Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale-Anno I-Sett./ott. 2006- n.5
SI, VIAGGIARE ...  


"Se vuoi essere universale, parla del tuo paese”
(Bertold Brecht)

Sul lago d'Orta
di Ilaria D'Ambrosi




“In mezzo alle montagne c'è il lago d'Orta. In mezzo al lago d'Orta, ma non proprio a metà, c'è l'isola di San Giulio”, così il celebre scrittore Gianni Rodari inizia il suo libro “C 'era due volte il barone Lamberto (ovvero Il mistero dell'isola di San Giulio)”. Nell'opera lo scrittore intreccia la vita del Barone Lamberto con la storia del lago: visitando l'isola, nascosta nel nord del Piemonte, in provincia di Novara, Rodari carpisce l'atmosfera particolare del sito per improntare la sua storia, spiritosa e divertente, su un fatto che sospenda il tempo. L'isola fluttua nel lago d'estate, mentre d'inverno sembra galleggiare nella nebbia e con essa i suoi abitanti che appaiono immobili nella loro dimensione, sospesi nel tempo che li collega alle origini di quel brandello di terra.







Romantica alba all'isola di S. Giulio
(foto M. Borzini)





L'isola rimase di giurisdizione vescovile fino al 1817, quando fu ceduta a Vittorio Emanuele I, eccetto il castello ed i palazzi di proprietà ecclesiastica: ancora oggi si possono ammirare le raffinate ville, un tempo case dei canonici, che tra la vegetazione fitta e rigogliosa fanno capolino riflettendosi nel lago. E forse a questo si riferisce Gianni Rodari: “L'isola di San Giulio sembra fatta tutta a mano, come un gioco di costruzioni. Metro per metro, secolo dopo secolo, dandosi il cambio, uomini ed altri uomini le hanno donato forma con il loro lavoro. Se si vede verde, la natura non c'entra: sono i giardini delle ville. Non si vedono rocce, ma pietre, mattoni, vetrate, colonne, tetti. L'insieme è compatto come i pezzi di un rompicapo. Di sera le differenze di colori scompaiono, i profili si fondono, l'isola sembra un monumento in un sol blocco di pietra nera a guardia dell'acqua cupa. Da qualche finestra invisibile parte un raggio di luce, come un cordone gettato per tenere legata l'isola alla terraferma”






Panorama della città di Pella, affacciata sul lago d'Orta
(foto M. Borzini)




Chi visiti l'isola di San Giulio, scoprirà che è di notte, quando si accendono le luci artificiali, che quella goccia di terra appare in tutta la sua architettonica bellezza.
Giunti sulla terra ferma, viene ancora voglia di contemplare il lago, il più romantico di quelli italiani, ispiratore di tanti scritti di viaggiatori famosi, come il romanziere francese Honorè de Balzac, che annota: "Un delizioso piccolo lago ai piedi del Rosa, un'isola ben situata sull'acque calmissime, civettuola e semplice, (...).L' animo ristorato ( del viaggiatore) l'invita a rimanere là, perché un poetico e melodioso fascino l'attornia, con tutte le sue armonie e risveglia inconsuete idee...."
Ma altri luoghi affascinanti ci attendono: alle spalle di Orta S. Giulio, piena di case e viuzze antiche, posto su di un’altura boscosa il Sacro Monte, un santuario affrescato e decorato, dedicato a S. Francesco ed ancora la suggestiva Pella, affacciata sul lago, di fronte a S. Giulio.






Il Campanile di S. Albino (part.)
(foto M. Borzini)




Unica chiesa dedicata a S. Filiberto in tutta Italia, quella di Pella è ubicata all'ingresso del paese, proprio in riva al lago, mentre il suo sagrato è delimitato da uno stravagante recinto, costituito da quattordici cappelle connesse tra loro da un basso muretto ed affrescate con scene della Via crucis.
Alla chiesa si accede mediante una scalinata settecentesca in ciottoli e granito bianco di Alzo, vero e proprio protagonista della tradizione pellese. Essa venne edificata nel XI secolo ed è la più antica della riviera occidentale; ricostruita nel ‘500, è formata da tre corpi di differente altezza ed epoca: la più antica segna l’ingresso alla basilica, con un poderoso portale in granito alzese ed un rosone che sostituì, in data incerta, la croce centrale.
L’interno della chiesa, spoglia di ornamenti, è decorata con le gesta di San Giulio e di San Filiberto, in stile goticheggiante (non è usata la prospettiva lineare e la profondità è data dalla sovrapposizione delle figure e dei paesaggi).



Pella : la chiesa di S. Filiberto
(foto M. Borzini)



 


L'isola di S. Giulio, in mezzo al lago d'Orta
(Foto M. Borzini)



La leggenda vuole che a partire dal IV secolo San Giulio, sfuggito alle persecuzioni contro i cristiani in Grecia, iniziasse a costruire chiese per fronteggiare il paganesimo ed arrivando sul lago d'Orta contemplasse l'isola, infestata da draghi e serpenti, scegliendola come sito per la sua centesima costruzione. Il santo approdò sull'isola navigando col proprio mantello sull'acqua, cacciò gli animali che la popolavano con la forza della parola e costruì la chiesa che avrebbe ospitato le sue spoglie. La leggenda è un inno alla fede ed alla cristianità, ma la storia che le si affianca è molto più cruda: l'isola di San Giulio, infatti, fu teatro di lotte sanguinose ed assedi fino a che il Vescovo di Novara non iniziò, alla fine del IV secolo, la costruzione di opere di difesa che nel tempo la resero inespugnabile.




La Torre di Pella
(foto M. Borzini)



Tra i monumenti più belli dell'isola , grazie ai quali “…arrivano visitatori da ogni parte del mondo” , bisogna annoverare la Basilica fondata dallo stesso San Giulio, come vuole la leggenda. Purtroppo di quell'epoca antichissima si conserva ben poco, poiché la chiesa fu modificata numerose volte tra i secoli VIII, XI e XII, epoca quest'ultima a cui risale l'intervento di ampliamento delle tre navate, coperte da un sistema di volte a crociera alternate, e la nave traversa; quest'ultima fu trasformata, in età più tarda, per l'inserimento del coro e dalle coperture di stucchi.
Nella Basilica sono custoditi affreschi rinascimentali e barocchi, sculture lignee ed un ambone romanico scolpito di serpentino (della cava di Oira), la cui lucentezza grassa, al contatto con l'aria, cambia colore diventando color del bronzo.


Pella: chesa parrocchiale di S. Albino
(foto M. Borzini)



Sull'origine del nome di questa bella cittadina si sono fatte diverse congetture: forse deriva da pilae, ovvero le gole delle montagne, forse il paese prese il nome del torrente Pellino (unico corso d'acqua perenne della riviera) che lo attraversa o forse deriva da pila, cioè il luogo dove si portava il grano a macinare.
Le prime presenze dell'uomo sono databili al IV a. C., ma fu parallelamente alle vicende che investirono l'isola di San Giulio che la città si sviluppò. Le testimonianze di una vita produttiva nel Medioevo sono le fortificazioni, tra cui la Torre in Piazza Motta, e la chiesa di S. Filiberto, che merita di essere visitata, se non per aver conservato intatta la sua maestosità romanica, per le curiosità che caratterizzano la sua storia.







La chiesa di S. Giovanni ad Alzo
(foto M. Borzini)




All’esterno il campanile romanico a pianta quadrata è costituito da una semplice struttura che per alcuni elementi, come le colonnine a stampella, riprende il motivo di quello della Basilica sull’Isola di san Giulio. La muratura (dove sono visibili ancora le buche pontaie) è formata dal blocchi rozzi di granito e ciottoli, il cui disegno è interrotto dalle sottili feritoie e due ordini di bifore, ingegnosa soluzione per l’illuminazione della scaletta interna. La bellezza di Pella è nella preziosa chiesa, nel lungolago, nel suggestivo panorama delle svettanti cime delle Alpi ed in quello che è il suo assetto urbanistico, studiato nei secoli, non solo per rispondere al fabbisogno degli abitanti, ma anche per permettere a chi passeggia lungo queste vie di non perdersi mai la visione dei boschi, dei piccoli prati e di quella distesa d’acqua abbracciata dalle rocce oltre cui sembra non esserci nulla.




Si ringrazia Mauro Borzini per la concessione delle immagini fotografiche



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