Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XIV - n.59 - Gennaio - marzo 2019
IN MOSTRA 


Roma. OVIDIO. Amori, miti e altre storie

di Bruna Condoleo



Manifesto della mostra: OVIDIO. Amori miti e altre storie


Uno degli eventi più significativi della Capitale nel 2018 è senza dubbio la mostra  dedicata a Ovidio Nasone, l’immenso poeta latino dell'età augustea, che nelle sue opere ha cantato i diversi sentimenti umani, l’amore, l’inganno, l’odio, la vendetta, la crudeltà, in una infinita gamma di emozioni descritte con l’acume di un sottile conoscitore dell’animo umano e con una modernità di pensiero che ancora oggi sbalordisce. "Ovidio, amori, miti e altre storie" è il titolo di un’esposizione presso Le Scuderie del Quirinale, curata da Francesca Ghedini, preparata ed elaborata in ben dieci anni di studi, di ricerche e di approfondimenti presso l’Università di Padova che hanno infine condotto alla ideazione di una mostra con 250 opere, dalla prima età imperiale al 1700, nelle quali i miti antichi, le trasformazioni prodigiose, il senso della bellezza, ma anche il dolore e la disperazione cantati dalla colta lingua del sommo Poeta latino sono divenuti immagini artistiche indimenticabili e potenti. Dagli affreschi pompeiani, dove l’attrazione amorosa prende forma nelle delicate e sensuali figurine che si abbracciano teneramente, giunte da Pompei, alle veneri marmoree romane dalla plastica morbida e seducente, alla Venere pudica del Botticelli, dove la sottile malizia di un gesto e di uno sguardo rivela la piacevolezza della seduzione femminile, è un susseguirsi di sculture, dipinti, cammei, gioielli che affascinano per la finezza esecutiva e per l’armonia formale.
Tutti conosciamo la grandezza dei versi ovidiani, dalle Heroides all’Ars amandi, dalle Metamorfosi ai Tristia, l’ opera conclusiva dell'attività del poeta che trascorse gli ultimi dieci anni della vita relegato a Tomi, l'odierna Costanza, ivi esiliato da Augusto a causa di un “carmen” e di un “error”. Possiamo pensare che la prima colpa, ovvero il carmen, sia l’argomento dell’Ars amandi, considerato un testo licenzioso dalla politica moralizzatrice di Augusto; più incerto è l'error, che potrebbe riferirsi forse a un oltraggio del poeta nei confronti di un famigliare dell'Imperatore, il quale mai perdonò ad Ovidio la sua colpa, lasciandolo morire in una terra inospitale e selvaggia, senza gli onori e la gloria che i posteri a buon diritto gli attribuiranno.


Alessandro Filipepi ,detto Sandro Botticelli (Firenze, 1445 - 1510), Venere pudica 1485-1490 circa, tempera e olio su tavola trasferita su tela



Affresco con Amore e Psiche 60-79 d.C. (IV stile) / 60 intonaco dipinto da Pompei, Casa VII 2, 6, esedra (b) Napoli, Museo Archeologico Nazionale




Se consideriamo l'Ars amandi e il modo in cui il poeta di Sulmona concepisce e descrive l'amore e la sessualità, liberi da qualsiasi vincolo morale, possiamo comprendere in parte che l'opera dovesse apparire per la cultura del tempo trasgressiva se non rivoluzionaria. La soddisfazione sessuale è descritta da Ovidio con voluttà e soprattutto il piacere della donna viene dal poeta spiegato e valorizzato mentre fino ad allora era stato negato o sottaciuto. Ma ciò che colpisce nell'opera ovidiana è la descrizione degli dei e dei loro sentimenti: come e più degli uomini gli dei provano passioni fortissime quanto incontrollate, desideri di vendetta, operano tradimenti e compiono azioni oltraggiose, mostrando brutalità e mancanza di pietà. Ciò doveva apparire agli occhi dell'imperatore, nel piano di ripristino dei valori tradizionali della famiglia, della patria e della religione, come un'imperdonabile offesa alla pubblica moralità! Ma torniamo alla mostra: le opere scelte con cura dagli storici dell’arte e dagli studiosi ci conducono lungo l’ itinerario della fervida fantasia ovidiana, grazie ad immagini pittoriche e scultoree che traducono i coinvolgenti versi del poeta e documentano tragedie immani, come la strage dei Niobidi, in cui Apollo e Diana, per vendicare un’ipotetica offesa fatta da Niobe alla loro madre Latona, uccidono i suoi 12 figli senza pietà alcuna. 



Cammeo con Leda e il cigno III secolo d.C. agata onice Napoli, Museo Archeologico Nazionale inv. 25967



Statua di Venere Callipigia metà del II secolo d.C. marmo bianco (insulare?) Napoli, Museo Archeologico Nazionale


Quando inizia il racconto delle imprese amorose di Giove, seduttore di belle fanciulle con cui intende e pretende giacere, ecco che le parole del poeta prendono forma grazie al pennello di artisti famosi come Tintoretto, che dipinge il ratto di Europa, o come nella leonardesca Leda e il cigno, un dipinto cinquecentesco che mostra nella bellezza cromatica e nei delicatissimi lineamenti della fanciulla la sorpresa per l’inganno del dio. Mirabile è un piccolo cammeo di agata e onice, esposto in mostra, dove Giove, trasformatosi proditoriamente in cigno, germisce l’ inerme fanciulla, mentre l’affresco proveniente da Ercolano di uguale soggetto idealizza l’atto brutale con la grazia e la leggerezza dello stile compendiario romano. Ma è la marmorea Venere Callipigia ad attrarre lo sguardo stupefatto dello spettatore, ammirato dalle belle natiche che la dea scopre svelando con non celata malizia le rotondità armoniose del suo corpo statuario, fatto per amare e per essere amato.
Una cospicua sezione dell’inedita mostra espone dipinti e scultore che narrano i più toccanti e suggestivi miti delle metamorfosi, da quello di Adone, di cui s’invaghisce Venere per la sua straordinaria bellezza, trasformato dopo l’immatura morte nel fiore di anemone, al mito struggente di Narciso, che ardendo d’amore per la sua immagine che vede riflessa in uno stagno, credendola altra da sé, una volta inteso l’inganno si consuma dal dolore fino alla morte e viene trasformato nel fiore del Narciso.



Affresco con Leda e il cigno / Fresco with Leda and the Swan
60-79 d.C. (IV stile) intonaco dipinto da Ercolano Napoli, Museo Archeologico Nazionale inv. 27695
E ancora il mito di Arianna abbandonata da Teseo che pure ella aveva aiutato a fuggire dal Labirinto a Creta, poi soccorsa nel dolore dal dio Bacco che la porterà in cielo mutandola in una fulgida costellazione; la storia di Piramo e Tisbe, cui si ispirerà William Shakespeare per la tragedia di Giulietta e Romeo o la metamorfosi di Ermafrodito, figlio di Afrodite e di Ermes, fanciullo bellissimo di cui s’innamora senza speranza Salmacide: tanto lo vuole e lo tiene avvinghiato a sé da chiedere agli dei di diventare con lui una sola persona!
Artisti come Domenichino, Boltraffio, Carlo Saraceni, Ludovico Carracci, Pompeo Batoni e importanti pittori europei, come De Ribera o Nicolas Poussin, attratti da racconti così commoventi e patetici hanno sentito l'esigenza di immortalare nei loro dipinti i momenti salienti delle metamorfosi ovidiane, che sempre racchiudono significati reconditi e aspetti simbolici dell’esistenza e delle passioni umane. Dunque, la creativa fantasia del poeta latino è stata uno scrigno inesauribile di forme e di ispirazioni artistiche per più di 17 secoli, dando vita a un repertorio ricchissimo di immagini di cui tutta la cultura europea resta debitrice.
Dopo 2000 anni dalla sua morte (17 o 18 d.C.) possiamo ben dire, come si augurava lo stesso poeta, che la sua arte non soltanto non è stata mai dimenticata, neanche durante l'era cristiana (che grazie agli amanuensi ha salvato dalla perdita le sue opere, anche le più licenziose, trascrivendole in codici preziosi!), ma ha costituito e costituisce ancora oggi linfa feconda per ogni forma creativa, dalle arti visive al teatro alla musica colta e pop.
All’ingresso della mostra, infatti, una modernissima installazione dell’artista concettale Joseph  Kosuth ripropone con il neon, sua caratteristica tecnica espressiva, celebri frasi enunciate da Ovidio sull’amore e sulla vita, divenuti motti, modi di dire, riflessioni profonde,  come, ad esempio, In amor vince chi fuggeLa donna è un male così dolce, Nell’amore non bisogna mai affrettare il piacere, Di ciò che viene con sicurezza, minore è il desiderio!
Curata mirabilmente da Francesca Ghedini, la mostra, che si sta svolgendo a Roma presso le Scuderie del Quirinale, si concluderà il 20 gennaio 2019: perciò l’invito è di non perdere l’occasione singolare di ripercorrere secoli di poesia, di arte e di forti emozioni!



Joseph Kosuth- Maxima Proposito (Ovidio) 2017 neon colorato misure variabili. Pescara, Collezione Donatelli


Bruna Condoleo, storica dell'arte, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte



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