Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno VII - n.29 - Giugno-settembre 2011
ARCHITETTURA DEL 2000
Il MADRE di Napoli
di Ilaria D'Ambrosi





Museo MADRE a Napoli, opera dell'arch. Alvaro
Siza Vieira © Copyright


Siamo a Napoli. Nel cuore del centro storico, a pochi passi dal Museo Archeologico e dall'Accademia di Belle Arti, all'ombra del Duomo gotico conosciuto come il Duomo di San Gennaro, sorge il Museo d'Arte Contemporanea Donna Regina (MADRE).
Sebbene il nome sia un'eredità del vicino Monastero di S. Maria Donnaregina, risalente al XIII secolo, è solo dal 2005 che il Museo di arte contemporanea di Napoli lancia il primo vagito quando, dopo una serie di delibere della Regione Campania e di alcuni enti indirizzati alla promozione dell'arte contemporanea, vengono individuati alcuni spazi dedicati alle arti del nostro secolo.
La ristrutturazione e l'ampliamento dei locali del Palazzo Donnaregina si fregiano della firma del celebre architetto Alvaro Siza Vieira, il quale palesa a Napoli più che mai la sua raffinata scelta di condivisione e armonizzazione dello spazio museale funzionale all'ambiente in cui insiste l'opera. Lo spazio fantasma, vuoto, privo di connotati topologici viene riletto dall'eccellente penna dell'archistar portoghese assorbendo i tratti eleganti e puliti della corrente compositiva contemporanea, attribuendo cioè alla preesistenza una nuova chiave di lettura e di rappresentazione, sapientemente sviluppata per non negare l'esistenza delle costruzioni storiche, come la Chiesa di S. Maria Donnaregina vecchia che, al contrario, fanno quasi capolino, intromettendosi nella logica smaccatamente contemporanea delle istallazioni del progettista di Matosinhos.
Sicuramente la volontà di riqualificare Palazzo Donnaregina fa parte di un programma più ampio di ridefinizione del turismo in un quartiere tanto centrale quanto dimenticato dal punto di vista dei beni culturali da
scoprire. Alla luce di questi fatti la ricostruzione del palazzo settecentesco ha voluto dapprima eliminare le superfetazioni moderne e in seconda battuta esaltare la bellezza degli ambienti e dei materiali costruttivi originali (soprattutto nei locali del piano terra e della prima soprelevazione), dalle sue componenti murarie risalenti al IV – V secolo a quelle seicentesche, finendo alle più recenti del secolo XVIII. L'intervento di Vieira, già vincitore del Pritzker Price nel 1992, si intuisce al secondo piano nel sofisticato disegno del ponte sospeso tra la caffetteria e il ristorante e nella sistemazione delle sale museali.




Museo MADRE. sala dedicata a Giulio Paolini © Copyright



I locali del MADRE spiccano per l'indubbio prestigio delle opere conservate, molte delle quali sono state create esclusivamente per il museo napoletano: gli esempi più significativi gli ambienti delle collezioni di Luciano Fabro, Francesco Clemente, Jeff Koons, Mimmo Paladino, Anish Kapoor, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Rebecca Horn, Sol Lewitt, Richard Serra e Richard Long, che diventano il vero e proprio nerbo vitale dell'impianto museale stesso. Con il MADRE Napoli esalta il ruolo fondamentale dei linguaggi contemporanei, in quanto sperimentazioni artistiche inscindibili dai modelli sociali e pura espressione del tempo in cui viviamo. Proprio qui, nel cuore della vita popolare napoletana, trovano degno risalto le installazioni più innovative e i capolavori dei protagonisti più illustri del nostro secolo.

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Sala del Museo MADRE dedicata a Francesco Clemente
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Sala del Museo MADRE dedicata a Anish Kapoor
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Le memorie, le creazioni avanguardistiche e i linguaggi secretati dalle interpretazioni personali delle dinamiche del tempo, tradotte in opere plastiche, metalliche o fatte di carta, respirano attraverso la composta e rigorosa sistemazione di Siza Vieira, il cui progetto architettonico si basa, oltre che sulla sottrazione delle aggiunte recenti, sullo studio illuminotecnico che magnifica senza ombra di dubbio la drammaticità delle opere in esposizione. La visita al Museo d’Arte contemporanea Donna Regina si conclude sulla terrazza panoramica del quarto piano, dove il romantico scorcio su Napoli è dominato dal recalcitrante cavallo di Mimmo Paladino.


Ilaria D'Ambrosi, laureata in Architettura all'Università Roma Tre


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