Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XIII - n.57 - Luglio - settembre 2018
IN MOSTRA 


A Roma l’arte sofisticata e squisita di  Canaletto!

di Bruna Condoleo




Bernardo Canal (1673-1744) e Canaletto (1697-1768) Santa Maria d'Aracoeli e il Campidoglio, Roma 1720 ca. olio su tela, cm 146,5 x 200 Budapest, Szépmúvészeti Múzeum/Museum of Fine Arts, 53.483 © 2018. Szépm vészeti Múzeum - Museum of Fine Arts Budapest



Canaletto (1697-1768) Capriccio con rovine (part.), 1723 olio su tela, cm 178 x 322. Svizzera, Collezione privata



Lo splendore di Venezia, la sua luminosità, le architetture superbe, le piazze, le feste della Serenissima… questo spettacolo unico al mondo, immobile nel tempo nella sua sfarzosa bellezza, presenta la pittura di Giovanni Antonio Canal, detto Canaletto, il più raffinato e celebre vedutista del '700. A 250 anni dalla sua morte, il Museo di Roma- Palazzo Braschi dedica al pittore veneziano (1697/1768) un’ entusiasmante mostra che espone 42 capolavori, 9 disegni e 16 libri d'archivio, giunti nella Capitale dai maggiori musei del mondo, tra cui il Museo Pushkin di Mosca, il Jacquemart-André di Parigi, il Museo delle Belle Arti di Budapest, la National Gallery di Londra e il Kunsthistorisches Museum di Vienna. La carrellata dei dipinti, che coprono tutto l’arco della sua attività, è per il visitatore una crescente sorpresa, dalle bellissime tele giovanili dipinte a Roma, in cui l’artista immortala rovine e monumenti antichi, come gli edifici del Foro romano, il Campidoglio e la chiesa di Santa Maria in Aracoeli che appaiono nella loro eterna e suggestiva bellezza, vivacizzate da macchiette e figurine rese con accuratezza e dinamismo. In questo periodo, attorno agli ultimi anni del primo decennio del ‘700, influenzato da un altro importante vedutista attivo a Roma, il valente pittore olandese Gaspar van Wittel, Canaletto si mostra attento a restituire scenari urbani in modo preciso, secondo la nuova visione illuminista che, per adeguarsi alla rivalutazione della scienza, fulcro delle tesi razionaliste, propone una pittura che riproponga la realtà della visione di contro all’estetica barocca, creatrice di scenari illusionistici quanto improbabili.



Canaletto (1697-1768). Il ponte di Rialto da Nord, Venezia- 1725 olio su tela, cm 90,5 x 134,6. Torino, Pinacoteca del Lingotto Giovanni e Marella Agnelli © Pinacoteca del Lingotto Giovanni e Marella Agnelli, Torino



L’idea del Canaletto, perfezionata successivamente al suo ritorno a Venezia, è dunque riprodurre il reale nel modo più verosimile, studiando e disegnando dal vero luoghi e monumenti in prospettiva perfetta, resa ancora più accurata dall’uso della camera ottica, un semplice e rudimentale strumento che può considerarsi l’antenato della macchina fotografica, capace tuttavia di rispecchiare con rigore le distanze tra gli oggetti e la loro collocazione spaziale. Abbandonati gli scenari di rovine, spesso anche parzialmente frutto d’invenzione secondo una tradizione che risaliva fin dalla metà del ‘500, i cosiddetti "capricci", Canaletto raffina a Venezia l’arte di riprodurre realisticamente le vedute urbane, come “il ponte di Rialto visto da nord”, in cui colpiscono scorci luminosi intrisi di una calda solarità, espressione di un’intrinseca poesia. Il Palazzo Ducale, San Marco e la Libreria Marciana, la colonna di San Teodoro, ma anche le piazzette con le chiese e i campanili gotici, le case di mattoni che rilucono al sole, i balconi affacciati sul canale che accecano per il bianco lucente dei tendaggi: tutto è dipinto dall’artista con una pennellata analitica che oltre a riprodurre la verità dei luoghi, riesce a restituirne nel contempo il fascino storico e artistico e l’effetto atmosferico.




Canaletto (1697-1768) Il Bucintoro di ritorno al Molo il giorno dell'Ascensione, Venezia 1729, olio su tela, cm 183 x 260,5 Mosca, The Pushkin State Museum of Fine Arts,-2678.-31323 © The Pushkin State Museum of Fine Art, Moscow



Grande studioso di prospettiva, Canaletto raffigura gli ampi panorami della città natale con tale precisione anche nei particolari più lontani, come comignoli, bandiere, guglie, da creare l’impressione che ciò che egli ritrae non sia la realtà fotografica, perché la distanza renderebbe indistinto ciò che si allontana da noi. Ed è perciò che la sua pittura, benchè realistica, non può considerarsi fotografica: le cose distanti, infatti, sembrano avvicinarsi grazie alla definizione minuziosa dei particolari contribuendo a creare un senso di nuova realtà, dove nulla rimane in ombra e tutto si staglia con nettezza dinanzi ai nostri occhi ammirati. Il sole, sempre allo zenit, illumina ogni cosa, anche le più piccole e banali: i giochi dei bimbi nei campielli come le mille decorazioni marmoree sugli edifici della città; lo spettatore si sente catapultato al centro delle scene e dunque partecipe di ogni evento, come accade nel capolavoro “Il Bucintoro di ritorno al molo il giorno dell’Ascensione”. In questa grande tela Canaletto rappresenta una delle ricorrenze millenarie di Venezia, in cui si commemora il matrimonio della Serenissima con il mare Adriatico, a ricordo della prima conquista delle terre di Istria e Dalmazia, da cui iniziò il  lungo cammino di dominio veneziano sul mare.



Canaletto (1697-1768) Il Molo verso ovest con la Colonna di San Teodoro a destra, Venezia 1738 circa, olio su tela, cm 110,5 x 185,5. Milano, Pinacoteca del Castello Sforzesco, Raccolte d'Arte Antica, 1474 © Comune di Milano - tutti i diritti di legge riservati Photo Credit: Saporetti 1995 Matteo De Fina 2008 Ravelli 2016




La festa è riproposta con l’animazione e la magnificenza proprie delle parate storiche più importanti: sfarzose gondole e semplici barche s’incrociano dinanzi al molo di Palazzo Ducale e si affollano attorno al Bucintoro, decorato con ori e tessuti preziosi, mentre i palazzi della Piazza riflettono sui marmi orientali il calore del sole primaverile. I cieli limpidissimi e sereni, velati di bianco e di rosa, sono lo sfondo di ogni sua tela, come in “Il molo con la colonna di San Teodoro”, dove la scena è arricchita dalla folla più varia, nobili eleganti e poverelli,  stranieri e sontuose dame, mentre sull’acqua sostano gondole e velieri e in lontananza svetta la cupola di Santa Maria della Salute di Baldassarre Longhena. Canaletto divenne per oltre un decennio il più stimato vedutista non soltanto a Venezia, apprezzato da aristocratici collezionisti italiani e stranieri, ma continuò la sua fortunata carriera a Londra, dove si recò con l' amico e colto mercante Joseph Smith, console britannico a Venezia e suo collezionista, che lo introdusse negli ambienti più altolocati del Regno Unito, senza esclusione di quelli reali. Durante 9 anni, dal 1745 al 1754, il pittore dipinse grandi vedute di Londra, dei Castelli della nobiltà inglese, delle rive del Tamigi, non perdendo mai la freschezza interpretativa e il gusto per la realtà, anzi rivelando una libertà pittorica e cromatica nuove rispetto agli anni veneziani!



Canaletto (1697-1768) La Torre dell'Orologio in Piazza San Marco, Venezia 1728-1730 olio su tela, cm 52,1 x 69,5. The Nelson-Atkins Museum of Art, Kansas City, Missouri. Purchase: William Rockhill Nelson Trust, 55-36 Photo credit: Melville McLean



Canaletto (1697-1768) Il Canal Grande con Santa Maria della Caritŕ, Venezia olio su tela, cm 89,5 x 131,4. Torino, Pinacoteca del Lingotto Giovanni e Marella Agnelli © Pinacoteca del Lingotto Giovanni e Marella Agnelli, Torino




Molto interessante risulta la tela dal titolo “Il Chelsea College, la Rotonda, casa Ranelagh e il Tamigi”, in cui ogni edificio è realizzato con estrema precisione e sul fiume navigano diverse barche e velieri, opera che viene esposta per la prima volta a Roma assieme ad un’altra tela facente parte originariamente di un’opera unica, soltanto ora ricostituita nella sua integrità. Concludo con un’opera curiosa, oltre che affascinante, dipinta dal Canaletto dopo il suo rientro in Italia: Il Prato della Valle, con Santa Giustina e il monastero di benedettine, Santa Maria della Misericordia (1756), un olio che rappresenta un’ inmensa zona verde di Padova che alla fine del ‘700 sarebbe divenuta una grande Piazza costruita, come la vediamo ancor oggi!  Ammiriamo nella tela del Canaletto uno spazio amplissimo e arioso (che non esiste più!), circondato da antiche chiese, monasteri e porticati e animato da decine di macchiette, carrozze, animali, tutti descritti con la consueta precisione.
Purtroppo nell’ ultimo decenio di vita  Canaletto vide decrescere la propria fama, acquistata dal nipote Bernardo Bellotto, anche lui vedutista con una personalità pittorica ben distinta dallo stile límpido dello zio; tuttavia l’arte di Canaletto continuò, seppure a fasi alterne di gradimento, a mostrare al mondo la propria originalità e l’inmensa sapienza prospettica e cromatica, apprezzamento che perdura fino ai nostri giorni e che l’odierna mostra romana rivela ampiamente.  
L'esposizione, curata dalla storica dell’arte Bozena Anna Kowalczyk, sarà visibile al pubblico fino al 19 agosto 2018. 




Canaletto (1697-1768) Prato della Valle, con Santa Giustina e il monastero di benedettine, Santa Maria della Misericordia, Padova 1756 ca. olio su tela, cm 40 x 87,5. Collezione privata


Bruna Condoleo, storica dell'arte, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte



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