Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno I - Nov./Dic. 2005, n. 0

"Se vuoi essere universale, parla del tuo paese”
(Bertold Brecht)


A ZAGAROLO (con Caravaggio, principi e letterati)
di Ilaria D’Ambrosi



Le tradizioni vogliono che le origini di Zagarolo, cittadina in provincia di Roma, risiedano nella leggenda: fondata dagli abitanti di Gabi, in epoca romana divenne il fiore all’occhiello del progresso delle arti secondo i modelli greci, tanto che, si racconta, il re Numitore, padre di Rea.Silvia, vi mandasse i nipoti Romolo e Remo, ad acculturarsi!
Situata sulle pendici dei monti Prenestini, in età imperiale si cita Zagarolo con il nome di Sagarium o dimora dei “Sagarii”, i tessitori del “sagum”, la mantella dei legionari di Cesare (da qui, probabilmente, i termini noti nel Medioevo, Gazarolum o Segarolum, che formano l’odierno nome).
Le continue guerre tra Romani e Prenestini portarono Sagarium alla graduale distruzione ed al silenzio fino al 972 d.C., anno in cui il Papa Giovanni XIII, cedendola in dote alla sorella, segnerà la rinascita della città. Dopo secoli di lotte tra famiglie patrizie e Papato, il feudo rimase nelle mani dei Colonna: nel 1557 Vittoria Colonna concesse lo Statuto al feudo zagarolese e nel 1569 Pio V lo trasformò in ducato. Per la verdeggiante cittadina si stava preparando un decisivo cambiamento urbanistico e culturale e due grandi personaggi, un mecenate ed un pittore, si sarebbero incontrati proprio qui.

Veduta di Zagarolo
Forse non tutti sanno che fu proprio Zagarolo ad ospitare il “celeberrimus pictor” Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, tra il maggio ed il settembre del 1606. L’artista “…venuto però a rissa nel giuoco di palla à corda con un giovine suo amico, battutisi con le racchette, e prese le armi, uccise il giovine, restando anch’egli ferito…” (G.B.Bellori), fuggito da Roma, qui riparò, ponendosi sotto la protezione del principe Marzio Colonna. L’episodio si riferisce alle conseguenze dell’uccisione, da parte del Caravaggio, di Ranuccio Tommasoni, avvenuta nei pressi di villa Medici a Roma, dopo la quale l’artista fu costretto ad abbandonare la Città, colpito da condanna capitale.

Strada romana

Palazzo Rospigliosi Pallavicini (XVII sec.)
A quei tempi si parlò molto del soggiorno di Caravaggio, come ricorda il biografo Giulio Mancini (1620), se ancora nel 1672 il Bellori ne riferisce, descrivendo così una passeggiata del Maestro per le vie del paese laziale: “…Non però il Caravaggio con le occupationi della pittura, rimetteva punto le sue inquiete inclinationi; e dopo ch’egli aveva dipinto alcune hore del giorno, compariva per la Città con la spada al fianco, e faceva professione d’armi mostrando di attendere ad ogn’altra cosa fuori che la pittura…” . Continua così la biografia “…fuggitosene di Roma, senza denari, e perseguitato, ricoverò in Zagarolo nella benevolenza del Duca Martio Colonna…” per il quale lavorò ad alcune tele, divenute poi famose: “…colorì il quadro di Christo in Emaus fra li due apostoli e un’ altra mezza figura di Madalena…” . Alle opere che il Bellori cita, ovvero “La cena in Emmaus” (Pinacoteca di Brera, Milano) e “La Maddalena” (Musée des Beaux-Arts, Marsiglia), va aggiunta probabilmente la tela con “San Francesco” (Pinacoteca di Cremona), tutti mirabili esempi dell’operosità caravaggesca in terra zagarolese.

Chiesa di S.Lorenzo
Ma chi fu Marzio Colonna? Duca e protettore delle arti, si impegnò nel rimodernamento della città, facendone costruire una nuova, attigua al borgo medioevale, ad imitazione dei ducati rinascimentali del nord. Il lavoro a Zagarolo fu grande e l’abilità dell’architetto (sconosciuto!) di alto livello: un esempio è la rete fognaria (scoperta casualmente nel secondo dopoguerra, durante gli scavi per la rete elettrica) risalente al XVII sec. e tuttora in uso. La nuova sistemazione urbanistica vide la città svilupparsi su di uno schema a croce latina, alla cui base è ubicato il Palazzo del principe, divenuto in seguito Rospigliosi- Pallavicini; sul braccio opposto la Chiesa di S. Lorenzo, patrono della città; sul braccio sinistro il Municipio e su quello destro il Palazzo di Giustizia, a rappresentare i quattro poteri del ducato. Tra gli edifici più belli la chiesa di S. Lorenzo, di gusto vignolesco, ricostruita dopo i bombardamenti del ’44, è probabilmente al centro di un “mistero”…Nel 1992, infatti, sono state restaurate 14 opere barocche, eccetto una, “Il martirio di S. Lorenzo”, opera che, a detta di alcuni critici e restauratori, vedrebbe la mano di Caravaggio o di un suo allievo. Forse ancora bisogna far luce sul “caso” attributivo Zagarolo!
Il Palazzo Rospigliosi Pallavicini, dalla mole imponente, più volte ritratto nelle vedute dei viaggiatori settecenteschi del Gran Tour, alla fine del ‘500 aveva già perduto l’aspetto originario di fortilizio ed assunto la forma odierna, con due ali laterali avanzanti verso il borgo antico. All’interno era decorato con affreschi e stucchi che esaltavano la vittoria di Marcantonio Colonna sui Turchi a Lepanto (1571) e con stemmi e grottesche, secondo il gusto antiquariale del tempo.

Caravaggio: cena in Emmaus, 1606.
Milano, Brera

J.F.Van Bloemen: veduta di Zagarolo,
fine XVII sec.
Nel 1622, con la vendita del ducato al cardinale Ludovico Ludovisi, nipote di Papa Gregorio XV, il palazzo fu ristrutturato da Carlo Maderno e si arricchì anche di preziosissime collezioni archeologiche (ora esposte al Museo Nazionale Romano); più tardi, ceduto ai Rospigliosi, nobili pistoiesi, si abbellì di portali sfarzosi, ulteriori affreschi all’interno e mobilio d’arte (come segnalano gli inventari dell’epoca), oggi purtroppo perduti. Per molti decenni la città ed il Palazzo furono centro di vita mondana, mete di nobili viaggiatori, artisti e letterati, tra questi ultimi Vittorio Alfieri; purtroppo l’incuria degli uomini, le vicende storiche, perfino i terremoti hanno alterato profondamente il palazzo, oggi in restauro. Gli affreschi che ancora si conservano descrivono scene allegoriche, di caccia e battaglie contro gli infedeli; attribuiti ad artisti tardo-manieristi, come Domenichino, Pietro da Cortona ed il Cavalier d’Arpino, molti altri andarono distrutti durante la seconda guerra mondiale, quando gli sfollati, che occupavano i locali del Palazzo, li bruciarono accendendo fuochi; ciò accadde fino a che il Palazzo non divenne ospedale militare ed i soldati stuccarono e verniciarono le pareti, segnando a volte la fine, a volte la salvezza delle pitture. Il palazzo è stato ereditato dalla principessa Elvina Pallavicini nel 1958, che lo ha infine venduto al Comune di Zagarolo, rendendo possibile la fruizione pubblica del bene, al cui interno, oltre a mostre ed eventi, è stato recentemente allestito un Museo del giocattolo, che raccoglie giochi da tutto il mondo, a cominciare dal 1920.