Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Work in progress - Anno IX - n.37 - Luglio - settembre 2013
ARCHITETTURA DEL 2000
Parc de la Villette di Parigi: un progetto urbano del XXI secolo
di Ilaria D'Ambrosi




Tra la Porte de la Villette e quella di Pantin, si estende Le Parc de la Villette, il più grande entro le mura di Parigi. Un progetto urbanistico raffinato, in cui la dimensione naturale del parco è il vero raccordo tra le emergenze architettoniche e l’aspetto funzionale. La vegetazione, seppur progettata, sembra voler svelare lentamente l’esistenza di attrezzature sportive, servizi e musei ubicati nei vari punti all’interno del parco, mantenendo integra la sua essenza naturale.
Il progetto per Parigi dell’architetto svizzero Bernard Tshumi, già progettista del nuovo Museo dell’Acropoli di Atene (Vedi Ars et furor, archivio, per rubrica, n.24), è frutto di un grande concorso internazionale bandito nel 1983 di rinnovo urbano dell’area del mattatoio della capitale francese, inserendosi nel piano per l'aménagement de l'Est de Paris. Quest’ ultimo, articolato sui modelli ottocenteschi di intervento celebrativo nazionale di Haussmann, si basa sulla progettazione di numerosi spazi pubblici attivi destinati al gioco, alla cultura e agli svaghi congiunti a programmi di sviluppo residenziale. Il Parco urbano del XXI secolo assume così un connotato qualitativo e diventa il centro del nuovo insediamento.
Nei 35 ettari di Parco de La Villette due parole chiave legano il progetto dell'architetto Tshumi al luogo: “pluralismo” e “innovazione”. L’intero progetto è organizzato intorno alla sovrapposizione di tre sistemi, tra loro autonomi, e allo stesso tempo dipendenti l’uno dall’altro che generano quello che il progettista definisce: “il nuovo luogo della contemporaneità”, uno strumento culturale all’aria aperta, in cui l’eterogeneità culturale della metropoli può esprimersi e confrontarsi pubblicamente.
Il primo sistema è il “sistema linee”: la circolazione che corre da nord a sud e da est ad ovest; i percorsi rettilinei incrociati su assi perpendicolari costituiscono una maglia a scacchiera sottolineata, in prossimità dei principali punti d’accesso, da pensiline ondulate. Il passaggio lungo queste promenades è reso piacevole durante tutte le stagioni e le ore del giorno da richiami al cinema che si susseguono armoniosamente come sequenze di una pellicola cinematografica.
Il secondo sistema è quello delle “superfici”: grandi frammenti estesi di prato, definiti nella forma dagli spazi disegnati tra i percorsi. I giardini a tema, attrezzati per i giochi dei bambini e per lo sport, sono anche una galleria d’arte immersa nella natura, in cui vengono esposte opere contemporanee e interessanti soluzioni d’elementi d’arredo e di design.
Il terzo sistema è il “sistema dei punti”: le cosiddette “folies”, degli oggetti, in cemento armato rivestiti di lamiera smaltata rossa, collocati nelle intersezioni del reticolo ortogonale dei percorsi. Questi edifici-sculture sono elementi puntiformi, posti in essere con lo scopo di elevare il punto d vista dell’osservatore perchè possa apprezzare il Parco dall’alto. Le folies e il sistema in cui sono inserite sono l’esaltazione della regola geometrica e un esplicito quanto elegante riferimento alla logica dell’architettura costruttivista.
In più occasioni il progettista ha avuto modo di dichiarare l’assenza di una gerarchia tra i tre livelli , eppure sembra evidente che le folies siano i veri e propri punti di riferimento del sistema costruito del Parco, di cui definiscono la dimensione spaziale, oltre a essere catalizzatori dei flussi di percorrenza dell’area.










Il Parc de la Villette è ormai parte integrante della struttura della Città, è un contenitore di attività e di funzioni, in cui il divertimento si accompagna all’educazione, affermandosi come “parco culturale”. La Cité des sciences et des industries, la Citè de la Musique, un parco giochi per bambini e ragazzi del tutto straordinario e la famosissima Géode (sala di proiezione semisferica, progettata da Adrian Fainsilber e Gerard Chamayou) sono solo alcune delle attrazioni, di cui la principale non può che essere la perfetta pianificazione e realizzazione architettonica del Parco stesso.





Ilaria D'Ambrosi, laureata in Architettura all'Università Roma Tre




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