Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale -Anno IV- Aprile/maggio 2008, n.14
ARCHITETTURA DEL 2000

Renzo Piano: 30 anni di successi
di Ilaria D'Ambrosi


A Roma, tra Villa Glori, la collina dei Parioli ed il Villaggio Olimpico spiccano i tre “scarabei” dell’architetto Renzo Piano, stupendi nelle loro forme armoniche, curve e pulite. I tre edifici si distribuiscono radialmente intorno ad una cavea semicircolare, andito monumentale e teatro all’aperto, tutti perfettamente equilibrati e razionalmente ponderati per costituire la perfetta eleganza del complesso dell’Auditorium Parco della Musica. L’architetto genovese arriva a Roma vincendo il concorso internazionale indetto nel 1993 per l’Auditorium e dal 1994 furono intrapresi i difficoltosi lavori di costruzione fino al 2002. La nascita degli edifici fu ostacolata da un ventaglio di vicissitudini: ai problemi relativi alla scelta di un’area complessa, perché tagliata da una via importante, Corso Francia e limitata dalle preesistenze, si aggiunsero anche i fortunosi ritrovamenti di una villa romana d’età repubblicana, ovvero un insediamento produttivo stratificato, poi inglobato astutamente nel progetto, per l’occasione sostanzialmente modificato. Nonostante il progetto dell’Auditorium Parco della Musica sia stato contrassegnato dalle inevitabili critiche, dai problemi legati alla non adempienza ad alcune disposizioni comunitarie della Legge Merloni in materia d’impatto ambientale (ancora precarie al tempo della costruzione), il progetto di Renzo Piano rappresenta ora uno tra i più begli esempi di architettura contemporanea. L’architetto taglia le forme dei gusci con linee nette, definite dalle lastre di piombo del rivestimento esterno delle sale, ed esalta i volumi come per farli sembrare gonfi di cultura e di passione, ridondanti in quella rotondità che lascia senza parole il visitatore che si ferma nella cavea.



Renzo Piano: Auditorium Parco della Musica, la cavea e i tre corpi architettonici. Roma (2002)


Le sale, rialzate su podi di mattone e travertino, suggeriti dal motivo estetico quanto dall'inagibilità del piano di campagna, occupato dai ritrovamenti archeologici, sono raggiungibili per mezzo di comode scalinate e gallerie vetrate, percorrendo le quali l'occhio attento di uno specialista scorge la “macchina strutturale” che sostiene la mole imponente degli edifici a doppio guscio.
La sala più grande, la sala Santa Cecilia, è anche la più bella delle tre: un palco di ampie dimensioni, è sovrastato da pannelli in legno di ciliegio americano che, appesi al soffitto, contribuiscono ad un'acustica ottimale che vanta tempi di riverberazione unici in Italia (2,2 secondi).


I ritrovamenti archeologici


La sala Santa Cecilia




Particolare delle strutture esterne


A questo complesso ove si fanno musica, teatro, mostre, da tre mesi Piano ha aggiunto un altro luogo singolare, un caveau di 450 metri quadri, collocato sotto la sala Santa Cecilia, dove è stato realizzato un nuovo Museo degli Strumenti Musicali, un patrimonio inestimabile che completa il Parco dedicato alla musica!
Ma andiamo a ritroso nel tempo per soffermarci su un’altra creazione di Renzo Piano, innovativa nel suo genere ed unica nella risoluzione dei complessi sistemi di riqualificazione urbana e coerenza con le preesistenze: stiamo parlando della Torre Debis a Berlino. Nel 1997 Renzo Piano porta nella nuova Berlino la sua sensazionale architettura, impegnandosi nella progettazione e nel coordinamento degli interventi della rifondazione urbana dell’area di Potsdamer Platz, compresa tra Alte – Potsdamerstrasse, la Eichhornstrasse e Marlene Dietrich Platz. Il suo progetto, sede dell’impresa Daimler – Benz, occupa un’area trapezoidale completamente distrutta dalla guerra, in cui gli unici blandi, riferimenti al passato erano dei frammenti di tracciati viari che correvano lungo la piazza. Nella sua generalità il complesso è definito da volumi irregolari, da forme taglienti che fendono lo spazio frastagliato sottostante, per poi specchiarsi sulle vasche d’acqua: elementi fondamentali per la nuova pianificazione urbana di Berlino, tradizionalmente legata al rapporto tra natura e spazi architettonici. Su questo tema, nel 1998, la Piazza fu inaugurata in “virtù del compromesso” (Françoise Framant), dove per compromesso si intende proprio il relazionarsi della nuova architettura con gli spazi verdi e con le opere di Scharoun e Mies Van der Rohe (La Biblioteca Nazionale, la Filarmonica e la Galleria Nazionale).



L'Auditorium, particolare del teatro all'aperto
 

Parigi: Centro George Pompidou (1971/77)


La Torre Debis di Renzo Piano, grazie al suo formidabile disegno, sostiene ed organizza lo spazio aperto: lontano dalla pesantezza dei modelli costruttivi berlinesi nei suoi rivestimenti in terracotta e nelle vetrate ampie, esprime una sintesi di leggerezza e trasparenza. Solidale con le dimensioni degli edifici circostanti nella zona dell'ingresso, si contraddice quando spicca il volo con l'altezza vertiginosa della torre vetrata, smaterializzata dai vetri a regolazione termica. L'architetto Laura Greco sottolineerà che “la torre rivela all'interno un vano enorme ed illuminata dall'alto si propone come un novello foro della città postmoderna”.
Le origini dell'architettura di Renzo Piano risalgono agli anni ‘70, ai quali si ascrive la prima ed eccentrica opera dell'architetto, Le Centre George Pompidou a Parigi. Sorto nel cuore della capitale francese tra il 1972 ed il 1977, esso è un edificio vistoso e strabiliante, fuori dal comune ed allo stesso tempo divertente nella sua logica di “progettazione rovesciata”. Ospite del Musée National d'Art Modern, conserva oltre 50.000 opere di insigni autori come Braque, Chagall, Matisse, Picasso, disegni di designer e progetti architettonici e numerosi pezzi scultore, ma per quanto fondamentali siano le opere in esso contenute, è la costruzione stessa la vera attrazione ed è sufficiente osservare il Centro dall'esterno per rimanerne colpiti dalla singolarità della sede museale.


Berlino: La torre Debis ( a sinistra)a Potsdamer Platz (1997-98)
 

Berlino: la Torre Debis


Il Centro Pompidou è un colpo di fulmine, un lampo a ciel sereno, “un grido moderno nel cuore della capitale francese” (Bruno Zevi): privo di decorazione esterna, si fa notare per i grovigli di travi, tiranti e controventature che confondono l'intelaiatura portante estradossata (per questo motivo si parla di progettazione rovesciata) alla rete impiantistica, colorata con tanti colori quante sono le loro destinazioni di uso: sono gialli i cavi elettrici, rossi gli ascensori e le scale mobili, blu i condotti dell'acqua e così via. Le scale, gli ascensori e le rampe si mischiano alla struttura e ad un'esplosione di colori entusiasmante: un esuberante tentativo di affermazione creativa? Assolutamente no, Renzo Piano, Richard Roger e Peter Rise, ideatori e costruttori dell'innovativo museo, sono giunti a questa conclusione per il solo scopo di eliminare tutto ciò che avrebbe potuto limitare la fluidità dei percorsi interni. “L'intento era quello di creare una gioiosa macchina urbana […] una creatura che potrebbe essere uscita da un libro di Jules Verne, oppure un'improbabile nave in carenaggio” (Renzo Piano).
Non c'è che dire, il Centre Pompidou è e resta una macchina geniale!



L'auditorium: uno dei tre "scarabei" di Piano



Renzo Piano nasce a Genova nel 1937; si forma al Politecnico di Milano, dove si laurea nel 1964, ed inizia a lavorare presso lo studio dell’architetto Albini, dal quale apprenderà i dettami del Razionalismo italiano. Nella lunga carriera firmerà progetti famosi, tra cui il Centro Culturale Jean-Marie Tjibaou, a Nouméa (Nuova Caledonia), il Porto antico di Genova - la "Bolla" , lo Stadio "San Nicola" a Bari nel '90, l' Aeroporto Internazionale di Kansai ad Osaka nel '94 (Giappone), il Santuario di S. Giovanni Rotondo (Foggia) e la ritrutturazione del Grattacielo del New York Times Building. Insignito del Premio Pritzker nel 1998, detto Premio Nobel dell'architettura, Piano è ambasciatore dell’UNESCO dal maggio del 2007.





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