Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno VIII - n.33 - Luglio - settembre 2012
ARCHITETTURA DEL 2000
Londra 2012: i giochi continuano…
di Ilaria D'Ambrosi



Londra: gli edifici della Olympic Zone 2012


Soltanto uomini liberi di lingua greca, provenienti dalle città stato e dalle colonie, potevano confrontarsi nello stadion, ma solo uno, il vincitore, avrebbe guadagnato l’immortalità grazie a poemi e statue che ne avrebbero portato l’effige coronata da foglie d’ulivo! Così recitano le leggende antiche, così gli antichi documenti tramandano l’origine dei giochi olimpici…
Oggi le Olimpiadi hanno cambiato veste, non senza qualche rimpianto, calzando la maschera della società contemporanea celebrata, a differenza dei rituali venerativi per il dio Zeus, con la costruzione di imponenti impianti sportivi, veri e propri gioielli firmati dagli architetti più illustri della contemporaneità.


I nuovi dinamici impianti olimpici
Abbiamo in passato parlato de “Il nido d’uccelli”, lo Stadio costruito per le Olimpiadi di Pechino, prezioso intervento dello studio Herzog & de Meuron, ma allo scadere del quarto anno, quel tempo noto in antichità come “Olimpiade” (da cui le olimpiadi moderne hanno preso il nome), un altro impianto è stato approntato per accogliere gli atleti chiamati a gareggiare da tutto il mondo.
Londra 2012 è lo slogan delle Olimpiadi che si terranno a luglio prossimo.
La XXX edizione dei giochi Olimpici vanta un progetto di dimensioni straordinarie che, a dispetto di tutti gli altri impianti (compresa l’antica città di Olimpia), si espande non solo in varie zone della città che la ospita, ma persino nell’interland londinese fino a spingersi in Galles e in Scozia con opere minori. Parleremo solo degli impianti di Londra, senza disperderci nel commentare l’Outside Greater London (gli impianti dell’ United Kingdom) e il Football Stadia (gli stadi di calcio fuori Londra).
Gli impianti sviluppati all’interno dell’area metropolitana di Londra sono: Olympic Zone (all’interno dell’Olympic Park), il (Est End londinese sulle rive dell’estuario del Tamigi) e marginalmente il Central Zone (compreso nel Greater London).
Il cuore di Londra si tira a lustro: stanziando cifre rimaste che hanno oltrepassato i previsti 11 milioni di euro, il progetto per le Olimpiadi impegna archistar del calibro dell’irachena Zaha Hadid, già nota nel panorama londinese per il Mind Zome al Millenium Dome e il padiglione estivo per Serpentine Gallery; lo studio Arup & Partners, già impegnati per nel 1998 al Millenium Bridge e per la 30St Mary Axe; lo studio Hopkins Architects e lo studio Stanton Williams Architects.
La così detta Olympic Zone, situata nel distretto di Strantford, è quasi ultimata (nonostante l’apertura dei giochi sia alle porte) e già sono numerose sul web le immagini degli stupefacenti impianti sportivi.
L’Aquatic Centre, pregevole risultato della penna dell’architetto Hadid, copre le sue due piscine per il nuoto e quella per i tuffi (tutte dotate di sistemi di ricircolo delle acque per contenere l’impatto ambientale) con una copertura in perfetto stile hadidiano: l’acciaio appare fluido nel morbido e impalpabile velo che ne costituisce il tetto. Paragonato alle fattezze di un insetto, il centro acquatico di Hadid è semplicemente prodigioso: l’architetto è riuscito a plasmare l’acciaio nella scultura di una mosca di kafkiana memoria, pronta a scollarsi dalle ali tonnellate di cemento, acciaio e marmo e a volare via!






grattacieli colorati---



...e palazzi per le delegazioni atletiche


Trasformando il volto della zona più povera di Londra, l’Est End, l’efficienza con cui l’amministrazione ha dato vita a questo sistema di riqualifica e ammodernamento è del tutto esemplare: gran parte degli impianti, infatti, sarà riconvertito ad uso civico e tutti assolutamente ecosostenibili, come i campus abitazioni degli atleti.
Per rimanere in tema di sostenibilità, il fiore all’occhiello del programma di costruzione è la Basketball Arena, progettata da Sinclair Knight Merz, Wilkinson Eyre Architects e KSS. L’opera in questione è stata ideata come una struttura temporanea, smontabile e riutilizzabile in altre location, caratteristica che senza dubbio offre numerosi vantaggi i termini di consumo energetico e di difesa ambientale.
Tuttavia, il vero fulcro delle gare olimpiche è l’Olympic Stadium, opera del HOK Sport Architects. Posto nel cuore dell’isola del Parco Olimpico, è circondato da acqua per tre lati, a giustificare il passaggio degli spettatori su cinque ponti che collegano la città circostante allo stadio in cui verrà svolta la spettacolare cerimonia di apertura dei giochi, seguita dall’accensione della fiaccola olimpica (disegnata dai designer britannici Edward Barber e Jay Osgerby).



Zone periferiche riqualificate dagli interventi olimpici



Una suggestiva torre


Qui, nel terzo stadio più grande d’Inghilterra, saranno accolte 80.000 persone, cifra che si ridurrà sensibilmente al momento del postumo smontaggio dell’anello superiore. Perché questa demolizione? “L’obiettivo – è stato dichiarato in conferenza stampa - è stato quello di evitare di costruire, in occasione di grandi eventi, un’enorme infrastruttura che nel corso degli anni avrebbe rischiato di essere abbandonata a se stessa perché difficilmente sfruttabile. Si è perciò preferita una soluzione riconvertibile e questo ha significato una diminuzione sensibile dell’impatto ambientale in termini di materiali da costruzione e di consumi energetici.”

Panorama di nuovi e vecchi edifici londinesi (in lontananza la "scheggia" di Renzo Piano)
Poi ancora la Handball Arena, esimio progetto di Make Architects con Arup & Partners, la cui stravaganza è la linearità, la pura ortogonalità delle forme con cui il progetto si inserisce in un contesto piuttosto affine alle contemporanee tendenze architettonico-progettuali. Un grande Box, una scatola che sovverte le regole puriste della geometria con l’ampia fascia di vetrate alla base di un continuo apparato murario da esse illuminato e ventilato. Una vera sorpresa, un brillante escamotage ingegneristico!
Più modesta, ma non per questo trascurabile la pista all’aperto di BMX Circuit: 470 metri di semplice apparato lineare. Disattenzione dei progettisti? Nient’affatto, piuttosto una sapiente scelta funzionale con cui convertire il circuito a pista di montain-bike.
Ma quello di Londra non si potrebbe definire un impianto olimpico se non avesse un Velodromo e quello costruito dallo studio Hopkins Architets supera decisamente ogni aspettativa. Finito di costruire per primo, sulle orme del vecchio Eastway Cycle Circuit, consta di una pista lunga un miglio, modellata sul bilanciamento della forza centripeta, e di una copertura che lascia a dir poco a bocca aperta. Progettata ricalcando la precisa forma del circuito sottostante, la struttura del tetto sembra un disco deformato dalla velocità con cui rotea su se stesso. Dinamica, elegante la copertura del Velodromo è una vera opera d’arte rivestita di cedro rosso canadese!
Ultimo, ma solo in questo nostro viaggio virtuale, l’ Olympic Hockey Centre dello studio Stanton Williams Architets è il complesso dal gusto più esuberante, scandito da una fascia rosa che all’esterno determina un forte impatto scenico.
Influenzate dalla cultura romana, interrotte dall’avvento del Cristianesimo, reintrodotte nel 1896, nuovamente sospese durante le guerre dei primi anni del Novecento, le Olimpiadi sono nate come un simbolo indiscriminato di unità dei popoli e delle loro culture in nome dell'universale passione per lo sport, valore che nei secoli è sempre rimasto vivo a designare un fil rouge tra le epoche e il tempo. Il periodo dei giochi olimpici era chiamato dai greci ekecheiria, una tregua a memoria del fatto che durante le olimpiadi persino le guerre tra le genti venivano sospese; noi possiamo augurarci che questo sia un dei sentimenti che nei secoli non si siano spenti!


Ilaria D'Ambrosi, laureata in Architettura all'Università Roma Tre

Servizio fotografico di Monica Annese



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