Autorizzazione Tribunale di Roma n. 378 del 30/09/2005
 
Rivista bimestrale - Anno I - Nov./Dic. 2005, n. 0

PEREZ. Sculture


Omaggio della città di Brescia ad Augusto Perez
di Artemisia



Dotato di dirompente energia plastica, Augusto Perez nasce a Messina nel 1929, ma dal ’36 si trasferisce a Napoli dove vive fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 2000. Abbandona ben presto gli studi di architettura per dedicarsi all’arte prediletta: la scultura, compiendo le prime prove, negli anni ’50, nel solco di un realismo che denota una personalità già autonoma rispetto ai modelli culturali. Il giovanile amore per Vincenzo Gemito, le suggestioni da Arturo Martini e da Giacomo Manzù si intrecciano nelle sue opere a spunti picassiani. La sua prima personale a Roma nel ’55, richiama l’attenzione della critica, confermata l’anno successivo con la partecipazione alla XXVIII Biennale di Venezia. Nominato Assistente alla cattedra di Scultura dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, comincia a distanziarsi dal gusto dominante: terminate, infatti, le polemiche fra realisti ed astrattisti, nel rinnovato clima di affermazione dell’Informale, Perez imbocca una strada originalissima.

 
La Notte (Edipo e la Sfinge),bronzo 1981/83

Senza rinnegare mai la figurazione, l’artista sperimenta soggetti non più tratti dal mondo quotidiano e contadino, ma dal mondo del circo e soprattutto dal mito, mostrando di apprezzare indifferentemente la scultura contemporanea (Alberto Giacometti e Germaine Richier) quanto l’antico. Il mondo della classicità è per Augusto Perez un modello insuperabile di armonia e di bellezza vagheggiata, un passato che si sedimenta nell’immaginario dell’artista, tuttavia la scultura, secondo lui, è un’arte autonoma che non rifà il mondo, anche se ne riflette problemi e sentimenti, ma traduce in forme plastiche, elaborate e corrose dalla luce, le contraddittorie emozioni dell’artista.


Alla fine degli anni ’60 risalgono le immagini di Edipo con la Sfinge e del Centauro, affrontate con continuità nei decenni seguenti, sculture fuse in bronzo che rappresentano indagini spietate sul mito attraverso il tema del doppio e dell’ibrido, come mostra la figura dell’Ermafrodito
Esseri ambigui o mostruosi eppure fragili, frutto di inquietanti contaminazioni tra miti classici ed iconografie cristiane, rivelano il temperamento tragico dello scultore che, attraverso l’erosione affannosa delle forme, mina continuamente il concetto tradizionale di “bellezza” ed ostenta il suo contrario. L’opera “La Notte” ripropone in parte lo schema di un monumento ai caduti, commissionato nel 1980 per la piazza di Capri e purtroppo rifiutato per l’estrema novità del linguaggio plastico dello scultore siciliano, la cui arte non propone consonanze, ma dissonanze, non chiarezza, ma dubbio. In questa grandiosa scultura Edipo e la Sfinge si affrontano ai lati di una porta tenebrosa, oltre la quale esiste un mistero indecifrabile: il re, nudo, si getta con furia sulla porta quasi a carpirne il segreto; la sfinge, orrenda e mummificata, urla la sua stessa incapacità a comprendere l’enigma.

 
Terrae Motus, bronzo 1992/93
Ellenismo, Barocco, Liberty, Surrealismo e Simbolismo, l’eros tormentato dell’Espressionismo austriaco riescono a convivere, al di là delle differenze stilistiche, nel frenetico ritmo del modellato che sempre rimanda ad una molteplicità di significati esistenziali.
Nella serie “Meridiane”, un ciclo di dieci sculture bronzee datato ai primi anni ’90, bene si comprende come per Perez arte e vita non coincidano: le sue opere sono l’espressione di un “miraggio”, la realizzazione plastica di ciò che l’artista soltanto vede.

Le Meridiane sono, infatti, creazioni inquietanti, in cui animali reali, come il gatto o il cavallo, ed esseri fantastici, come il centauro, si associano e si fondono ad immagini di guerrieri o ad oggetti (la candela) che alludono al trascorrere ineluttabile del tempo, alla precarietà del vivere, alla ricerca affannosa della felicità.
La figura del cavallo, tante volte rappresentata da Perez quale simbolo di forza e libertà naturali, diviene in “Terrae Motus” l’espressione di uno status di costrizione, di menomazione e sofferenza, che tuttavia non fa rinunciare al desiderio ed alla speranza. In “Meridiana-fontana” sono assemblati in un ritmo verticale elementi iconografici diversi: i piedi, una fontana (la linfa vitale), la testa di un felino, simile ad una sfinge (l’enigma!) ed un pilastro coronato da una meridiana (il tempo). Il simbolismo delle immagini ripropone i temi principali dell’opera dello scultore siciliano: il mistero, la fragilità umana, la verità che sempre ci sfugge e su tutto il Tempo che scorre inesorabilmente.
L’implacabilità del destino dell’uomo, depositario di una bellezza peritura e dilaniato dall’ambivalenza della realtà, si esprime nella febbrile aggressione perpetrata dall’artista sulla materia, a simulare quasi una lebbra dell’anima. Tagli inferti nel bronzo come ferite, anfrattuosità e solchi profondi traducono tangibilmente la foga dello scultore e l’urgenza della sua drammatica esperienza creativa, grazie alla quale è da annoverare tra i massimi protagonisti dell’arte contemporanea.

 
Meridiana - Fontana, bronzo 1991


A Brescia, nei Giardini del Castello, nell’ambito degli eventi espositivi “Brescia. Lo splendore dell’arte 2005-2006”, trenta opere di Augusto Perez sono esposte fino al 19 marzo 2006.

Per informazioni: www.lineadombra.it
Tel: 0438.412647