Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale -Anno III- Mag./ago. 2007, n.9-10
ARCHITETTURA DEL 2000

Il MAXXI: un museo per il futuro
di Ilaria D'Ambrosi


Il cantiere del MAXXI, Museo delle Arti del XXI secolo, a Roma




Oggi la maggioranza delle persone che decidono di andare a visitare un museo immagina di trovare un palazzo, spesso storico, che nella sua mole austera e massiccia custodisca sale espositive, ma nell'agognato cantiere del MAXXI, una volta ultimato, le aspettative risulteranno diverse. Progettato dall'architetto Zaha Hadid, vincitrice del concorso internazionale bandito dal Ministero dei Beni  e delle Attività Culturali nel 1998, il Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo di Roma si presenterà come una struttura dinamica, costituita dal movimento di gallerie lunghissime che nel cuore della Capitale si collegano alle direttrici delle componenti urbane (quali i muri o le corti) per comporre i pannelli espositivi che, sospesi alle travi della copertura, andranno ad articolare la ripartizione interna dell'edificio. È qui la novità: il MAXXI non sarà più un museo tradizionale, fisso e definito, perché ogni qual volta si sostituiranno le opere esposte, lo stesso museo prenderà nuove forme, appunto grazie a questi pannelli, rendendo chiaro il concetto di interdisciplinarità, di compenetrazione dell'arte con dell'architettura e di fluidità dei percorsi espositivi.
Dalla hall, circondata da bookshop, sale conferenze, auditori, bar, ristoranti e sale ristoro, si snoderanno la galleria dedicata ad opere e progetti di Architettura e quella destinata alle opere d’ arte contemporanea.





Le  pareti del Museo, in calcestruzzo autocompattante



della struttura è inscindibile da quella del progetto.
Ultimamente si sono sentite molte critiche e feroci polemiche riferite al MAXXI, soprattutto per la prolissità del lavoro di cantiere (che rischia di diventare una nuova “fabbrica di S.Pietro”! ) e per i costi altissimi dell'opera, accuse avanzate, secondo me, senza aver riflettuto sui termini del lavoro. Basti pensare che l'area su cui insisterà l'edificio (ex-cittadella militare lungo la via Flaminia) sarà vastissima (26.000 mq) e che per la realizzazione di questo progetto, di per sé sostenuto da un disegno più che complesso, sono state necessarie tecnologie e materiali che in Italia non erano utilizzati, a sostegno dei quali sono stati ingaggiati operatori specializzati che fossero in grado di lavorare materiali sperimentali e che ne testassero, direttamente in cantiere, le caratteristiche meccaniche.
Ma era proprio necessaria questa dispendiosa ricerca del materiale più adatto? Si, infatti il MAXXI si sviluppa prevalentemente lungo la dimensione orizzontale in una sezione ad “U”, con pareti cieche che creano la forma delle enormi gallerie, rendendo possibileche queste





Una sala espositiva del museo

 



Il nuovo Museo progettato da Zaha Hadid



Il MAXXI non è né vuole essere soltanto un contenitore: l’architetto propone uno spazio di passaggio dinamico e spaesante, non lineare, ma sviluppato in una fitta rete di possibili itinerari di visita. Queste gallerie guizzanti in mezzo alla morfologia regolare della città, hanno fatto pensare ad un richiamo ai temi del barocco seicentesco, movimento che viveva nella scelta di forme mosse e linee curve, includendo la luce come elemento essenziale di progettazione; ma, a parer mio, la progettista ha preferito un disegno che si rifacesse esclusivamente alla logica decostruttivsta, per cui si prediligono geometrie senza simmetrie e senza gerarchie formali, in un contesto di conflittualità ed instabilità in cui la complessità







ultime si snodino, si intersechino e si attraversino.
Perciò è facile intuire, anche per un non addetto ai lavori, che la struttura portante deve sostenere luci ampie e pareti che non rinunciano alla loro robustezza, e per permettere che tutto questo si realizzi l'architetto ed il costruttore hanno dovuto studiare il materiale che meglio rispondesse alle sollecitazioni delle strutture, ovvero il calcestruzzo autocompattante. Acciaio e vetro saranno utilizzati nel progetto, che avrà un sistema di copertura ad alta tecnologia, composto da vetrate che serviranno a schermare la luce.
Purtroppo non è ancora possibile visitare il museo e da ciò che si scorge, al di là delle transenne, non è facile carpire l'essenza dell'edificio, ma i disegni del progetto, invece, parlano chiaro: l'architetto plasma le pareti che si torcono e diventano pavimenti, si spezzano e nei superiori livelli diventano soffitti, si svuotano della materia che le compone e diventano finestre, le quali, insieme alle coperture vetrate, diventano un filtro attraverso cui si canalizza la luce naturale e si direziona il passaggio virtuale tra esterno ed interno.
A progetto ultimato il visitatore scivolerà tra i volumi, prendendo parte al legame tra città e spazio culturale, in un complesso architettonico estremamente comunicativo, ovvero che prende vita a secondo delle opere che contiene, pur rimanendo rispettoso del concetto classico che l’architettura è creata per l’uomo e deve essere a misura d’uomo.


Zaha M. Hadid nasce nel 1950 a Baghdad; in Iraq frequenta l’Università americana di Beirut laureandosi in Architettura; quindi trasferitasi a Londra, lavora all’Architectural Association (1972-1977) dove conoscerà Rem Koolhaas ed E. Zenghelis, futuri colleghi, tra il 1976 ed il 1978, dell’ OMA (Office for Metropolitan Architectur). Sebbene i suoi primi lavori, di spiccata matrice modernista, fossero vicini ad una matrice costruttivista, la sua fama si deve al progetto per il Club The Park di Honk Hong (1983), in cui già si palesa la singolare linguistica dell’architetto, che darà luogo ad una logica progettuale totalmente libera e di tendenza decostruttivista. Nel 2004 è la prima donna a vincere il premio Pritzker. Tra i progetti che hanno suscitato la generale ammirazione si ricordano il Kurfurstendam a Berlino (1986), la caserma dei pompieri Vitra a Weilam Rhein (1993), gli appartamenti IBA a Berlino (1993), il Cardiff Bay Opera House (1994) e il BMW Central Building a Lipsia.


Una suggestiva prospettiva del cantiere del MAXXI



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