Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno IX - n.40 - Aprile - giugno 2014
I GRANDI RESTAURI 


Il San Sebastiano di Raffaello torna a splendere!

di Artemisia


Tutti conosciamo la grandezza artistica di Raffaello Sanzio attraverso i dipinti più famosi, come “Le Stanze Vaticane” , gli affreschi della Farnesina, i ritratti celebri, come quelli di Papa Giulio II o dell’avvenente “Fornarina”. Nella sua pur brevissima esistenza (appena 37 anni) Raffaello fu autore di molte opere in cui espresse il suo innato talento plastico, le sue doti di maestro del colore e di raffinato indagatore di animi.
Una delle opere giovanili, non molto conosciuta, è il San Sebastiano, giunta alla collezione dell’Accademia bergamasca con legato del conte Guglielmo Lochis nel 1866, entro una cornice che ancora conserva. Molto vicina al linguaggio pittorico che caratterizza lo Sposalizio della Vergine della Pinacoteca di Brera (1504), la piccola tavola di S. Sebastiano (altezza cm 45,5, larghezza cm36,4 e profondità cm 1,4) è riconducibile ai primissimi anni del Cinquecento, quando i modi del maestro Pietro Perugino sono ancora chiaramente rintracciabili nel giovane, talentoso allievo urbinate: forme molto idealizzate, visi dolci e atteggiati melanconicamente, colori masacceschi, sfondi paesaggistici atmosferici. Più avanti, infatti, lo stile raffaellesco si arricchirà di ulteriori importanti caratteristiche, quali la grandiosità plastica michelangiolesca, l’accensione delle tinte, la fine indagine psicologica, l’ampia spazialità, elementi che ne consacrano la genialità matura.
Alla Soprintendenza per i Beni Storici e Artistici di Milano si deve il progetto di restauro del bel dipinto, eseguito nel Laboratorio di Restauro della Pinacoteca di Brera, dove sei anni fa era stato restaurato Lo Sposalizio della Vergine.



San Sebastiano, 1501 circa (prima del restauro)



L’intervento sul San Sebastiano è stato condotto dalla restauratrice Paola Borghese tra giugno 2013 e febbraio 2014, mentre Patrizia Fumagalli ha restaurato la cornice tra giugno a ottobre 2013; i lavori sono stati diretti da Mariolina Olivari e da Amalia Pacia della Soprintendenza, insieme a Giovanni Valagussa per l’Accademia Carrara.
L’immagine è suggestiva e benchè realizzata quando il pittore non aveva ancora compiuto vent’anni, non rispecchia l’iconografia tradizionale del martirio del Santo, come l’avevano dipinta i grandi artefici del primo Rinascimento, da Piero della Francesca ad Antonello da Messina. Nella tavola di Raffaello, infatti, San Sebastiano è figura molto idealizzata, dipinta al di fuori del luogo del martirio, non nudo ma ricoperto da un mantello prezioso: unico cenno al martirio la freccia che tiene in mano.





San Sebastiano (prima del restauro)


San Sebastiano (particolare)



Lo stato dell’opera prima del restauro (visibile nelle foto) poteva così riassumersi: il dipinto rivelava sollevamenti della pellicola pittorica, nonché alterazioni delle vernici e delle integrazioni di precedenti restauri. Sul cielo si notavano piccole porzioni di policromia originale scoperta, poichè le spesse vernici, contraendosi, cominciavano a staccarsi; si notava un vecchio foro di tarlo sullo sfondo, mentre ritocchi alterati modificavano e scurivano soprattutto la veste rossa del Santo e il cielo. E a proposito dei cieli vasti e ariosi dipinti da Raffaello, come quelli delle celebri “Madonne”, che riproducono la luce dei paesaggi attorno a Urbino, il grande critico B. Berenson disse all’inizio del secolo scorso che avrebbe voluto definirli qualcosa di più e di diverso di uno scenario naturale, ovvero “una guaina dell’anima”!



A seguito di un’accurata campagna di indagini, coordinata da Fabio Frezzato per la C.S.G. Palladio di Vicenza, l’opera è stata sottoposta a operazioni di fissatura del colore e a un lento intervento di pulitura che consente oggi di apprezzare al meglio la raffinatissima tecnica di esecuzione. Il dipinto, infatti, è caratterizzato da una policromia preziosa, che vede utilizzati i lapislazzuli per gli azzurri e l’oro a conchiglia o miscele di oro e argento per le vesti, per la piuma della freccia e per le montagne nel paesaggio di sfondo.
Al termine dell’intervento sono state eseguite riprese ad alta definizione da parte di Hal9000 s.r.l.
Il giorno 8 maggio 2014, alle ore 11.30, presso la Sala della Passione della Pinacoteca di Brera l’intervento di restauro sarà illustrato da tutti coloro che hanno partecipato: Amalia Pacia, Mariolina Olivari, Paola Borghese, Patrizia Fumagalli, Fabio Frezzato e Giovanni Valagussa.
Dal 14 maggio al 27 luglio 2014 l’opera sarà esposta presso la GAMeC di Bergamo alla mostra Riscoprire la Carrara, insieme ad altri dipinti delle collezioni dell’Accademia, restaurati a partire dal 2008, durante la chiusura del Museo.
Voglio concludere questo articolo con una citazione da Antonello Venturi, riguardante la genialità di Raffaello: “…persegue nella vita e nell’arte il sogno di una grandezza oltre i confini dell’umana, di una dignità più solenne di ogni magnificenza”. (Raffaello, 1935)


San Sebastiano (dopo il restauro)
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