Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno XVII - n.73 - Ottobre - dicembre 2022
IN MOSTRA 


Roma. A Palazzo Bonaparte "VAN GOGH"

di Bruna Condoleo


Dal giorno 8 ottobre 2022 si svolge a Roma la mostra "Van Gogh", che espone in Palazzo Bonaparte 50 opere del Maestro olandese, provenienti dal Kröller-Müller Museum di Otterlo, in cui è conservata la maggior parte dei capolavori di Vincent. Il percorso scientifico dell'esposizione, dopo 12 anni anni dall'ultimo evento romano a lui dedicato, analizza cronologicamente tutte le fasi della geniale avventura pittorica dell'Artista: il suo amore per la campagna, come ambiente fisso e immutabile, il suo legame, non sempre positivo, con la città, gli anni parigini, il periodo trascorso ad Arles fino a St. Remy e ad Auvers-Sur-Oise, ultime dimore del Pittore olandese. Il visitatore potrà percorrere l'intero cammino di un' esaltante produzione artistica, dai quadri tenebrosi e pieni di pathos dei "mangiatori di patate" delle miniere del Borinage, alle luminose tele dipinte a Parigi dal 1886, dopo la scoperta del colore. Grazie ai contatti con gli impressionisti e con i post-impressionisti, il Pittore modifica completamente la precedente tecnica pittorica: la pennellata, infatti, diviene rapida e virgolettata, la visione di giardini, ponti e paesaggi urbani rivela un interesse particolare per le tinte smaglianti e per la funzione della luce, che proseguirà senza sosta durante il soggiorno nel Midi francese.




Vecchio che soffre. L'Aia, novembre – dicembre 1882. Matita, pastello litografico nero e acquarello bianco opaco su carta per acquarello, 44,5x47,1 cm. © Kröller-Müller Museum, Otterlo, The Netherlands



I mangiatori di patate
Nuenen, aprile 1885 Litografia su carta velina, 28,4x34,1 cm. © Kröller-Müller Museum, Otterlo, The Netherlands


Nel Sud, ad Arles e a Saint Rèmy Van Gogh seppe fondere l’esperienza pittorica olandese con quella parigina, articolando ulteriormente la propria visione in modo originale. Paesaggi ampi, limpidi, assolati, pieni di colore, soprattutto quel giallo così luminoso, che è una delle peculiarità del Meridione francese e che l’Artista realizza in tutte le gamme possibili. Il volto di persone conosciute e care al pittore, i campi fioriti, le nature morte, i luoghi della pur isolata esistenza, come la cameretta e gli oggetti quotidiani, le scarpe, il letto o la sedia, tutto è pervaso da un sentimento struggente acuito dalla forza emotiva e magnetica del colore.
L’amore che l’Artista mostrava fin dall’inizio nei confronti della natura, dei lavori faticosi e umili dei campi, della laboriosità religiosa della gente contadina, capace di sentimenti puri ed eterni, come l’avvicendarsi delle stagioni, la luce del sole, i prodotti della terra, fu sorgente continua d’ispirazione e deriva in parte dallo studio dell’opera di Jean François Millet, il cantore dei poveri e degli oppressi, da Vincent  considerato guida spirituale per tutta la vita, anche dopo aver chiaramente individuato il proprio originalissimo stile di sapore espressionistico.



L'amante (ritratto del sottotenente Milliet). Arles, settembre – inizio ottobre 1888. Olio su tela, 60,3x49,5 cm © Kröller-Müller Museum, Otterlo, The Netherlands



Vincent van Gogh, Autoritratto
Parigi, aprile – giugno 1887. Olio su cartone, cm 32,8x24 © Kröller-Müller Museum, Otterlo, The Netherlands



In verità Van Gogh non è soltanto il pittore incompreso che rompe con il proprio tempo per andare incontro a tribolazioni pur d’imporre un linguaggio nuovo e anticonformista, antesignano dell’Espressionismo del ‘900. Come dimostra anche la sua corrispondenza egli fu invece attento agli avvenimenti artistici del proprio tempo e alle ricerche più innovatrici. Van Gogh reinterpreta audacemente i soggetti  proposti da altri pittori da lui studiati e stimati, come Pissarro, Cézanne, Gauguin, Seurat, distorcendo le forme con linee convulse a tal punto che le immagini del contadino, del seminatore, delle raccoglitrici di grano, pur riprese da Millet, divengono nelle sue tele e nei disegni figure angosciose e inquiete quanto quelle del Maestro sono invece composte e liriche, così come il colore, caldo e pastoso nell’opera del Francese, diviene in Van Gogh nota formidabile di comunicazione emotiva, veicolo esplosivo di un’espressività piena di pathos e di tormento esistenziale.



Pini al tramonto, Saint–Rémy, dicembre 1889 Olio su tela, 93,5x74,2 cm. © Kröller-Müller Museum, Otterlo, The Netherlands



Contadina che raccoglie il frumento
Nuenen, luglio – agosto 1885. Gessetto nero, gouache grigia, acquerello opaco bianco e tracce di latte fissativo su carta velina, 52,2x43,2 cm. © Kröller-Müller Museum, Otterlo, The Netherlands


La pennellata vangoghiana, diseguale, veloce e frenetica, capace di trasfigurare la forma reale, incide la tela con energia, a volte con rabbia, tanto da suggerire i sentimenti più angosciosi, i dolori personali, i pensieri di morte, la solitudine dell’uomo e dell’artista. In una delle creazioni più famose, “Notte stellata” (1889), dipinta durante il suo ricovero a Saint Rémy per malattia nervosa, opera anch’essa ispirata a una tela analoga di Millet, il paesaggio reale è tradotto in un evento suggestivo, impregnato di divino. Le stelle, luci abbaglianti tra un turbinio di forme, punteggiano una notte colorata di blu, di verde e d’oro e un alto cipresso sconvolto dal vento diviene metafora dell’ansia d’infinito e del bisogno di pace.
Uomo dalla straordinaria sensibilità, pur previlegiando la vita solitaria cercò, senza successo, di inserirsi nella società: fu libraio, assistente di un mercante d’arte, insegnante di francese, predicatore evangelico. Dalla salute fragile, portato alle ossessioni e alle manie, com’è noto ebbe una vita carente delle meritate gratificazioni. Un’arte, la sua, priva di retorica che pur esprimendo la tragedia di un’esistenza senza affetti, riesce ugualmente a comunicare sentimenti di bellezza e di forza.




Il seminatore
Arles, 17 – 28 giugno 1888 ca. Olio su tela, 64,2x80,3 cm © Kröller-Müller Museum, Otterlo, The Netherlands



Natura morta con un piatto di cipolle. Arles, inizio gennaio 1889. Olio su tela, 49,5x64,4 cm © Kröller-Müller Museum, Otterlo, The Netherlands



Il burrone (Les Peiroulets) Saint–Rémy, dicembre 1889. Olio su tela, 73,2x93,3 cm © Kröller-Müller Museum, Otterlo, The Netherlands


Se nel "Seminatore", realizzato ad Arles nel giugno 1888, Van Gogh giunge a una strabiliante capacità espressiva attraverso un uso quasi metafisico del colore in quel sole abbagliante simbolo di rinascita, nel "Burrone" (1889) la tortuosa natura sembra inghiottire ogni speranza, fino al "Vecchio disperato" (1890) che si propone come metafora di una solitudine devastante! Pittore instancabile, grazie alle insistenze del dottor Gachet che lo aveva accolto nella sua casa ad Auvers sur Oise, nel Nord della Francia, dopo la sua dimissione dall’Ospedale di Saint Rèmy a causa del taglio autoinflittosi di un orecchio, Vincent dipinse ben 70 tele in soli 70 giorni! Eccelsa la sua capacità di creare straordinari ritratti e autoritratti penetranti e a volte sconvolgenti, dipinti con un tratto raggiato e nervoso e con tinte infuocate e innaturali, come "Autoritratto" del 1887 (esposto in mostra), in cui egli fissa il mondo con sguardo inquieto, colmo di interrogazioni, di malinconia e bisogno d’affetto. Durante la breve esistenza Van Gogh ha dato testimonianza della incondizionata passione per l’arte e in maniera toccante e inedita ha trasposto sulla tela i segni di una vita disperata che troverà nel suicidio del 1890 l’amara conclusione.



Covone sotto un cielo nuvolo, Auvers-sur-Oise, luglio 1890. Olio su tela, 63,3x53,7 cm © Kröller-Müller Museum, Otterlo, The Netherlands



Vecchio disperato (Alle porte dell'eternità) Saint–Rémy, maggio 1890. Olio su tela, 81,8x65,5 cm © Kröller-Müller Museum, Otterlo, The Netherlands


Con il patrocinio del Ministero della cultura, della Regione Lazio, del Comune di Roma – Assessorato alla Cultura e dell'Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi, la mostra, che si concluderà il 26 marzo 2023, è prodotta da Arthemisia, realizzata in collaborazione con il Kröller-Müller Museum di Otterlo in Olanda ed è curata da Maria Teresa Benedetti e Francesca Villanti. Il catalogo è edito da Skira con saggi a cura di Maria Teresa Benedetti, Marco Di Capua, Mariella Guzzoni e Francesca Villanti.


Bruna Condoleo, storica dell'arte, giornalista, curatrice di mostre e di cataloghi d'arte


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