Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno VIII - n.32 - Aprile - giugno 2012
ARCHITETTURA DEL 2000
Berlino: Potsdamer Platz
di Ilaria D'Ambrosi



Berlino: Potsdamer Platz



L’affascinate Potsdamer Platz è meta obbligata per il turista che visita Berlino. La storia di questa piazza, oggi cuore di una nuova centralità urbana, affonda le proprie radici in tempi lontani, caricandosi col passare degli anni di trasformazioni, significati e curiosità.
In pochi, infatti, sanno che negli anni ’20 del Novecento è proprio a Potsdamer Platz che venne installato il primo impianto di illuminazione stradale elettrico di tutta l’Europa!
Rimaniamo agli anni Venti. A quest’epoca Potsdamer Platz era il nucleo vivo della città più in fermento di tutto il vecchio continente: il traffico di merci e di genti faceva di essa il più conosciuto centro commerciale, culturale e del divertimento di una Berlino attiva in ogni campo, crogiolo delle novità che avrebbero segnato le sorti del mondo nel XX secolo.


I grattacieli della Patsdamer Paltz
secolo. Come conseguenza a una altrettanto grandiosa impresa, questa volta negativa, Berlino esce dalla Seconda Guerra Mondiale drammaticamente devastata; così il 13 agosto del 1961, ridotta a un cumulo desolato di macerie, Potsdamer Platz abbandona amaramente il ricordo della sua vivacità.
Lo stesso Muro di Berlino, a cui oggi milioni di turisti dedicano scatti e su cui ormai si è impostato un vero e proprio business, solcava Potsdamer Platz strappandola a quell’unità che forse ancora oggi, 23 anni dopo la caduta del muro, si fatica a ricucire.
Se il primo accenno a una rinascita, a un’unione non solo territoriale ma anche culturale, è stato il celebre concerto dei Pink Floyd “The Wall”, tenutosi proprio nei 12 ettari di terreno brullo di Potsdammer Platz, l’intervento pianificato dal Senato durante gli anni ’90 è l’ultimo palese atto di concretare il desiderio di trasformare i brandelli di una città distrutta dai bombardamenti e dalla Guerra Fredda in una nuova, moderna Berlino.
Avviata nell’immediato periodo dopo la caduta del Muro la ricostruzione di Postdammer Platz fu lasciata ad un concorso di idee e di progetti, vinto dagli architetti di Monaco Heinz Himmler e Christoph Sattler, mentre Renzo Piano e Helmut Jahn firmarono i progetti esecutivi, rispettivamente per l’edificio della Daimler AG e l’area limitrofa e per il Sony Center e la zona urbana su cui insiste.
Il giorno dell’inizio dei lavori il Die Zeit titola l’articolo di punta: “un’operazione a cuore aperto”. Si può effettivamente considerarla tale?
Come dare torto al giornalista: tra gli edifici di Scharoun e Mies Van Der Rohe, proprio nei pressi di Berlin Mitte, stava nascendo un'enorme, unica, isola architettonica.
Nel più sorprendente ed esteso intervento di riqualificazione urbanistica, il più grande del mondo per l’epoca, la bravura dei progettisti si fonde all’eleganza della forma urbana nel progetto che avrebbe dettato più tardi i principi dell’urbanistica del XXI secolo. Ricalcando la logica formale della linguistica dei due Architetti, sia l’area attribuita a Piano che quella di Jahn convergono sull’obiettivo comune di portare il tessuto urbano della città metropolitana fino a Potsdamer Platz.






Il Complesso del Sony Center



Uno dei grattacieli berlinesi


Renzo Piano progetta strade dalle sezioni più contenute, intrecciate a un disegno degli edifici privati e commerciali più vicino allo stile europeo; viceversa Helmut Jahn trova l’equilibrio tra l’edificato e la mobilità in un intervento ultra moderno il cui acmè è senza ombra di dubbio definito dall'avveniristica copertura in vetro e acciaio, totalmente a sbalzo, ammorsata saldamente ai tiranti ancorati agli edifici del Sony Center.
La fusione tra la tradizione e l'ambizione futuristica è intrinseca al progetto di riqualificazione di Potsdamer Platz che, grazie ad importanti investimenti internazionali, ha potuto dare inizio a quel processo, da molti definito di "resurrezione" di questo angolo di città a cavallo tra la Repubblica Democratica Tedesca e la Germania Ovest. Una celere resurrezione della vasta area di Potsdamer Platz priva ormai di una propria identità e di una correlazione con il tessuto urbano adiacente, come ricorda Renzo Piano nella frase che ormai ha girato tutti i network: "Ci vogliono 500 anni per fare una città, 50 per fare un quartiere.A noi hanno chiesto di fare una bella fetta di Berlino in 5 anni".



Una suggestiva veduta notturna   del Sony Center



La fantasiosa copertura ad ombrello del Sony Center
La piazza berlinese risulta composta da tre grandi lotti, acquistati (in alcuni casi prima ancora della caduta del muro) da grandi nomi del commercio internazionale, conosciuti come Daimler City, Sony Center e Beisheim Center. Il primo esempio, firmato dal genovese Renzo Piano, comprende 19 edifici multifunzionali separati in due settori dalla Alte Potsdamer Strasse, di cui il più suggestivo è la torre in pietra e vetro Debis, alta ben 106 metri, che insiste proprio sulla piazza.
Completamente differente dai leggeri grattaceli su Potsdamer Platz, l'edifico rappresentativo del complesso del Beisheim Center è quello di Hilmer e Sattler in pietra naturale. Destinato ad uffici, residenze e negozi si compone di un blocco più alto e uno più basso che richiamano stilisticamente i dettami dell'architettura del primo Novecento. Infine il Sony Center, i cui edifici, vero e proprio guscio alla preziosa piazza ovale interna, celano alla vista dall'esterno il più alto esempio di architettura e ingegneria che pende dalla bellissima copertura ad ombrello, quasi a confluire nel baricentro della strabiliante configurazione triangolare esterna.
Cancellata, stravolta, traumatizzata, Potsdamer Platz oggi rivive del fermento con cui è nata: il turismo, gli eventi organizzati sotto la straordinaria cupola del Sony Center, il Festival del Cinema e la vita che pian piano si riappropria di quest'area  e lascia una speranza per il futuro, mentre i periodi bui sono ricordati solo dalle scene del film "Il cielo sopra Berlino", girate in quella stessa piazza prima che il Muro venisse distrutto.


Ilaria D'Ambrosi, laureata in Architettura all'Università Roma Tre


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