavola. Museo Civico, Sansepolcro
    



Giovanni Bellini, Compianto, 1473-1476, olio su tavola. Musei Vaticani, Cittą del Vaticano



La mostra, tuttavia, si spinge oltre, come accennato, e indaga il momento in cui, dopo due secoli d’oblio, rinasce in pieno ‘800 il mito di Piero e l’interesse per gli aspetti più moderni della sua arte: ciò avviene con la ricerca cromatica dei Macchiaioli, Silvestro Lega e Telemaco Signorini soprattutto, ma anche con il gusto geometrico della forma riproposto dai pittori pointellisti francesi, come Georges Seurat, fino ai puristi come Puvis de Chavannes, che richiama la monumentalità classica di Piero in chiave simbolista.
Ma la fortuna e il fascino dell’artista toscano continuano nel ‘900 soprattutto in Italia: artisti come Carlo Carrà, Antonio Donghi e Felice Casorati si rifanno nel loro "Realismo magico" al linguaggio scarno, classicamente impostato, luminoso e immutabile di Piero; la metafisica di Giorgio De Chirico evoca spesso e volentieri le atmosfere silenziose e sospese del Nostro, ma anche gli arcaismi di Massimo Campigli e le forme geometriche e purissime di Giorgio Morandi si riferiscono palesemente ad alcuni aspetti dei suoi capolavori.
Infine non si deve dimenticare che l’eredità di Piero ha raggiunto ed apportato linfa a due enigmatici artisti della contemporaneità: Balthus, con le sue forme bloccate e assorte e Edward Hopper, il pittore dei silenzi urbani, dei bar e delle strade deserte, lontani dal caos e immersi in un’atmosfera ovattata.



Piero della Francesca, San Girolamo e un devoto, 1440-1450 ca., tempera e resina su tavola. Gallerie dell'Accademia, Venezia
    



Balthus, Les Joueurs de cartes, 1966-1973, caseina, olio e tempera su tela. Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam



Lo stesso Antonio Paolucci chiarisce nel catalogo ufficiale della mostra il significato profondo dell’arte di Piero per l'arte contemporanea: “A un certo momento, nella storiografia critica del Novecento, Piero della Francesca è sembrato la dimostrazione perfetta, antica e perciò profetica, di una idea che ha dominato a lungo il nostro tempo; di come cioè la pittura, prima di essere discorso, sia armonia di colori e di superfici”.
La mostra, che si concluderà il 26 giugno 2016, è organizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con il Comune di Forlì.

Catalogo Silvana Editoriale.


Bruna Condoleo, storica dell'arte, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte


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