Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno V - n.19 - Maggio-giugno 2009
ARCHITETTURA DEL 2000

La Grande Arche a Parigi: una finestra sul futuro
di Ilaria D'Ambrosi


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Parigi: i grattacieli del quartiere ovest, la Défense



Siamo in Francia, alle soglie del 1870: Eugéne Haussmann è strozzato dalla mancanza di finanziamenti, i deputati non appoggiano più il suo programma edilizio e Napoleone III ben presto lo abbandona. Haussmann è costretto ad affrettarsi, per portare a termine il suo progetto per il Piano di sviluppo di Parigi, ma sappiamo che non vi riuscirà. Insignito della carica di Prefetto della Senna, raccoglie una Parigi martoriata dalle guerriglie; vuole tuttavia farne la Ville Lumière, al passo con le città più industrializzate d' Europa. Purtroppo questo non basta ai finanziatori, che vogliono il rientro dei milioni dei franchi in passivo e il Prefetto sente ormai la morsa
L'ampia"tenda" al centro della Grande Arche
  del fallimento stringersi sempre più. Ma non si dà per vinto, si spinge verso ovest con gli Champs Elysées, oltre la vecchia barriera daziaria, il limite della Città. Allo scandalo finanziario si aggiunge l'accusa di aver distrutto le risorse di grano della campagna di Passy, frangente occidentale di Parigi: Haussmann è ormai finito, proprio ora che la sua Parigi stava rinascendo. In fin dei conti i finanziamenti non sarebbero stati ripagati con una città ogni giorno più fiorente? Si aveva solo bisogno di tempo, perché la lungimiranza di Haussmann era più che giustificata: la Parigi del XX secolo doveva sorgere proprio ad ovest!
Oggi 100.000 persone, tutti i giorni, si recano per lavoro a La Défense, senza contare i turisti che visitano l'ormai
noto quartiere parigino caratterizzato da splendidi grattacieli, fiore all'occhiello dell'architettura moderna. Facciamo un passo indietro. Il quartiere prende il nome dalla statua de “La Dèfense de Paris”, eretta nel 1883 in memoria dei caduti durante la difesa di Parigi nelle guerre franco-prussiane, ma sarà solo dopo la Seconda Guerra Mondiale che Charles De Gaulle inaugurerà il primo edificio costruito in questa zona: il CNIT (Centre National des Industries et Tachniques), seguito da numerose costruzioni che accolgono importanti centri finanziari. Non c’è che dire, Haussmann aveva proprio ragione! Forse solo oggi, nel XXI secolo, la Parigi haussmaniana ha trovato la sua completezza, la fine di un progetto troppo avanzato per l’epoca.


La Grande Arche, progettata dall'architetto danese J. O. von Spreckelsen ed inaugurata nel 1989


A La Défense dominano il cemento, il vetro e l'acciaio, nelle forme più varie: uno dei capolavori architettonici del quartiere è sicuramente "La Grande Arche de la Fraternité". Inaugurata nel 1989, due anni dopo la morte del suo progettista danese Johan Otto von Spreckelsen, in occasione del bicentenario della Rivoluzione Francese, La Grande Arche è la testimonianza del trionfo dei diritti umani, non un richiamo al valore militare cui è dedicato l' Arco di Trionfo di Place de L'Etoile, ma un edificio consacrato al trionfo dell'umanità. Spreckelsen progetta la sua opera come “un simbolo della speranza che in futuro gli uomini possano liberamente


La potente mole de La Grande Arche
incontrarsi”. Un secolo prima Gustave Eiffel aveva celebrato il primo centenario della Rivoluzione con la famosa Torre; alle soglie del 2000 la Francia si preparava ad accogliere un altro strabiliante edificio, il primo grattacielo europeo! Come gran parte dei capolavori, anche questo ha avuto un passato travagliato: già dal 1958 si era presentata l'idea di chiudere la testa del nuovo quartiere con una costruzione comunicativa e di impatto, ma nessun progetto prima del 1982 fu all'altezza di tale compito, neanche un schizzo di Ieoh Ming Pei, chiamato anni dopo per la costruzione della Piramide del Louvre. Come nessun altro prima di lui, Spreckelsen plasma un emozionante edificio apparentemente semplice, ma con una struttura complessa: sotto una veste classica si nasconde l’anima in tensione della sua creazione che conta dodici piloni di acciaio a sostegno di 300.000 tonnellate di cemento armato. L’Arco in tutta la sua ricchezza, dovuta alla copertura in marmo di Carrara e granito grigio, si impone per l' impressionante grandezza, ma anche per l'essenzialità della forma: un cubo quasi perfetto scavato al centro che, raggiungendo i 110 metri di altezza, rappresenta l’edificio più alto de La Défense ed il polo della vita amministrativa (il lato nord ed il alto sud ospitano gli uffici governativi). La Grande Arche è il monumento più conosciuto del nuovo quartiere parigino, forse anche per gli eventi
organizzati sotto la gigantesca tenda posta tra i due grandi piedritti. Questa struttura leggera, flessibile, sospesa dal suolo grazie da una fitta ragnatela di sottili tiranti d'acciaio, è il frutto della geniale immaginazione di Paul Andreu, costruttore di aeroporti, il quale fa dominare nella sua tensostruttura gli elementi naturali, sfidando le leggi dinamiche del vento e della pioggia. Alla morte di Spreckelsen fu Andreu a portare a termine i progetti del maestro rispettandoli alla lettera. Alla base del portale, di dimensioni dedaliche, sulla piattaforma all'apice della scalinata, detta “il cratere”, si aprono gli accessi alle due torri gemelle: gli ascensori panoramici

Le Torri Gemelle de La Défense



che portano alla sala espositiva ed ai quattro patii allestiti nella parte superiore. Ben 2800 lastre di marmo sono state incastonate a dei montanti d'acciaio che proprio qui, nell'intradosso di questo mastodontico arco, disegnano degli enormi cassettoni dal taglio obliquo, riproponendo la strombatura delle facciate lisce.
Il valore patriottico affidato a La Grande Arche è simbolo del forte nazionalismo francese che ha voluto, quasi per ultimare quell'antico Piano di sviluppo di Parigi, che il moderno Arco di trionfo fosse un prolungamento dell'asse storico della città, segnato dal Louve e da Rue de Rivoli, da Place de la Concorde, dagli Champs Elysées e da Place de L'Etoile (oggi Place Charles De Gaulle). Dopo 120 anni il sogno di Haussmann si è finalmente avverato.


Una suggestiva immagine de La Grande Arche
l'architetto Spreckelsen

Johann Otto von Spreckelsen nasce in Danimarca nel 1929. Si è laureato in Architettura alla Royal Academy of Arts a Copenhagen, dove mantenne la cattedra di docenza fino alla morte. Sarà l'autore di tre chiese nel suo paese, di cui le più famose sono quella di Vangede (1974) e quella di Farum (1981), entrambe progettate secondo i dettami della filosofia purista, ovvero con la semplice intersezione di forme geometriche essenziali, prediligendo fra tutte il quadrato. Vincitore del concorso indetto per la costruzione di un edificio nel quartiere parigino de La Défense, non vedrà mai il completamento della sua opera più famosa, La Grande Arche, a causa della morte avvenuta nel 1987.




Uno scorcio significativo dell'architettura



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